FA’ LA COSA GIUSTA *

Valutazione
Discutibile, Scabrosità
Tematica
Giovani, Male, Razzismo
Genere
Drammatico
Regia
Spike Lee
Durata
113'
Anno di uscita
1990
Nazionalità
Stati Uniti
Titolo Originale
DO THE RIGHT THING
Distribuzione
U.I.P.
Soggetto e Sceneggiatura
Spike Lee
Musiche
Bill Lee
Montaggio
Barry Alexander Brown

Sogg. e Scenegg.: Spike Lee - Fotogr.: (normale /a colori) Ernest Dickerson - Mus.: Bill Lee - Montagg.: Barry Alexander Brown - Dur.: 113' - Prod. Forty Acres, Mule Film Works - Vietato ai minori degli anni quattordici

Interpreti e ruoli

Danny Aiello (Sal), Ossie Davis (Sindaco), Ruby Dee (Marnma-Sorella), Richard Edson (Vito), Giancarlo Esposito (Buggin Out), Spike Lee (Mookie), Bill Nunn (Radio Raheem), John Turturro (Pino), John Savage (Clifton), Rosie Perez (Tina)

Soggetto

nella pizzeria dell'italo-americano Sal (che, coadiuvato dai figli Vito e Pino, vende da anni pizze ai suoi numerosi clienti di colore, mentre il giovane Mookie, nero anche lui, fa il servizio delle consegne a domicilio, con qualche rapida sosta o dalla sorella, o presso la donna che gli ha dato un figlio) la giornata trascorre nel fannullonismo generale, mentre circolano e bevono birra i soliti tipi: un vecchio ubriacone; un predicatore farneticante che vende immagini di Martin L. King e di Malcolm X; il giovane Radio Raheem (con sempre in mano un grosso radioregistratore a tutto volume) e soprattutto un certo Buggin Out, altro giovane negro del posto e attaccabrighe patentato, che ce l'ha con Sal perché sui muri della pizzeria non ci sono ritratti che di artisti bianchi. In realtà Buggin Out la provocazione ce l'ha nel sangue e, quando sta per calare la notte, parte all'attacco della proprietà cui Sal ha dedicato una vita di lavoro, causandone l'inevitabile reazione. Così Sal distrugge con una mazza da baseball l'apparecchio di Radio Raheem (che sta assordando tutti), il che scatena la violenza di chi è entrato nel negozio o sta nei paraggi, finora in buonissimi rapporti con gli italo-americani. Accorsa la polizia, dal tumulto purtroppo Raheem ne esce cadavere, per colpa di un agente troppo energico e allora Mookie che, mentre il vecchio e saggio ubriacone pone al riparo Sal e i figli, guida l'assalto al negozio, che viene svaligiato, dato alle fiamme e praticamente distrutto. All'alba, neri, italiani, porioricani e coreani dovranno pur continuare a convivere, verso un domani in cui l'integrazione, la reciproca tolleranza e la non violenza sembrano ancora una sfida ed un obiettivo irraggiungibili.

Valutazione Pastorale

il film rende interessante e vivida la cronaca di una giornata torrida, cominciata a Brooklin nel vano refrigerio dei ventilatori casalinghi e conclusasi nel fuoco e nel sangue, con una inaudita sproporzione tra cause ed effetti. Il piccolo nero Buggin Out non è che il detonatore, il simbolo e la espressione di mille rancori compressi e di una vocazione irrefrenabile al teppismo e alla violenza, che contagia e travolge anche i più moderati e che porta a conclusioni dolorose e gravissime (l'uccisione di un ragazzo ad opera di un agente). Nel mezzo stanno il bravo Sal, altra piccola gente arrivata in America da Portorico e Corea, in genere accettata e ben voluta, vittima anch'essa di odi ancestrali e di improvvise esplosioni. Vittima, in fondo, è pure Mookie, al quale l'ira fa perdere il lavoro presso gli italo-americani, quando impugna la rivolta. Il film è documento e cronaca di una situazione complessa e difficile, che conferisce ad una banale rissa di periferia i connotati e le ombre di un dramma umano e sociale, dal quale nessuno, assolutamente nessuno, esce vittorioso. È un lavoro interessante, originale e purtroppo del tutto verosimile. Ne è soggettista, regista ed interprete (per il ruolo di Mookie) Spike Lee. Di una certa ambiguità ideologica, ma esplicito e convincente nel riconoscere in tutti, bianchi e neri che siano, i rancori, i difetti, l'aggressività e le tensioni che portano ad un finale luttuoso su motivi futili, quali la mancanza di un ritratto in nero o una radio al massimo volume. Nei dialoghi e per talune atmosfere, così come nei personaggi di contorno, ciarlieri e sfaticati, chiari appaiono i riferimenti a climi e battute di certi autori. Molto bravo e credibile come di consueto Danny Aiello, nei panni del pizzaiolo. Ben coordinata e incisiva la colonna sonora che è a cura di Lee padre. Sulla rischiosa frontiera della inaccettabilità il linguaggio, sguaiatissimo. Bisogna però sopportarlo, tenuto conto dell'ambiente e di chi vive in quella ribollente concentrazione metropolitana che è New York, stando attenti, invece, più che ad una verbalità sfrontata e debordante, alle indicazioni ed ai segnali in positivo che il film riesce a fare intravedere.

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