IL PAPÀ DI GIOVANNA

Valutazione
Accettabile, poetico
Tematica
Famiglia, Famiglia - genitori figli, Malattia, Solidarietà-Amore
Genere
Drammatico
Regia
Pupi Avati
Durata
104'
Anno di uscita
2008
Nazionalità
Italia
Distribuzione
Medusa Film
Musiche
Riz Ortolani
Montaggio
Amedeo Salfa

Orig.: Italia (2008) - Sogg. e scenegg.: Pupi Avati - Fotogr.(Scope/a colori): Pasquale Rachini - Mus.: Riz Ortolani - Montagg.: Amedeo Salfa - Dur.: 104' - Produz.: Antonio Avati per Duea Film in collaborazione con Medusa Film e SKY.

Interpreti e ruoli

Silvio Orlando (Michele Casali), Alba Rohrwacher (Giovanna Casali), Francesca Neri (Delia Casali), Ezio Greggio (Sergio Ghia), Manuela Morabito (Elide Traxler), Gianfranco Iannuzzo (preside Apolloni), Serena Grandi (Lella Ghia), Paolo Graziosi (Andrea Traxler), Valeria Bilello (Marcella Traxler), Sandro Dori (Belletti), Rita Carlini (Lia), Antonio Pisu (Cicci Dalmastri), Edoardo Romano (Pradelli), Chiara Sani (Amabile), Dalia Lahav (proprietaria della trattoria), Lorena Miller, Gennaro Diana, Eleonora Vallone, Gaia Zoppi, Gisella Marengo, Ada Perotti, Paolo Fiorino.

Soggetto

Bologna 1938. Michele Casali, insegnante di liceo, viene a sapere che Giovanna, sua unica figlia ancora adolescente, ha ucciso per gelosia la compagna di banco e sua migliore amica. Riconosciuta colpevole, la ragazza viene tuttavia ritenuta non sana di mente e rinchiusa nell'ospedale psichiatrico di Reggio Emilia, dove rimane fino al 1945. Michele lascia moglie e casa per trasferirsi vicino a lei, vederla e accudirla tutti i giorni. Nel dopoguerra i due ritrovano per caso Delia, la mamma. Forse una riunificazione della famiglia è possibile.

Valutazione Pastorale

Era uno dei quattro film in concorso a rappresentare l'Italia alla Mostra di Venezia 2008. La paternità, l'handicap, lo strazio dei sentimenti difficili da controllare: Avati, più che mai, arpeggia uno spartito delicato e impervio, acuto e stratificato. "Da qualche tempo -ha detto in c.s. a Venezia- ho messo in atto una riflessione sulla figura paterna avvertendo che nel corso degli anni si è amdata sempre più sbiadendo (...) Dal gesto sconsiderato della figlia parte una vicenda umana vissuta attraverso gli occhi del padre che avverte in modo sempre più pressante le proprie responsabilità". Avati affronta il tema con toni accorati, riflessivi, convincenti, e il racconto diventa un nuovo capitolo di quel diario di ricordi che il regista bolognese va scrivendo da anni. Affresco d'epoca palpitante, poesia soffusa, capacità di disegnare dolori e sofferenze su sfondi di impeccabile precisione descrittiva. Avati è così, forse non graffia ma non delude mai, cantore gentile delle piccole cose, della piccola gente, della nostra vita di tutti i giorni. La memoria del passato si fa in lui filtro per vivere il presente. E di ogni essere umano va difesa e affermata l'unicità e il suo essere irripetibile. Così il film, dal punto di vista pastorale, é da valutare come accettabile, e nell'insieme poetico.

Utilizzazione

Il film é da utilizzare in programmazione ordinaria, e da proporre in altre occasioni come esempio di cinema italiano serio, capace di raccontare e di far riflettere. Silvio Orlando nel ruolo del papà ha vinto alla mostra di Venezia la Coppa Volpi come miglior attore.

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