IL MIGLIO VERDE

Valutazione
Discutibile, Problematico, dibattiti
Tematica
Amicizia, Carcere, Giustizia, Male, Morte, Solidarietà-Amore
Genere
Metafora
Regia
Frank Darabont
Durata
192'
Anno di uscita
2000
Nazionalità
Stati Uniti
Titolo Originale
The green mile
Distribuzione
United International Pictures
Soggetto e Sceneggiatura
Frank Darabont tratto dal romanzo omonimo di Stephen King
Musiche
Thomas Newman
Montaggio
Richard Francis

Orig.: Stati Uniti (1999) - Sogg.: tratto dal romanzo omonimo di Stephen King - Scenegg.: Frank Darabont - Fotogr.(Panoramica/a colori): David Tattershall - Mus.: Thomas Newman - Montagg.: Richard Francis-Bruce - Dur.: 192' - Produz.: David Valdes, Frank Darabont.

Interpreti e ruoli

Tom Hanks (Paul Edgecomb), Michael Clarke Duncan (John Coffey), Dabbs Greer (Edgecomb anziano), David Morse (Brutus 'Brutal' Howell), James Cromwell (Warden Hal Moores), Gary Sinise (avv.Ambersmith), Michael Jeter (Eduard Delacroix), Bonnie Hunt (Jan Edgecomb), Graham Greene (Arlen Bitterbuck), Doug Hutchison (Percy Wetmore), Harry Dean Stanton ('Wild Bill' Wharton), Sam Rockwell

Soggetto

Louisiana, 1935. Paul Edgecomb, agente di custodia, sovrintende al braccio della morte nel penitenziario di Cold Mountain. Lui, l'agente Brutus, suo migliore amico, e altri colleghi tra cui Percy, sadico e molto raccomandato, hanno il compito di sorvegliare i detenuti condannati alla pena capitale e di accompagnarli il giorno dell'esecuzione lungo quell'ultimo corridoio chiamato appunto il 'miglio verde' per il colore del linoleum. Tra i condannati c'é John Coffey, un omone di colore alto più di due metri giudicato colpevole dell'omicidio di due bambine, Ma, in contrasto con l'aspetto imponente e minaccioso, John é invece mite e gentile con tutti, perfino ingenuo e in balia di una infantile paura del buio. E soprattutto dopo qualche tempo Paul verifica di persona che John ha un'altra qualità importante: riesce a far uscire, risucchiandolo, il dolore dalle persone. Mentre alcune esecuzioni vanno avanti e Percy ne approfitta per realizzare ignobili azioni violente, Paul comincia ad interrogarsi sulla reale colpevolezza di John. Si prende poi la responsabilità di farlo uscire per condurlo a casa di Melinda, moglie del direttore del carcere, gravemente malata. Melinda guarisce, Jonh torna in carcere, aggredisce Percy e gli trasmette energia negativa. Percy a sua volta uccide il detenuto William e rimane istupidito. Ma ormai gli indizi per Paul erano chiari: William era l'assasino delle bambine, John é innocente ma non vuole cambiamenti. Dopo aver guardato un film della coppia Astaire/Rogers, si avvia alla sedia elettrica e viene giustiziato. Sessant'anni dopo, Paul, ospite in una casa di riposo, sta raccontando questi fatti ad un'amica. Con la stessa commozione di allora.

Valutazione Pastorale

La storia é tratta dall'omonimo romanzo di Stephen King, rinnovando così l'incontro che aveva prodotto il primo film di Frank Darabont "Le ali della libertà". "Cerco sempre -dice il regista- di realizzare film che trasmettano speranza e fiducia nei valori più alti dell'umanità. Mi interessa sottolineare come le virtù possano emergere anche nelle circostanze e negli ambienti più difficili". Certo il film suscita riflessioni in una chiave essenzialmente metaforica. John é personaggio emblematico: angelo, esorcista, mago, l'innocente che muore per troppo amore e prima di morire trasmette la propria capacità al poliziotto che ha creduto in lui. Il male incombe sulla vita e le sue sofferenze, solo l'Amore lo può riscattare. Dipanandosi per 3h e 12', il racconto non sempre mantiene lucidità e limpidezza. Con tutta evidenza é dominante il contrasto tra due valori,l'amore e l'odio: attraversano l'umanità, si contrappongono, creano ora sofferenza ora gioia. Dice la storia che alla fine, almeno come aspirazione, prevale l'amore, anche in chi non crede. Per quanto riguarda i richiami più esplicitamente religiosi, sembra di poter dire che la materia é trattata con una certa superficialità, con accenni ai valori interiori individuali più che con espliciti richiami spirituali. Il film tuttavia ha forza e personalità indubbie, ed è da valorizzare sia negli aspetti positivi sia in quelli meno riusciti. Precisato che la metafora é da ricercare nella valenza metastorica della vicenda e che é opportuno non forzare più di tanto l'identificazione di John con un Gesù contemporaneo, il film, dal punto di vista pastorale, é da valutare come discutibile per l'andamento alterno sopra descritto; problematico e per dibattiti. UTILIZZAZIONE: il film é da utilizzare in programmazione ordinaria, e da recuperare in diverse occasioni per parlare dei temi della giustizia, della colpa, del contrasto tra Bene e Male, del perdono.

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