E’ PIU’ FACILE PER UN CAMMELLO…

Valutazione
Discutibile, velleitario
Tematica
Avidità, Denaro, Donna, Famiglia, Matrimonio - coppia
Genere
Drammatico
Regia
Valeria Bruni Tedeschi
Durata
110'
Anno di uscita
2004
Nazionalità
Francia, Italia
Titolo Originale
Il est plus facile pour un chameau...
Distribuzione
Mikado Film
Musiche
brani di autori vari
Montaggio
Anne Weil

Orig.: Francia/Italia (2003) - Sogg. e scenegg.: Valeria Bruni Tedeschi, Noémie Lvovsky, Agnès de Sacy - Fotogr.(Panoramica/a colori): Jeanne Lapoirie - Mus.: brani di autori vari - Montagg.: Anne Weil - Dur.: 110' - Produz.: Paulo Branco.

Interpreti e ruoli

Valeria Bruni Tedeschi (Federica), Chiara Mastroianni (Bianca), Jean-Hugues Anglade (Pierre), Denis Podalydes (Philippe), Marisa Borini (la madre), Roberto Herlitzka (il padre), Emmanuelle Devos (la moglie di Philippe), Lambert Wilson (Aurelio)

Soggetto

A Parigi Francesca passa le giornate in preda a dubbi e indecisioni. E' ricca, ma talmente ricca da sentire su di sè un terribile senso di colpa che le impedisce di vivere con semplicità le situazioni. Il fidanzato Pierre vorrebbe costruire con lei un futuro più concreto, insieme vanno a visitare un appartamento ma lei è evasiva e poco interessata. Philippe, un vecchio amante, rispunta all'improvviso e mostra grande passione per lei, trascurando la moglie. Ma Francesca continua a restare abbastanza passiva, a cedere alle liti con la famiglia, soprattutto con la sorella Bianca. Quando il padre si ammala gravemente, Francesca rivede nel pensiero alcuni episodi della vita in famiglia: gli anni dell'infanzia a Torino, il pericolo delle Brigate Rosse, la decisione di trasferirsi a Parigi. In ospedale si ritrova con la madre: qui tra alti e bassi, il padre ad un certo punto sembra riprendersi. Ma é solo un falso allarme: di lì a poco il vecchio genitore muore. Al capezzale é arrivato anche l'altro figlio, Aurelio. Federica resta smarrita nei propri pensieri.

Valutazione Pastorale

Una costante confusione, frutto di una certa incapacità nel mettere ordine in tante idee sparse, caratterizza questa opera d'esordio di Valeria Bruni Tedeschi. Molta autobiografia (ossia molta vita vissuta) va a colludere con il ricordo e le suggestioni del cinema visto e di quello recitato per altri. Così il personaggio centrale della donna altoborghese (non più giovanissima e non ancora matura) annoiata per l'assenza di problemi pratici e in grado di permettersi di non fare scelte sentimentali si erge a protagonista assoluto: impedendo a tutto il contorno di emergere e di interagire con lei. Si parla della famiglia, di Parigi, di relazioni e di amore: Federica si difende da tutto questo con una sorta di schermo fatto di rinunce e di rinvii. La Bruni Tedeschi regista costruisce un clima parigino quasi da quartiere, da piccolo mondo autosufficiente. C'è introspezione ma c'é anche banalità nel ritratto psicologico di lei e dei suoi interlocutori. Il tema della ricchezza che condizione la felicità può essere vero ma merita un diverso approfondimento. Forse l'attrice/regista presume troppo da se stessa e cade in un facile ideologismo e in sbiaditi teoremi socio-esistenziali. Dal punto di vista pastorale, il film é da valutare come discutibile e generalmente velleitario. UTILIZZAZIONE: il film può essere utilizzato in programmazione ordinaria e, più opportunamente, in occasioni mirate per parlare di attrici/registe o di un cinema visto come alternativa al dolce far niente.

Le altre valutazioni

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