EL ABRAZO PARTIDO L’abbraccio perduto

Valutazione
Accettabile, semplice
Tematica
Famiglia - genitori figli, Rapporto tra culture, Tematiche religiose
Genere
Commedia
Regia
Daniel Burman
Durata
98'
Anno di uscita
2004
Nazionalità
Argentina, Francia, Italia, Spagna
Titolo Originale
El abrazo partido
Distribuzione
Istituto Luce
Musiche
Cesar Lerner
Montaggio
Alejandro Brodersohn

Orig.: Argentina/Francia/Spagna/Italia (2004) - Sogg. e scenegg.: Daniel Burman, Marcelo Biromajer - Fotogr.(Panoramica/a colori): Ramiro Civita - Mus.: Cesar Lerner - Montagg.: Alejandro Brodersohn - Dur.: 98' - Produz.: BD Cine, Wanda Vision, Paradis Films, Classic.

Interpreti e ruoli

Daniel Hendler (Ariel), Sergio Boris (Joseph), Adriana Aizenberg (Sonia), Jorge D'Elia (Elias), Diego Korol (Mitelman), Rosita Londner (Abuela), Silvina Bosco (Rita), Melina Petriella (Estela), Atilio Pozzobon (Saligani), Isaac Fain . (Osvaldo)

Soggetto

A Buenos Aires Ariel, vent'anni, di famiglia ebrea, é intenzionato ad andare via. Vuole lasciare il negozio di biancheria dove lavora la madre, inserito tra i tanti esercizi commerciali nel Barrio Once della città. Lì si é creato un piccolo mondo dove tutti si conoscono e una generazione passa il testimone a quella successiva. Ariel però non ha mai conosciuto il padre, che vive in Israele e che vorrebbe andare ad incontrare. Ma un giorno, del tutto inaspettatamente, il genitore arriva in città. Sul momento Ariel rifiuta di parlare con lui. Solo dopo aver superato qualche incomprensione (anche verso la madre, che gli ha rivelato di aver avuto una storia con Osvaldo, il dirimpettaio di negozio), Ariel riesce ad avvicinare il padre e ad abbracciarlo per la prima volta. Forse il ragazzo non partirà più.

Valutazione Pastorale

Si tratta di un quadretto di "interno di famiglia" schizzato con toni svelti ed efficaci. Siamo chiamati a partecipare alle (dis)avventure di un nucleo familiare ebreo in Argentina, stretto tra tradizione, innovazione, vecchie e nuove generazioni. Non emergono indicazioni particolari, ma il racconto é di buona fattura, le storie singole ben si inseriscono in un tessuto collettivo dove si formano culture, sentimenti, modi di vivere: ne esce un certo realismo ambientale che si fa un po' cronaca un po' memoria senza pretendere di trarre profonde conclusioni. I dialoghi sono azzeccati, mentre appare forse affrettata quella conclusione che vede una fin troppo rapida riconciliazione tra padre e figlio. Dal punto di vista pastorale, il film é da valutare come accettabile e nell'insieme semplice. UTILIZZAZIONE: il film può essere utilizzato in programmazione ordinaria, e proposto come occasione di conoscenza di una realtà geografica magari poco esplorata.

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