LA DISCESA DI ACLÀ A FLORISTELLA *

Valutazione
Discutibile, Crudo
Tematica
Genere
Drammatico
Regia
Aurelio Grimaldi
Durata
84'
Anno di uscita
1992
Nazionalità
Italia
Titolo Originale
LA DISCESA DI ACLÀ A FLORISTELLA
Distribuzione
Istituto Luce, Italnoleggio Cinematografico
Soggetto e Sceneggiatura
Aurelio Grimaldi
Musiche
Dario Lucantoni
Montaggio
Raimondo Cruciani

Sogg. e Scenegg.: Aurelio Grimaldi - Fotogr.: (panoramica/a colori) Maurizio Calvesi - Mus.: Dario Lucantoni -Montagg.: Raimondo Cruciani - Dur.: 84' - Produz.: Cineuropa '92, Nova Films

Interpreti e ruoli

Francesco Cusimano (Aclà Rizzuto), Tony Sperandeo (Caramazza), Luigi Maria Burruano (Padre Rizzuto), Lucia Sardo (Madre Rizzuto), Giovanni Alamia (Salvo), Benedetto Raneli, Giuseppe Cusimano, Rita Barbanera, Salvatore Scianna, Ignazio Donato, Luciano Venturino

Soggetto

i coniugi Rizzuto, con molti figli da sfamare, unitamente alla piccola illegittima Santina, che la loro figlia Concetta ha avuto a diciotto anni dal picconiere Caramazza, vivono miseramente in una zona intema della Sicilia, dove si trova la miniera di zolfo di Floristella. Oltre al padre coi due fratelli maggiori, Calogero e Pino, minatori, anche l'undicenne e biondissimo Aclà andrà in miniera: è stato infatti venduto per otto anni come "caruso" addetto al trasporto a spalla in superficie dello zolfo al picconiere Caramazza, in cambio di cinquecento lire, cioè del "soccorso morto", che andrebbe restituito, se il bambino scappasse. Salutato da uno schiaffo d'avvertimento del suo padrone, Aclà il lunedì discende nella galleria, dove trova un ambiente infernale: lo zolfo rende l'aria irrespirabile e un caldo soffocante costringe i minatori a lavorare quasi nudi. La notte essi dormono in terra nelle gallerie, in una promiscuità, che favorisce i rapporti omosessuali fra i grandi, e la sodomizzazione del bambino. La violenza più terribile e crudele domina la miniera: il fratello di Aclà, Pino, è l'amante del picconiere "Melino", e il bambino viene subito adocchiato da qualche adulto, che vorrebbe approfittare di lui, ma si rifiuta sempre decisamente, e Pino, per quanto canzonato dai compagni, lo difende. Aclà, che deve trasportare canestri di zolfo da venticinque chili, quando una notte viene messo di guardia allo zolfo, e questo viene rubato, perché si è addormentato, riceve da Caramazza molte cinghiate. Aclà, dopo le percosse di Caramazza, scappa e torna a casa per trovare aiuto dai suoi, ma il padre lo picchia pesantemente e lo riaccompagna in miniera. Qui Aclà è ancora circuito dal solito minatore, e Pino, per difenderlo si prende botte e ingiurie. Nuovamente Aclà scappa dalla miniera, deciso a raggiungere il mare, per andare in Australia dalla sorella. Ma vaga inutilmente nella campagna quasi deserta, perché il mare è lontano, e il fuggiasco infine viene riacciuffato dai carabinieri, in una grotta, nella quale dorme con un cane, che gli si è affezionato. Riportato a casa, il bambino viene picchiato selvaggiamente dal padre, mentre la famiglia e Caramazza assistono alla punizione. Tornato in miniera, e rimesso a far la guardia allo zolfo, Aclà immagina di fuggire ancora e di raggiungere finalmente il mare.

Valutazione Pastorale

malgrado alcune lungaggini narrative e qualche caduta di tono, il film ha indubbiamente dei pregi nella scelta del tema, che, per quanto riferito a costumi degli anni 30, è molto toccante e vivo, e può essere paragonato alla inumana vita da schiavi, che conducono anche oggi molti bambini, in alcuni contesti sociali. La fotografia è molto curata nelle luci e nei colori, e la sceneggiatura, opera (come il soggetto) di Grimaldi, ha delle qualità notevoli soprattutto nella descrizione della discesa agli "inferi" di Aclà, fra violenze fisiche e psichiche di ogni genere. Alcuni attori professionisti, come Tony Sperandeo (Caramazza) sono molto efficaci, anche se un po' sopra le righe.

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