GENEALOGIA DI UN CRIMINE

Valutazione
Inaccettabile, fuorviante
Tematica
Genere
Drammatico
Regia
Raoul Ruiz
Durata
113'
Anno di uscita
1997
Nazionalità
Francia
Titolo Originale
GENEALOGIES D’UN CRIME
Distribuzione
Mikado Film
Soggetto e Sceneggiatura
Raoul Ruiz, Pascal Bonitzer
Musiche
Jor
Montaggio
Valeria Sarmiento

Sogg. e Scenegg.: Raoul Ruiz, Pascal Bonitzer - Fotogr.: (Panoramica/a colori) Stefan Ivanov - Mus.: Jor-ge Arriagada - Montagg.: Valeria Sarmiento - Dur.: 113' - Produz.: Gemi-ni Films

Interpreti e ruoli

Catherine Deneuve (Jeanne/Solange), Michel Piccoli (Georges Didiex), Melvil Poupaud (Renè), Andrzej Seweryn (Christian), Monique Melinand (Louise), Hubert Saint Macary (Verret), Jean-Yves Gautier (Mathieu), Mathieu Almaric, Jean Badin, Camila Mora, Jacques Pieiller, Bernadette Lafont, Patrick Modiano.

Soggetto

Il giovane Renè, accusato di avere ucciso la zia, è difeso da Solan-ge, un’avvocatessa che cerca di venire a capo del sottile gioco psicologico condotto da parte della vittima per più di dieci anni. Solange capisce che Jeanne, la zia, non intendeva solo studiare l’evoluzione di una tendenza omi-cida in atto nel ragazzo ma anche provare una controversa teoria sugli stimo-li al delitto nell’età infantile. Durante le indagini, nella mente del ragazzo Solange si sovrappone alla zia morta, mentre Solange a sua volta comincia a vedere in lui il proprio figlio morto in un incidente di macchina. Nonostante gli ostacoli posti da Didier, membro della società psicanalitica, la difesa di Solange ha successo. Renè viene rilasciato, i due si innamorano e comincia-no a vivere insieme. Renè però ricomincia ad avvertire la tendenza criminale. La loro vita diventa impossibile, e Solange alla fine lo uccide.

Valutazione Pastorale

il racconto è costruito in maniera talmente ingarbugliata, da togliere qualunque possibilità di comprensione. Si intuisce che il regista vuole richiamarsi a certe teorie della psicanalisi, di cui vorrebbe veri-ficare la validità sui personaggi , oppure dimostrare che nella mente dell’uo-mo c’è un codice già scritto al quale nessuno può sfuggire. Ma tutto è detto senza il minimo apparato scientifico, facendo confusione tra psicanalisi e psichiatria, e offrendo ipotesi del destino dell’uomo improntate a fatalismo e ad una cultura decadente. Film quindi che mette in campo problemi grossi ma crea solo confusione, fastidio e, dal punto di vista pastorale, va conside-rato inaccettabile perchè del tutto mancato e fuorviante. Utilizzazione: film da non utilizzare nella programmazione ordinaria e, al tirar delle somme, da evitare anche in altre occasioni, se non per dimostrare come Raul Ruiz, regista di gran moda nei festival di mezzo mondo, sia fin troppo sopravvalutato e stimato, specie, e non meraviglia, dai francesi.

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