GATTA ALLA PARI

Valutazione
Inaccettabile, Immorale
Tematica
Genere
Commedia
Regia
Gianni Cozzolino
Durata
83’
Anno di uscita
1994
Nazionalità
Italia
Titolo Originale
GATTA ALLA PARI
Distribuzione
Eurofilm 91
Soggetto e Sceneggiatura
Ninì Grassia
Musiche
Ninì Grassia, Aldo Tamborrelli
Montaggio
Alessandro Perrella

Sogg. e Scenegg.: Ninì Grassia - Fotogr.: (panoramica/a colori) Luigi Ciccarese - Mus.: Ninì Grassia, Aldo Tamborrelli - Montagg.: Alessandro Perrella - Dur.: 83’ - Produz.: Ninì Grassia - Vietato ai minori degli anni diciotto

Interpreti e ruoli

Malù (Baby Ryan), Antonio Zequila (James Simpson), Carlo Macaro (Frank), Alex Damiani, Cristina Barsacchi, Tracy Kelly, Sauro Giannini, Valeria Favaro, Alex Kohl

Soggetto

Nancy, figlia di Suria, è fidanzata col giovane Roger, che, rispettandola, non contribuisce certo alla sua serenità, visto che è costretta ad eccitarsi guardando diapositive di uomini in costume da bagno. La madre intanto alterna le cure del giardino alla consolazione di Roger, il futuro genero e di Frank la guardia del corpo, vista la freddezza del secondo marito, James Simpson, che invece si interessa a Baby Ryan, una giovane amica di Frank che, dopo essersi fatta investire per introdursi nella villa, ha ottenuto l’impiego di donna alla pari. Ma Baby respinge l’uomo poichè è la sorella minore di quest’ultimo, e lo provoca con una fotografia di lei piccolina in braccio alla defunta madre, che James ha rovinato, dilapidandole il patrimonio. Tra copule e esibizioni erotiche varie e composite tra tutti i membri della famiglia, con il concorso di cameriera e segretaria, Baby finge di avere un rapporto col fratello davanti a testimoni per poi ricattarlo. James, sgomento, promette di restituire il maltolto, mentre Baby rimane, come angelo sessuale polivalente del focolare, nella magione restituita alla felicità dei sensi.

Valutazione Pastorale

brutto, indecente, turpe e torpido; in più pasticciato e recitato da guitti. La licenziosità più smaccata impera sovrana, con esibizioni e rapporti sessuali a due e a tre, non escludendo partouse sfacciate e debordanti nel peggio. Il pretesto della tardiva vendetta contro il fratello malvagio viene svelato nel finale, dopo i giochetti lubrichi (anche lesbici, ovviamente) delle coppie scambiate e delle entrate e uscite dalle molte camere: una faccenda vecchiotta, dalle arcaiche “fabulae oscenae”, agli scambi tipici del teatro godereccio, rinascimentale, elisabettiano o pochadistico alla francese. Dall’inizio alla fine del film si assiste ad una sequela di rapporti etero ed omosessuali dove però gli organi maschili vengono pudicamente celati a tutto vantaggio del corpo femminile usato e manipolato secondo le regole di questo ripetitivo genere cinematografico che, bisogna dirlo, giustifica molte esternazioni, anche violente, del femminismo d’assalto circa la mentalità e la maturità di tanta parte dell’universo maschile.

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