DI QUESTO NON SI PARLA

Valutazione
Discutibile, Scabrosità
Tematica
Genere
Grottesco
Regia
Maria Luisa Bemberg
Durata
104'
Anno di uscita
1993
Nazionalità
Argentina
Titolo Originale
DE ESO NO SE HABLA
Distribuzione
Mikado Film
Soggetto e Sceneggiatura
Maria Luisa Bemberg, Jorge Goldenberg Da un racconto di Julio Llinas
Musiche
Nicola Piovani
Montaggio
Juan Carlos Macias

Sogg.: Da un racconto di Julio Llinas - Scenegg.: Maria Luisa Bemberg, Jorge Goldenberg - Fotogr.: (normale/a colori) Felix Monti - Mus.: Nicola Piovani - Montagg.: Juan Carlos Macias - Dur.: 104' - Coproduz.: Oscar Kramer, Argentina - Aura Film, Italia

Interpreti e ruoli

Marcello Mastroianni (Ludovico D'Andrea), Luisina Brando (Leonor), Alejandra Podestà (Charlotte), Roberto Carnaghi (Padre Aurelio), Betiana Blum (Madama), Jorge Luz (Alcalde), Alberto Segado (Dottor Blanes), Juan Manuel Tenuta, Tina Serrano, Veronica Llinas, Susana Cortinez, Marin Kalwill, Monica Lacoste

Soggetto

a San Josè de Los Altares, un paese dell'America del Sud, vive la vedova Leonor con la figlia Charlotte. Quest'ultima una ragazza intelligente e colta è per la madre (donna agiata e fiera) un problema: la ragazza è nana. Nel paese pieno di gente ottusa e malevola, Leonor rifiuta ogni compassione e del caso di Charlotte non si deve neppure parlare. Per la sua umiliazione e la sua determinazione Leonor, che pure ama la figlia alla quale nulla fa mancare, fa vivere Charlotte educandola alla lettura ed alla musica. Un misterioso e molto anziano scapolo, Ludovico D'Andrea, fa però amicizia con la nana. Questi è persona gentile e quieta, in apparenza benestante, ben visto dagli amici e vezzeggiato dalle donne del bordello di Madama. Eppure egli dimostra un caldo affetto per Charlotte, che affascina con racconti di terre lontane. Per il quindicesimo compleanno di Charlotte e su commissione della madre, Ludovico acquista e fa trovare alla ragazza uno scalpitante cavallo bianco. Un giorno in cui vede Charlotte in groppa al destriero nel fienile trasformato in un ridotto maneggio, l'uomo (che a quanto ha fatto capire di donne ne ha avute tante) scopre di essere innamorato. Allora fugge, poi torna e chiede in sposa la nana a sua madre, sconvolta per l'equivoco (aveva pensato di essere lei la prescelta), oltre che per l'anormalità della situazione. Per le nozze partecipa una gran folla in chiesa (il muro del silenzio è crollato davanti a torta e champagne). Poi, per l'interessamento della suocera, D'Andrea viene eletto sindaco. Successivamente, arrivatoin paese un circo, Leonor tenta invano di farne annullare l'unico spettacolo: il genero si rifiuta di prendere una tale decisione. Nella notte successiva egli si desta poichè Charlotte sta preparandosi ad uscire. Ludovico finge di dormire: è il circo che attira la nana, che si aggira felice, mentre i lavoranti già stanno smontando tendone e gabbie per partire. Al mattino un colorito corteo, con musicanti, ballerine e clown segue il cavallo bianco di Charlotte che, sotto una corona di cartapesta dorata, sorride piena di gioia lasciando il ghetto cui la madre l'aveva obbligata. Leonor si chiude per sempre in casa mentre Ludovico scompare: la sua barca viene trovata vuota in mare.

Valutazione Pastorale

può darsi che il racconto di Julio Llinas, cui il film si ispira, sia migliore, poichè la storia sebbene insolita e morbosa esercita una strano fascino. Per contro la sua trasposizione in immagini si traduce in un film grottesco che finisce con il determinare un indubbio disagio. Certo, sia lo spunto attira l'attenzione, sia la conclusione della storia, con la cavalcata vittoriosa e liberatoria della nana Charlotte, fa un qualche effetto. Charlotte ha la meglio su sua madre che, malgrado cure e attenzioni, l'ha praticamente ghettizzata, vietandola al mondo e alla vita. La fuga della nana verso lidi fascinosi a lei descritti dall'innamorato è una corsa folle verso la gioia che solo il circo può offrirle, perchè solo in quell'ambiente potrà forse anche trovare qualcuno "come lei". Purtroppo il film non appare, per soluzioni tecniche e narrative, all'altezza dell'insolito tema. Molti e gravi infatti i difetti (si vedano luci e fotografia), povera la sceneggiatura e tediosa la voce fuori campo, per cui la favola risulta assai poco gradevole, tenendo conto di alcuni momenti indecenti, oltre che del tutto inutili. Si aggiungano infine i danni di un'interpretazione che definire da filodrammatici è ancora benevolo, ivi compresa quella di Marcello Mastroianni, che sbanda fra senilità e credibilità.

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