JOHNNY STECCHINO

Valutazione
Discutibile, Brillante
Tematica
Mafia
Genere
Farsesco
Regia
Roberto Benigni
Durata
123'
Anno di uscita
1991
Nazionalità
Italia
Titolo Originale
JOHNNY STECCHINO
Distribuzione
Penta Distribuzione
Soggetto e Sceneggiatura
Vincenzo Cerami, Roberto Benigni
Musiche
Evan Lurie
Montaggio
Nino Baragli

Sogg. e Scenegg.: Vincenzo Cerami, Roberto Benigni - Fotogr.: (panoramica/a colori) Giuseppe Lanci - Mus.: Evan Lurie - Montagg.: Nino Baragli - Dur.: 123' - Produz.: C.G. Group Tiger Cinematografica, Penta Film, Melampo

Interpreti e ruoli

Roberto Benigni (Dante/Johnny Stecchino), Nicoletta Braschi (Maria), Paolo Bonacelli (D'Agata), Franco Volpi (Ministro), Ivano Marescotti (Randazzo), Ignazio Pappalardo (Cozzamara), Alessandro De Santis (Lillo), Domenico Minutoli

Soggetto

un giovanotto ingenuo e un po' infantile, vive a Firenze, dove fa l'autista di uno scuolabus per handicappati: il suo solo amico e confidente è uno di loro, Lillo, malato di diabete. Quasi per scherzo, Dante si diverte a rubare qualche banana, e, soprattutto, a truffare l'assicurazione, fingendo d'essere gravemente menomato alla mano destra. Una notte Dante viene investito dall'auto di una bella e giovane donna. Maria. Non ha avuto danni, ma la signora, accorsa in suo aiuto, lo guarda in viso incantata, poi sviene ai suoi piedi. Incontratala di nuovo, Dante se ne innamora subito, nel suo modo puro e sognante. Lei lo chiama Johnny e come per un capriccio gli disegna un neo sulla guancia, gli fa portare uno stecchino in bocca, e dopo avergli comprato un vestito elegante, lo conduce a pranzo in un locale di lusso. Irretendolo a forza di moine, ma senza concedergli niente, Maria riesce poi a farlo partire per Palermo, dove lo ospita in un'antica e lussuosa villa. Qui gli presenta un presunto zio avvocato, dedito alla droga, il quale gli fa credere che si tratta semplicemente di una medicina contro il diabete. Intanto, Dante si trova invischiato in una pericolosa vicenda, che non comprende: Maria è infatti la moglie di un celebre mafioso "pentito", l'italo-americano Johnny Stecchino, il quale vive da tempo nascosto negli scantinati della villa, perché la mafia lo ha condannato a morte. Ora, trovato per caso Dante, che è il sosia perfetto di Johnnyy, Maria ha pensato di farlo uccidere dai mafiosi, al posto del marito, che potrà così partire tranquillamente con lei per l'estero. Ma l'ignaro giovanotto provoca una serie di equivoci e guai, riuscendo sempre a salvarsi. I momenti salienti del pasticcio sono l'incontro segreto con un ministro corrotto e cocainomane, che viene da Dante candidamente smascherato, e un serata all'opera, in cui il giovanotto, in un palco insieme a Maria, è esposto agli insulti dei palermitani e alla vendetta dei mafiosi che lo hanno scambiato per il vero Johnny Stecchino. In ultimo riesce perfino a sfuggire alla trappola che gli è stata tesa dalla mafia in un negozio di barbiere. Intanto il vero Johnny, che crede il sosia già morto, viene assassinato dai mafiosi in un gabinetto pubblico. Ritornato a Firenze Dante, all'amico Lillo, gli regala il sacchetto della droga, perché si curi il diabete; il ragazzo, provata la "medicina", corre esaltato per la strada.

Valutazione Pastorale

il film, diretto e interpretato da Roberto Benigni, ha una lunga prima parte, troppo lenta e piuttosto noiosa, nella quale vengono presentati con soverchia leggerezza temi serissimi, come la droga, la mafia, la corruzione di alti personaggi politici, e di rappresentanti della legge. Soprattutto ciò che disturba è la maniera in cui vengono mostrati i ragazzi handicappati. Nella seconda parte, invece, il lavoro acquista ritmo ed efficacia nel brano dell'incontro col ministro corrotto: l'episodio, infatti, è basato su una serie di equivoci abbastanza divertenti. Nel complesso, con vari riferimenti a celebri film del passato, la storiella regge alla meglio. L'interpretazione di Benigni è credibile, finché egli recita la parte dell'ingenuo, ma non quando interpreta il ruolo del mafioso. Anche se bisogna riconoscere che l'autore in questo lavoro non insiste su pesanti volgarità, è necessario notare che il film non è poi candido come vorrebbe sembrare, ma contiene varie ambiguità. Assai bravi gli attori Bonacelli e Volpi, il primo nella parte dello zio avvocato, l'altro in quella del ministro.

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