DIFESA AD OLTRANZA ***

Valutazione
Discutibile, Problematico, Dibattiti
Tematica
Carcere, Giustizia
Genere
Drammatico
Regia
Bruce Beresford
Durata
105'
Anno di uscita
1996
Nazionalità
Stati Uniti
Titolo Originale
LAST DANCE
Distribuzione
Buena Vista International Italia
Soggetto e Sceneggiatura
Ron Koslow Steven Haft, Ron Koslow
Musiche
Mark Isham
Montaggio
John Bloom

Sogg.: Steven Haft, Ron Koslow - Scenegg.: Ron Koslow - Fotogr.: (panoramica/a colori) Peter James - Mus.: Mark Isham - Montagg.: John Bloom - Dur.: 105' - Produz.: Steven Haft

Interpreti e ruoli

Sharon Stone (Cindy Liggett), Rob Morrow (Rick Hayes), Peter Gallagher (John Hayes), Jack Thompson (Il Governatore), Ken Jenkins (Direttore Laverty), Randy Quaid, Don Harvey, Jayne Brook, Pamala Tyson, Ken Jenkins, Skeet Ulrich, John Cunningham, Cristine Cattell, Mimi Craven, Diane Sellers

Soggetto

Sono 12 anni che Cindy Liggett vive in carcere nel braccio della morte, nella terrificante attesa della medesima, tra rinvii previsti dalla proce-dura e speranze inutili. Costei ha partecipato con un complice ad un crimine e sa perfettamente di essere colpevole della uccisione (a scopo di furto) di due persone. Una svolta nella sua residua vita di detenzione si determina il giorno in cui il giovane avvocato Rick Hayes comincia a lavorare presso il "Clemency Board", uno degli Uffici del Governatore di uno Stato americano del Sud per le istanze di grazia. Tale incarico lo ha avuto per interessamento del fratello John che del Governatore è il segretario. Rick contatta la detenuta (la cui accoglienza è aspra), tenta di farla parlare di sé e del suo passato in cerca di un eventuale, estremo appiglio legale. Scopre allora che nel dossier una smagliatura esiste: l'avvocato, che a suo tempo aveva difeso Cindy, ha trascurato un dettaglio di cui avrebbe potuto avvalersi per la commutazione della pena capitale: Cindy al momento del duplice delitto era sotto l'azione della droga. Forte della scoperta, Rick parla con il compagno di Cindy nella impresa delittuosa; individua in un riformatorio il fratello di lei (e ne ottiene la licenza, per vedere Cindy in cella) ed infine contatta (lontano, in vacanza e a pesca) il giudice della Corte Suprema, anche se teme che il Governatore (al quale compete per legge l'estremo potere di concedere o meno la grazia) ancora una volta si opporrà. E' questo che accade, poiché l'alto personaggio per motivi elettorali, invece di Cindy Liggett grazia uno scrittore di colore. La detenuta ed il giovane e battagliero avvocato trascorrono la notte insieme abbracciati nella cella: l'amore che nel frattempo è nato fra di loro è stato sopraffatto dalla pietà e dalla speranza ed è rimasto casto. Tutti i gelidi pre-parativi vengono effettuati: Cindy viene legata al lettuccio e le fiale del liqui-do letale approntate. Improvvisamente giunge a Laverty, il comprensivo direttore della Casa di pena, la notizia della sospensione ma, in una riunione decisa a notte dal Governatore, per i propri interessi costui rifiuta che la dete-nuta fruisca dell'atto di clemenza.

Valutazione Pastorale

La protagonista Cindy Liggett è assolutamente cosciente di essere colpevole; più umano e diverso il rapporto detenuti-guar-die (la capo-reparto di Cindy ha le lacrime agli occhi quando la donna lascia la cella per il luogo dell'esecuzione). Ultima, ma fondamentale novità, Cindy è una donna, una delle 50 attualmente ospiti delle celle della morte negli Sta-ti Uniti. Il film mira ad uno scopo: quello della riflessione. Non solo e non tanto sul problema umanitario, che è cruciale ed è quello del diritto a togliere la vita, quanto piuttosto sotto il profilo morale e giuridico. Non è in discus-sione il delitto, semmai le procedure e soprattutto il gelido svolgimento delle esecuzioni capitali, l'apparato (tecnico ed operativo che sia) da approntare, nel rispetto dei regolamenti carcerari e formalità che appaiono necessarie, ma disumane. In particolare, poi, si pone in rilievo il ruolo e la inquinabilità del vertice statale supremo il quale, detenendo il potere decisionale, può subire pressioni esterne (politiche, razziali, ambientali). I particolari e gli argomenti del film sono adeguatamente affrontati e risultano più che efficaci, a prova di un forte impegno civile. Scene, situazioni e battute del dialogo evidenziano un crudo realismo.

Le altre valutazioni

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