GRAND CANYON – IL CUORE DELLA CITTÀ ***

Valutazione
Accettabile-riserve, Realistico, Dibattiti
Tematica
Metafore del nostro tempo
Genere
Drammatico
Regia
Lawrence Kasdan
Durata
135'
Anno di uscita
1992
Nazionalità
Stati Uniti
Titolo Originale
GRAND CANYON
Distribuzione
Fox
Soggetto e Sceneggiatura
Lawrence Kasdan, Meg Kasdan
Musiche
James Newton Howard
Montaggio
Carol Littleton

Sogg. e Scenegg.: Lawrence Kasdan, Meg Kasdan - Fotogr.: (scope/a colori) Owen Roizman - Mus.: James Newton Howard - Montagg.: Carol Littleton - Dur.: 135' - Produz.: Lawrence Kasdan, Charles Akun, Michael Grillo

Interpreti e ruoli

Danny Glover (Simon), Kevin Kline (Mack), Steve Martin (Davis), Mary Mc Donnell (Claire), Mary Louise Parker (Dee), Alfred Woodard (Jane), Jeremy Sisto, Tina Lifford, Patrick Malone, Randle Mell, Sarah Trigger, Destinee De Walt, Candace Mead, Loren Mead

Soggetto

una notte a Los Angeles, l'avvocato Mack (quarantenne e sposato con Claire), lasciato il produttore Davis, suo amico, trovandosi in un quartiere malfamato con l'automobile bloccata viene subito circondato da un gruppo di teppisti neri che lo minacciano. Per sua fortuna giunge il carro attrezzi guidato dal gigantesco Simon, un uomo di colore, il quale, con calma e fermezza, allontana i delinquenti portandolo in salvo. Mack è certo di dovere la vita a Simon, e questi gli parla di se stesso abbandonato dalla moglie, di Annie la figlia sorda e della sorella Deborah, che abita in quella zona pericolosa coi suoi figli, il maggiore dei quali, Otis, è un ragazzo turbolento; poi gli descrive il Gran Canyon, un luogo che lo ha profondamente colpito. E poco dopo Davis viene gravemente ferito da un rapinatore, che, per rubargli l'orologio, gli spara ad una gamba. Roberto, il giovane figlio di Mack è al campeggio, s'innamora di Amanda; Claire trova una bambina abbandonata fra gli alberi e la porta a casa intenzionata ad adottarla: Mack che ama sua moglie, ed è pentito dell'avventura di una notte, avuta con Dee la sua giovane segretaria, cerca di dissuaderla dall'adozione. Nel frattempo Simon, dopo che una notte qualcuno ha sparato raffiche di mitra in casa di Deborah, accetta l'aiuto di Mack per farla trasferire in una zona più tranquilla; poi conosce Jane, una ragazza di colore, alla quale si affeziona. Intanto Dee trova aiuto e conforto in un giovane poliziotto, che la salva da un'aggressione, poi va a lavorare nello studio di una donna avvocato; Otis ha un incontro traumatizzante con dei poliziotti, che lo scambiano per un malfattore; Davis ha ripreso a camminare, anche se zoppicando, e rinnega tutti i buoni propositi: non solo non sposerà la sua amante Vanessa, ma riprenderà a produrre i film violenti, che gli fruttano tanti soldi. Per giustificarsi dice che nel paese c'è un abisso di violenza, vasto come il Gran Canyon, il male che ne esce fuori, non è però creato da lui coi suoi film: egli rappresenta soltanto quel che c'è intorno. Mentre Davis va a rinchiudersi dietro l'enorme porta degli studi cinematografici Simon, ormai felice con Jane, conduce sia Mack e Claire, che hanno finalmente adottato la bimba, sia Otis e Roberto a vedere il Gran Canyon.

Valutazione Pastorale

film d'azione e di sentimenti, che osserva, in uno spaccato assai emblematico ed esauriente le sfaccettature, a volte tragiche ed intrise di disperata violenza, a volte ironiche, a volte tenere ed affettuose, del vivere quotidiano in una moderna metropoli. La lotta per la vita, o per la sopravvivenza non è certo finita con l'era industriale, sembra ammonire il regista, anzi essa sembra aver assunto mille nuove subdole, angoscianti sfaccettature: basta un balordo che vuole scipparti il Rolex per renderti zoppo per tutta la vita; basta correre per una certa via anziché un'altra per salvare una vita appena nata; basta la mano provvidenziale di una sconosciuta per sottrarre il distratto Mack da un bus in arrivo che lo avrebbe travolto; basta l'arrivo di una vettura della polizia per salvare Dee da un'aggressione. Ma al di sopra del caso che lega e mescola le umane vicende il regista lascia intravvedere, e questo è l'aspetto più significativo del film, un disegno che conduce gli uomini di buona volontà a trovare, in mezzo al grigiore spietato del deserto urbano, i fiori della solidarietà e dell'altruismo, che soli possono far germinare nel cuore il seme della speranza. Emblematica l'immagine finale, con le famiglie di Mack e Simon davanti all'immensità del "Grand Canyon", l'abisso che separa i ceti sociali e le razze non è poi insormontabile, per chi ha buona volontà, sembra dire il regista, perché basterebbe pensare che tutti, bianchi e neri, ricchi e poveri, siamo egualmente insignificanti di fronte al grande mistero che ci circonda. Valida ed efficace l'interpretazione.

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