Il figlio di Saul

Valutazione
Consigliabile, Problematico, Adatto per dibattiti
Tematica
Male, Morte, Potere, Shoah - Olocausto, Storia
Genere
Drammatico
Regia
Laszlo Nemes
Durata
107'
Anno di uscita
2016
Nazionalità
Ungheria
Titolo Originale
Saul Fia
Distribuzione
Teodora Film
Musiche
Laszlo Melis
Montaggio
Matthieu Taponier

Orig.: Ungheria (2015) - Sogg. e scenegg.: Laszlo Nemes, Clara Royer - Fotogr.(Normale/a colori): Matyas Erdély - Mus.: Laszlo Melis - Montagg.: Matthieu Taponier - Dur.: 107' - Produz.: Gabor Sipos, Gabor Rajna - VIETATO AI MINORI DI 14 ANNI - 72^ MOSTRA INTERNAZIONALE D'ARTE CINEMATOGRAFICA DI VNEZIA 2015, IN CONCORSO, LEONE D'ORO.

Interpreti e ruoli

Géza Rohrig (Saul Auslander), Levente Molnar (Abraham), Urs Rech (Oberkapo Biederman), Todd Charmont (uomo con la barba), Sandor Zsotér (dottore), Marcin Czarnik (Feigenbaum), Jerzy Walczak (Rabbino del Sonderkommando), Uwe Lauer (SS Voss), Christian Harting (SS Busch), Juli Jakab . (Ella)

Soggetto

Saul Auslander fa parte dei Sonderkommando, i gruppi di ebrei costretti dai nazisti ad assisterli nello sterminio degli altri prigionieri. Mentre lavora in uno dei forni crematori, scopre il cadavere di un ragazzo in cui crede di riconoscere il figlio. Tenta allora un'impossibile impresa: individuare un rabbino cui affidare l compito di dire la preghiera e seppellire il corpo del ragazzo...

Valutazione Pastorale

Ha già vinto molto questo film: il Gran Premio della Giuria al Festival di Cannes 2015, il Golden Globe 2016 e altri riconoscimenti in giro per il mondo. Adesso, il 28 febbraio prossimo, è nella cinquina finale degli Oscar, categoria Miglior Film Straniero, ossia in lingua non inglese. Elogi unanimi perché è l'opera di un esordiente e perché il tema Shoah non è mai semplice da svolgere. Al contrario su quei tragici avvenimenti svoltisi nei campi di concentramento durante la guerra mondiale incombe il rischio di non indovinare quasi mai l'approccio giusto, di essere troppo leggeri in un senso o troppo pesanti in un altro. Per aggirare l'ostacolo, Nemes mette in campo due importanti soluzioni: fa svolgere in un contesto dove la ragione ha abdicato alla follia una storia 'impossibile' di religione e di pietà. Rinuncia, al momento di avviare la m.d.p., ai formati spettacolari per scegliere quello ridotto, quello piccolo. Una soluzione di stile finalizzata a non allagare lo sguardo sull' orrore delle immagini. L'azione si volge quasi tutta all'interno di corridoi, stanzoni, spazio privi di luce dove la mancanza di respiro toglie ogni anelito di vita. Nel finale arriva la domanda a lungo attesa: Saul preferisce la sepoltura di un ragazzo difronte all'uccisione dei tanti innocenti? Il quesito apre problemi morali profondi e forse insolubili. Però concreti e, per come Saul li vive, terribilmente veri. Seguire Saul e il suo punto di vista evita insistenze, ripetizioni, distrazioni. La regia pedina ogni angolo del campo, alzando lo sguardo ad altezza di pietà e compassione. Si tratta di un film che ripropone argomenti su cui è sempre opportuno riflettere e che, dal punto di vista pastorale, è da valutare come consigliabile, problematico e adatto per dibattiti.

Utilizzazione

Il film è da utilizzare i programmazione ordinaria e in successive occasioni, per avviare riflessioni sul rapporto tra cinema e shoah.

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