GOLE RUGGENTI

Valutazione
Inaccettabile, Squallido
Tematica
Genere
Farsesco
Regia
Pier Francesco Pingitore
Durata
104'
Anno di uscita
1992
Nazionalità
Italia
Titolo Originale
GOLE RUGGENTI
Distribuzione
Penta Distribuzione
Soggetto e Sceneggiatura
Pier Francesco Pingitore, Carla Vistarini Pier Francesco Pingitore
Musiche
Piero Pintucci, Francesco Pintucci
Montaggio
Antonio Siciliano

Sogg.: Pier Francesco Pingitore - Scenegg.: Pier Francesco Pingitore, Carla Vistarini - Fotogr.: (panoramica/a colori) Sergio D'Offizi - Mus.: Piero Pintucci, Francesco Pintucci - Montagg.: Antonio Siciliano - Dur.: 104' - Produz.: Maura International Film, Penta Film

Interpreti e ruoli

Pippo Franco (Paolo Galli), Pamela Prati (Alida Spada), Leo Gullotta (Edoardo Lasagnetta), Stefano Antonucci, Gianfranco Barra, Martufello, Maurizio Mattioli, Jo Squillo, Toni Ucci, Mita Medici, Morgana Giovannetti

Soggetto

alla vigilia di un festival canoro nazionale il presentatore Paolo Galli non fa che minacciare il suo ritiro, il copione preparato da due soggettisti è in perenne rifacimento, mentre sul set squillano dì continuo i telefoni cellulari, per gli interventi della gerarchia televisiva e le raccomandazioni dei politici in favore di geni ignoti ai più. Circolano macchiette goliardiche come lo scrittore Edoardo Lasagnetta, cantanti segnalati da potenti niente affatto oscuri, ballerine un po' squallide. Mentre Galli manda avanti mozziconi di prove, fra le quinte e sottobanco nascono intrallazzi giornalistici e i patteggiamenti dei discografici per la classifica (già ne passano di mano in mano almeno due fatte a priori, con ricatti e mazzette). Dopo la eliminazione della cantante Pat Rubino che con "Timido" doveva vincere il festival e l'arrivo in scena di Alida Spada (co-presentatrice imponente per statura, ma più per analfabetismo, comunque amica in carica di un alto funzionario della televisione), Galli, già partito in automobile disgustato e rinunciatario, torna a corsa folle richiamato in scena, per fornire all'Italia teleutente l'annuale minestrone ribollito e riciclato a dovere.

Valutazione Pastorale

questo film chiassoso e sciagurato non è che alluda a fatti inesistenti, a pressioni di uomini politici di fantasia o a futuribili patteggiamenti fra le coulisses condotti da discografici ed organizzatori di ogni festival dell'Italia canora. Tuttavia per portare sullo schermo la faccenda occorrevano la finezza dell'ironia cabarettistica, o le pieghe ed il divertimento della parodia, magari il sarcasmo della satira. Invece la realtà dei nostri tempi e dell'ambiente è stata maltrattata e proposta con grossolana rozzezza di taglio. Il film è vuoto e corrivo, dove nello squallore del guittismo nuotano insieme il tritume dell'avanspettacolo e le parolacce. Ovviamente il lavoro è farsesco e i personaggi forzatamente faccendieri, traffichini o buffoneschi. Quali che siano i fatti e anche ammesso che con soggetto e regìa si siano voluti innalzare vessilli di denuncia il film in quanto tale risulta squallido.

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