CYCLO *

Valutazione
crudo, Discutibile, Dibattiti
Tematica
Libertà
Genere
Drammatico
Regia
Tran Anh Hung
Durata
120'
Anno di uscita
1995
Nazionalità
Vietnam
Titolo Originale
XICH-LO
Distribuzione
Columbia Tristar film Italia
Soggetto e Sceneggiatura
Tran Anh Hung, Nguyen Trung Binh Tran Anh Hung
Musiche
Ton
Montaggio
Nicole Dedieu, Claude Ronzeau

Sogg.: Tran Anh Hung - Scenegg.: Tran Anh Hung, Nguyen Trung Binh - Fotogr.: (panoramica/a colori) Benoit Delhomme - Mus.: Ton-That Tiet - Montagg.: Nicole Dedieu, Claude Ronzeau - Dur.: 120' - Coproduz.: Giai Phong Film Studio, Vietnam - Les Productions Lazennec, France

Interpreti e ruoli

Le Van Loc (Il "Giovane"), Tony Leung Chiu-Wai (Il "Poeta"), Tran Nu Yen-Khe (La "Sorella"), Nguyen Nhu Quynh (La "Padrona), Le Dinh Huy (Il “Nonno”), Pham Ngoc Lieu (La “Sorellina”), Nguyen Hoang Phuc, Ngo Vu Quang Hai, Vo Vinh Phuc, Nouyen Van Day

Soggetto

a Ho Chi Min nel Vietnam un "Giovane" diciottenne con un triciclo lavora duramente agli ordini della "Padrona", che ha un figlio della sua età handicappato. I suoi genitori sono morti e lui vive con il nonno e due sorelle in un quartiere povero. Un giorno, però, gli rubano il triciclo, e lo lasciano tramortito, in mezzo alla strada. Per ripagare il triciclo il "Giovane", privo di denaro, viene a poco a poco irretito nella banda del "Poeta", al soldo della "Padrona". Costui ha un gruppo di prostitute, e la sua preferita è la "Sorella" del "Giovane", che si presta a malincuore ai giochi erotici di laidi personaggi, che hanno però l'obbligo di non deflorarla. Il boia della banda, che ha sgozzato un uomo davanti al "Giovane" per temprarlo e gli ha regalato il suo coltello, ben presto gli mostra come si maneggia il mitra. Il "Giovane" si sente forte: dà fuoco ad un magazzino; sfugge alla polizia; trasporta droga; arriva persino a vendicarsi del ladro che gli ha rubato il triciclo, accecandolo. Poiché un cliente ha stuprato la "Sorella", il "Poeta" lo accoltella barbaramente e poi, sconvolto, dà fuoco alla casa e perisce nell'incendio; anche il "Giovane", disperato perché la "Padrona" non vuole lasciarlo libero, vuole suicidarsi: prende degli psichedelici, si cosparge di vernice blu, tenta di soffocarsi. Improvvisamente il figlio della "Padrona" viene investito e muore: la donna, commossa, decide di ridare al "Giovane" la libertà e l'antico lavoro.

Valutazione Pastorale

un quadro come quello presentato non giova certo alla causa di coloro che per anni sono stati presentati come liberatori del paese, in contrasto con il capitalismo corrotto del Sud, con una squallida miscela di vizi e violenze che sembrano ormai la cifra espressiva di qualsiasi grande agglomerato urbano sul pianeta. La redenzione finale del "Giovane", dovuta oltretutto al caso, sembra ben poca cosa di fronte al campionario di nefandezze, efferatezze, ingiustizie e soprusi se questi non fossero presentati con un livore furente che tutto sommato li esorcizza parzialmente. Sconcerta lo stile ineguale del regista nella sua smania di fare il verso a tutti i linguaggi possibili, con copiose citazioni del neorealismo italiano, del gangsterismo statunitense, con questo "Poeta" dallo sguardo sempre smorto e con la sigaretta sempre accesa che finisce per essere più una marionetta che un personaggio credibile. Più convincenti il "Giovane" e la "Sorella", che meglio sottolineano la dimensione di dolore e di smarrimento nella quale sono costretti a vivere. La figura della "Padrona", un po' calligrafica, è però abbastanza coinvolgente con questo amore per il figlio sfortunato. La fotografia è adatta al clima tragico e disperato del film, anche se l'intrecciarsi maniacale di sequenze in tempo reale e flash back finisce per disorientare lo spettatore. La rappresentazione del male non scivola nel compiacimento e un "filo" di speranza si dipana dal finale.

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