KITCKEN – CUCINA

Valutazione
Discutibile, Ambiguità
Tematica
Genere
Commedia
Regia
Yoshimitsu Morita
Durata
106'
Anno di uscita
1994
Nazionalità
Giappone
Titolo Originale
KITCKEN
Distribuzione
Columbia Tristar film Italia
Soggetto e Sceneggiatura
Banana Yoshimoto, Yoshimitsu Morita Tratto dal libro "Kitchen" di Banana Yoshimoto
Musiche
Solchi Noriki
Montaggio
Akimasa Kawashima

Sogg.: Tratto dal libro "Kitchen" di Banana Yoshimoto - Scenegg.: Banana Yoshimoto, Yoshimitsu Morita - Fotogr.: (panoramica/a colori) Selzo Senmoto - Mus.: Solchi Noriki - Montagg.: Akimasa Kawashima - Dur.: 106' - Produz.: Hikaru Suzuki

Interpreti e ruoli

Ayako Kawahara (Mikage Sakurai), Kenji Matsuda (Yuichi Tanabe), Isao Hashizume (Eriko Tanabe), Naoki Goto (Shigeru Kihara), Akinori Nakajima (Chika Chan), Saki Matsura (Mami Okuno), Akiko Urao (Tamie Matsubara), Konobo Yoshizumi, Senkyo Irifunetel, Shimon Yotsuya, Mie Hama

Soggetto

Mikage Sakurai, una giovane aspirante cuoca, affidata a un'anziana nonna dopo la morte dei genitori, perduta pure la nonna, non ha altro conforto che il culto dei suoi morti, e il ronzìo del frigorifero che glieli ricorda. Priva d'ogni risorsa, deve anche lasciare la casa e l'amato frigorifero, ricordo di tempi migliori. Un giorno compare il giovane Yuichi Tanabe, che era molto legato alla nonna di Mikage, che la invita ad andare a vivere intanto, provvisoriamente, nella casa in cui abita con la madre Eriko, situata in un quartiere-bene della città. La giovane accetta con disarmante candore e si trasferisce nella lussuosa residenza dei due, accolta cortesemente da una strana Eriko, che le mette a disposizione una confortevole camera e una scintillante cucina. Mikage si adatta immediatamente a quell'incredibile fortuna, incoraggiata dalla simpatia di Eriko come pure dal riserbo rispettoso di Yuichi: prepara per loro eccezionali prelibatezze culinarie, mentre frequenta una scuola specializzata di cucina. Tutto procede senza problemi, anche quando, uscendo dal proprio riserbo cerimonioso, Yuichi confida a Mikage che Eriko non è sua madre, bensì suo padre, che alla morte della consorte è stato preso da una crisi di identità: si è trasformato in donna; gestisce un locale notturno e si diverte frequentando un gruppo di "amiche" transessuali. Chi mette in crisi Mikage è la giovane Mami Okuno, innamorata, non corrisposta, di Yuichi, che le rinfaccia la disinvolta convivenza con un uomo che non è suo marito, e la taccia di venalità. Ma arriva provvidenziale una dichiarazione d'amore di Yuichi a Mikage, in contemporanea con l'annuncio della stravagante Eriko di aver trovato un compagno ideale.

Valutazione Pastorale

ispirato all'omonimo best seller della giovane autrice Banana Yoshimoto, il film ne segue fedelmente la trama: un'apologo minimalista in stile nipponico, con ritmi e dialoghi sovente soporiferi, nonchè lunghe pause, sorrisi, inchini ed ammiccamenti tipici della teatralità che la borghesia nel suo galateo ha derivato dalle antiche corti feudali del sol levante e dalle rappresentazioni teatrali che le allietavano. Di "kitchen" (cucina), nel film ci sono alcuni ingredienti equivoci, fatti passare sottilmente (ma volutamente) dal regista, come "valori nuovi, liberati dalle vecchie relazioni umane". Di positivo la solidarietà senza secondi fini di Yuichi per la graziosa Mikage, rispettivamente Kenji Matsuda e Ayako Kawahara, peraltro mai impegnati in esibizioni imbarazzanti; l'accettazione del "diverso" Eriko, scevra da umiliante senso di compassione; l'eleganza, il ritegno, la serenità nei rapporti interpersonali, mai infarciti di grossolanità o di violenza.

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