IL PAP’OCCHIO

Valutazione
Futile, Grossolanità
Tematica
Il comico, Storia
Genere
Farsesco
Regia
Renzo Arbore
Durata
101'
Anno di uscita
1998
Nazionalità
Italia
Distribuzione
Istituto Luce - Cdi
Soggetto e Sceneggiatura
Renzo Arbore e Luciano De Crescenzo Renzo Arbore
Musiche
Renzo Arbore
Montaggio
Anna Napoli

Orig.: Italia (1980) - Sogg.: Renzo Arbore - Scenegg.: Renzo Arbore e Luciano De Crescenzo - Fotogr.(Normale/a colori): Luciano Tovoli - Mus.: Renzo Arbore - Montagg.: Anna Napoli - Dur.: 101' - Produz.: Mario Orfini con la collaborazione di Emilio Bolles.

Interpreti e ruoli

Renzo Arbore (sé stesso), Roberto Benigni (sé stesso), Manfred Freyberger (il Papa), Diego Abatantuono (don Gabriele), Luciano De Crescenzo (l'altissimo), Silvia Annichiarico (se stessa), le sorelle Bandiera (se stesse), Andy Luotto, Isabella Rossellini, Mario Marenco, Otto e Barnelli, Michel Pergolani, Fabrizio Zampa, Martin Scorsese, Mariangela Melato, Milly Carlucci.

Soggetto

Preoccupato per il crescere dei buddisti e per il cedere della gioventù alle discoteche e alla droga, il Papa, tra gli esercizi ginnici e le lezioni private di lingua italiana, decide di dare l'avvio alla televisione vaticana con uno spettacolo leggero in mondovisione. La regia è affidata a Martin Scorsese e l'allestimento dello spettacolo a Renzo Arbore e alla sua compagnia, Questi accetta e, assicuratosi l'appoggio di Roberto Benigni col quale da un po' è in rotta, trasferisce in Vaticano tutta la sua abituale troupe. Nel corso delle prove, lo stesso Pontefice fa delle capatine; ma, nell'ombra, Benigni complotta e vende Arbore per trenta denari al cardinale Richelieu, a sua volta perplesso sulla paradossale impresa. Benigni tuttavia non riesce nell'intento di spingere Arbore e gli altri a pronunciare parolacce nel corso di una gara a quiz mentre i monitor segreti sono accesi nelle sale del cardinale. Così, dopo tante prove, si giunge all'attesa trasmissione nella quale all'inizio vengono trasmesse notizie sulla situazione religiosa nel mondo e su disastrose attualità. Poi la compagnia comincia, rivolgendo agli spettatori l'invito: "Fedeli di tutto il mondo unitevi!". Il Papa e gli altri ospiti inorridiscono. L'Altissimo scende dal cielo con una macchina targata PAR 0001 e sfascia tutto l'apparato spettacolare. La compagnia Arbore si ritrova a cantare su una nuvoletta.

Valutazione Pastorale

Si tratta della riedizione di un film che uscì nelle sale cinematografiche nel 1980, provocando accese polemiche da parte di chi vi intravide il reato di vilipendio della religione e finendo con lo scomparire ben presto dall'attenzione e dal ricordo dello spettatore. La riproposta a distanza di quasi vent'anni assume un preciso significato di testimonianza storica,una sorta di 'come eravamo', che consente di mettere meglio a fuoco un momento di passaggio cruciale per la cultura e la società italiana: tra fine anni '70 e primi anni '80, le televisioni private cominciano ad entrare nella mente e nelle abitudini del telespettatore, allargando l'offerta sul piano quantitativo ma non altrettanto su quello qualitativo, mentre al cinema si affermano i cosiddetti 'nuovi comici' (Verdone e, a seguire, Benigni, Troisi, Nuti…) che, sul grande schermo, ripetono le gag e i tipi che li hanno imposti su quello piccolo. Su queste basi nasce anche "Il Pap'occhio", intorno al quale Arbore raduna tutti gli amici già collaudati in trasmissioni tipo 'Alto gradimento' o 'L'altra domenica' e che viene strutturato come una serie di siparietti offerti all'estro di ciascuno. Per dare poi pretesto narrativo alle varie scenette, Arbore sceglie il Vaticano e la decisione presa dal Papa di dare l'avvio ad una televisione vaticana, che consenta di avvicinare meglio i gusti e le abitudini di una gioventù in fase di trasformazione. Già la valutazione espressa nel 1980 metteva in luce le difficoltà legate ad un umorismo "fatto a spese dei valori, delle persone e delle istituzioni della religione". E, più in generale, quanto sottolineato in quella occasione può essere ancora ripreso: "I responsabili di una commedia parodistica in cose religiose debbono essere, oltrechè all'altezza di realizzare un prodotto obiettivamente non dissacratore, coscienti della delicatezza dei recettori a riguardo del mondo spirituale che invadono". Dal punto di vista pastorale, rimangono queste le legittime e più urgenti preoccupazioni. Charito questo, si può aggiungere che il film é improntato a toni beffardi e burleschi, dagli antichi sapori goliardici e da avanspettacolo, ma non raggiunge toni dissacratori, irriverenti o blasfemi. Nella gestualità clownesca dei comici non c'é malafede: lo spettacolo preparato da Arbore viene alla fine condannato come esempio di quella tv deteriore che cominciava ad entrare nelle case degli italiani. Sul versante dell'opportunità di coinvolgere la fifura del Santo Padre, qualche dubbio può essere ancora avanzato: la sensibilità dello spettatore e del credente va comunque tenuta presente e rispettata. Soprattutto di fronte alla domanda che qualcuno potrebbe porsi sul perché l'unica religione oggetto di satira sia sempre e solo quella cattolica. In una visione più generale, il film alcuni spunti e notazioni di interesse (i monologhi di Benigni), alternati a momenti più fiacchi e superficiali (alcune macchiette, il lettore del telegiornale...). Resta poi da considerare che oggi la Chiesa (anche quella italiana) ha acquisito nel campo dei mass-media (e della televisione) una consapevolezza e una presenza che alla fine degli anni '70 non si erano ancora concretizzate. Per concludere, dal punto di vista pastorale, considerato che non sembrano sussistere motivazioni autenticamente profonde di offesa o di cattivo gusto e che nell'insieme il film si tiene su livelli qualitativi modesti, superficiali e grezzi, la valutazione precedente di "discutibile" può essere mo

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