HOLY MOTORS

Valutazione
Complesso, Problematico, Adatto per dibattiti
Tematica
Cinema nel cinema, Metafore del nostro tempo
Genere
Drammatico
Regia
Leos Carax
Durata
110'
Anno di uscita
2013
Nazionalità
Francia, Germania
Titolo Originale
Holy Motors
Distribuzione
Movies Inspired
Soggetto e Sceneggiatura
Leos Carax
Fotografia
Caroline Champetier, Yves Cape
Musiche
brano "Who Were We?" cantato da Kyle Minogue, e altri brani di autori vari
Montaggio
Nelly Quettier
Produzione
Pierre Grise Productions, Théo Films, Arte France Cinema, Pandora Film, WDR Arte

Interpreti e ruoli

Denis Lavant (il signor Oscar/il banchiere/il mendicante/l'operaio specializzato della Motion Capture/il signor Merda/il padre/il fisarmonicista/l'assassino/l'assassinato/il morente/l'uomo di casa), Edith Scobs (Céline), Kylie Minogue (Eva/Jean), Eva Mendes (Kay M.), Elise Lhomeau (Léa/Elise), Jeanne Disson (Angèle), Michel Piccoli (l'uomo dalla macchia di vino), Leox Carax, Nastya Golubeva Carax.

Soggetto

Dal tramonto all'alba, una notte nella vita del signor Oscar. Quando sale sulla grande limousine bianca, Celine, la donna al volante, gli ricorda che ha davanti un duro programma di nove appuntamenti. Così Oscar nelle ore successive diventa una mendicante, un dirigente, un assassino, una creatura mostruosa, un padre di famiglia... Finiti gli appuntamenti, la macchina rientra in un garage, dove sono ferme tante altre automobili dello stesso tipo. Oscar rientra a casa, e così fa Celine, che nel viaggio di rientro indossa una maschera bianca.

Valutazione Pastorale

Se ne erano perse le tracce nel secolo scorso, dopo il bolzo e ridondante "Pola X" (1999). Segnalato solo per "Tokyo", realizzato insieme a Michel Gondry e Bong Joon ho, Carax torna ora in primo piano con un'operazione " nata dalla mia impotenza a montare diversi progetti, tutti in lingua straniera e all'estero. Incappavo sempre nei due medesimi ostacoli: casting & soldi. Non potendone più di non girare, mi sono passato da solo la commissione di un progetto fatto nelle stesse condizioni, ma in Francia: immaginare in fretta, per un attore già scelto, un film non troppo caro (...) Il film sarebbe allora una sorta di fantascienza, dove uomini, bestie e macchine si troverebbero in via d'estinzione - motori sacri, legati da un destino comune, schiavi di un mondo sempre più virtuale(...)". Ascoltare Carax è non solo opportuno ma anche utile per avere qualche traccia di orientamento dentro il testo. Anche in questo caso tuttavia, si resta quasi a bocca asciutta. Tutto è giusto e lecito: anzi, tutto (o molto) è decisamente banale, superfluo, didascalico. Nella limousine Oscar si cambia, assume varie identità, soffre, prende su di sè i destini di tanti sconosciuti. Siamo tutti prigionieri di ignoti? Non ci capiamo più con gli altri noi stessi? Non ci sono possibili forme di dialogo? E il cinema che aiutava a capire, che fine ha fatto? E perché Celine si mette la maschera alla fine? E perché Oscar torna a casa in un famiglia composta di scimpanzé? Quante domande, quanto cinema rimasto afono, muto, insipido. Com' è lontana la nitida lezione di David Lynch in "Inland Empire"! Come è più angosciante la limousine in "Cosmopoli" di Cronenberg! Carax si incarta sulla metafora, sul simbolismo e non ne esce più. Prova a stupire con la ricerca di un cinema 'nuovo', va alla caccia di inizi diversi, prova a (ri)costruire la sintassi di un'immagine insieme dannata e plausibile. Ma non coglie bersaglio nè respiro. Troppo facile finire facendo parlare le limousine tra loro, dialogo iperbolico e ipertrofico, singhiozzante. Sembra che Carax non abbia risolto alcuno dei problemi che aveva 14 anni fa. Aspettiamo ancora. Dal punto di vista pastorale, il film è da valutare come complesso, problematico e adatto per dibattiti.

Utilizzazione

Affidato ad una espressività visiva e narrativa enigmatica e scostante, il film si presta più ad una utilizzazione in proiezioni mirate e per un pubblico dai gusti 'cinefili'. Da evitare per minori e piccoli un vista di passaggi televisivi e di uso di dvd e di altri supporti tecnici.

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