LA CASA DEL SORRISO

Valutazione
Inaccettabile, Negativo
Tematica
Anziani
Genere
Grottesco
Regia
Marco Ferreri
Durata
98'
Anno di uscita
1991
Nazionalità
Italia
Titolo Originale
LA CASA DEL SORRISO
Distribuzione
Titanus Distribuzione
Soggetto e Sceneggiatura
Marco Ferreri, Liliana Betti, Antonino Marino Marco Ferreri
Musiche
Bruno Guamera, Henry Aguel.
Montaggio
Dominique B. Martin

Sogg.: Marco Ferreri - Scenegg.: Marco Ferreri, Liliana Betti, Antonino Marino - Fotogr.: (normale/a colori) Franco Di Giacomo - Mus.: Bruno Guamera, Henry Aguel. - Montagg.: Dominique B. Martin - Dur.: 98' - Produz.: Scena International, Titanus Distribuzione

Interpreti e ruoli

Ingrid Thulin (Adelina), Dado Ruspoli (Andrea), Enzo Cannavale, Nuccia Fumo, Maria Mercader, Caterina Casini, Lucia Vasini, Francesca Antonelli, Elizabeth Kasza

Soggetto

morto in un incidente il marito di Alberto Bottini e ricevuti centosessanta milioni di indennizzo la giovane moglie di questi (cui restano due ragazze, nonché molti impegni mondani e vacanzieri) non ha né il tempo, né la voglia di occuparsi di sua suocera Adelina. Le fa vendere la casa dandole un pò di denaro e trasferisce la vecchia signora in una casa di riposo per la terza età sulla costa romagnola. Adelina, ai suoi tempi ragazza-madre e vincitrice di un concorso per miss sorriso, incontra il quel luogo assai poco gaio il sessantacinquenne Andrea, detto "il maestro" (suona una piccola chitarra africana) e tra i due nasce più che un idillio. Da ciò pettegolezzi, gelosie e scandalo, non solo perché Andrea nel padiglione in cui sono sistemati gli ospiti non autosufficienti ha la ex-moglie ungherese (Esmeralda), ma soprattutto in quanto i due senili spasimanti hanno rapporti nella camera di lui, e in una roulette di proprietà di una piccola colonia di extracomunitari, parte dei quali è addetta ai servizi del cronicario. Fra i cattivi (clienti, infermieri e personale vario) qualcuno fa sparire la dentiera di Adelina. È uno scherzo crudele: Adelina dapprima tenta invano di aver soldi dalla nuora; poi, fasciandosi a malapena mezza faccia con un velo, grazie ad Andrea riceve in prestito da Esmeralda la dentiera di costei, infine si adatta a portare una protesi da antiquariato (dono dello stesso Andrea), sulla quale spiccano bianchissimi due canini draculeschi. Unica soluzione per gli innamorati, che molti vorrebbero vedere espulsi, sarebbe di accogliere l'invito degli immigrati di partire con loro in un pulmino verso altri lidi. Ma Andrea, che sembrava deciso a rivendere la sua collezione di abiti di classe, passato il capriccio e quegli amplessi rapidi e penosi, rinuncia al viaggio e Adelina parte alla ventura, protetta dalla generosità affettuosa degli amici di colore.

Valutazione Pastorale

nella filmografia di Marco Ferreri sicuramente non esiste un solo film che non sia provocatorio. L'affrontare certe tesi e i modi stessi con cui le immagini vengono proposte bastano a confermarlo, là dove il grottesco e il paradossale sono utilizzati a fini di spettacolo. Ferreri però non è un regista rivoluzionario: le sue radici affondano nell'humus dell'anarchia e dei relativi eccessi. Il "sorriso" deturpato di Adelina (così come quello della targa all'ingresso della casa cosiddetta di riposo, preludio al ghigno che accompagna la Morte), sono appunto un eccesso: sgradevolissimo. Un altro eccesso consiste nell'aver messo sù un rapporto di coppia fra anziani, confinandolo e svilendolo beffardamente in una sessualità dagli esiti improbabili e penosi. Un ricovero per vecchi in buona parte allettati, per i quali l'Amore sta attaccato con i ricordi a muri anonimi nelle fotografie di coniugi (defunti) e di bambini (o morti, o cresciuti egoisti, o del tutto assenti) sembra a prima vista la cornice più inconsueta e stravagante per amplessi senili, ma risulta sempre meno credibile e più assurda, via via che il racconto si sviluppa. Si può scrivere un soggetto e realizzare un film anche usando ironia e satira: qui tutto però è svolto e trattato senza poesia e senza pudore, anzi con la cattiveria fredda che è propria del dileggio. Quando ai fini di una trama si insiste su protesi e dentiere, non vi è neppure farsa e ciò che è realistico diventa solo irriverente e urtante. Lungi dal contenere denuncie e messaggi, il film finisce con l'irridere e lasciare a disagio. Purtroppo gli manca la pietà che è riservata ad un clan di extracomunitari che, fra tamburelli, danze di casa loro e gioia di vivere, appaiono come soli a voler bene alla sfortunata signora. Un idillio Adelina-Andrea (fra sbobbe ospitaliere, compresse di sedativi, lavaggi in partibus, insolenze e bruscaggini del personale) sarebbe stato qualcosa di mitico, una fioritura tardiva e, forse, un amore incredibile. Invece è solo una farsa grottesca e crudele.

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