FARINELLI – VOCE REGINA

Valutazione
Inaccettabile, Negativo
Tematica
Genere
Biografico
Regia
Gerard Corbiau
Durata
116'
Anno di uscita
1995
Nazionalità
Belgio
Titolo Originale
FARINELLI
Distribuzione
I.I.F.
Soggetto e Sceneggiatura
Gerard Corbiau, Andree Deltour Corbiau, Michel Fessler, Marcel Beaulieu
Musiche
Autori vari
Montaggio
Martine Giordano

Sogg. e Scenegg.: Gerard Corbiau, Andree Deltour Corbiau, Michel Fessler, Marcel Beaulieu - Fotogr.: (panoramica/a colori) Walter Vanden Ende - Mus.: Autori vari - Montagg.: Martine Giordano - Dur.: 116' - Coproduz.: K2two, Bruxelles - Stephan Films, Paris - M.G. Italian International Film, Roma

Interpreti e ruoli

Stefano Dionisi (Carlo Broschi), Enrico Lo Verso (Riccardo Broschi), Caroline Cellier (Margareth Hunter), Elsa Zylberstein (Alexandra Keene), Omero Antonutti (Nicola Antonio Porpora), Jerden Krabbe (Georg Friedrich Haendel), Gaspar Salmon, Patrik Bauchau, Marianne Basler

Soggetto

a Napoli nei primi anni del '700 con il padre vivono Riccardo e Carlo Broschi: il primo ha dieci anni più del fratello e scrive canzoni sacre e pezzi d'occasione nello stile ma non certo con il talento di molti musicisti operanti in quella coltissima città, mentre il fratellino, che fa parte di una cantoria in Chiesa, possiede per natura una voce d'angelo. Un giorno non riesce a farsi uscire dalla gola un solo suono davanti al grande Nicola Antonio Porpora (che ha accettato di sentirlo, perché colpito dal suicidio di un amico cantore, terrorizzato dalla castrazione, di cui si abusava quando le donne non potevano in Chiesa ricoprire ruoli vocali femminili. Riccardo Broschi, però ambizioso com'è (ha cominciato a comporre "l'Orfeo"), profittando di una malattia di Carlo, ridotto in stato di incoscienza, gli somministra dell'oppio, lo immerge in una tinozza di latte e lo castra. La sua voce gli preme troppo: essa deve restare per sempre purissima e con Carlo ribattezzato Farinelli i due condividono onori e gloria per anni ed anni. Cominciano così i concerti gremiti ed i fastosi spettacoli teatrali a Napoli, a Vienna, a Londra e, con la protezione del Re, in Spagna. A Londra pontifica Georg Friedrich Haendel, che detesta Farinelli, diventato ormai il più splendente degli astri. Le donne cadono in deliquio per il cantante napoletano, ma il castrato trionfante sulla scena, ai vertici della celebrità non è felice: egli sa di non essere un uomo completo e la malinconia lo incupisce. Una bella vedova inglese, Margareth Hunter, non accetta la richiesta di sposarlo e Carlo ripiega sulla nipote Alexandra Keene, innamorata di lui ed insorta in difesa. Intanto ferve a Londra la lotta tra il pubblico del Covent Garden regno di Haendel e quello del Teatro della Nobiltà, dove Porpora ha moltissimi ammiratori. Tre anni dopo Riccardo ha ultimato il suo faticosissimo "Orfeo": lo offre al fratello, che lo rifiuta. Ormai a Madrid egli canta solo per il Re Filippo V che, malato, crede di trovare in Farinelli la sola medicina efficace a calmarlo. Riccardo si taglia le vene durante un'eclissi solare ed ecco che il cantante gli è fraternamente vicino: i due non possono separarsi. Poi come è accaduto in passato con tante altre donne, Carlo, innamoratosi di Alexandra lascia al fratello di completare e rendere fertile la propria vana passione. Un bambino deve nascere, mentre Riccardo fugge a cavallo da Madrid dopo aver distrutto lo spartito de “l’Orfeo”.

Valutazione Pastorale

film negativo. Non già perché vi domini la castrazione (un crimine nella Storia sia in Oriente sia nella Roma barocca ed a Napoli, vivaio del virtuosismo canoro), bensì per la faccenda dei due fratelli, i quali si integrano nelle prestazioni sessuali a languorose dame. In esso vi sono eventi veri e fatti verosimili: pare che sia, invece, pura leggenda la questione del figlio di due padri, il frutto turpe e torbido di una vita nutrita di amore-odio. In realtà Riccardo Broschi, modesto musicista e velleitario Pigmalione, si avvale del suo delitto per condividere con l' "evirato cantore" onori e fama. L'altro ne ignora la perfidia, non ne apprezza la musica banale, però cede e, per la certezza della propria incompletezza, si incupisce nella malinconia, che sigilla il rapporto carnefice-vittima. "Farinelli" è una cornice fastosissima: i costumi sono sontuosi (ha provveduto Olga Berluti), con grande sfoggio di piume colorate e cimieri barocchi alla ribalta; la scenografia è di lusso (italiana anch'essa, di Gianni Quaranta). L'atmosfera d'epoca è percettibile al vivo. Più difficile che il grosso pubblico apprezzi i sottili veleni della rivalità musicale fra Haendel e Porpora. Di musica ce n'è tanta (Haendel, Porpora, Hasse, Pergolesi) ed è accuratamente scelta. Quanto al cantante mutilato, è vero che Stefano Dionisi boccheggia a dovere le sue vertiginose acrobazie, ma Carlo Broschi in scena era tutto solo: qui ci sono due voci a doppiarlo e nei passaggi di registro tra contralto e soprano un certo scollamento e qualche squilibrio si avvertono.

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