LA STAZIONE **

Valutazione
Accettabile, Realistico
Tematica
Psicologia
Genere
Commedia
Regia
Sergio Rubini
Durata
91'
Anno di uscita
1990
Nazionalità
Italia
Titolo Originale
LA STAZIONE
Distribuzione
Academy Pictures
Soggetto e Sceneggiatura
Umberto Marino, Gianfilippo Ascione, Sergio Rubini liberamente tratto dall'omonima commedia di Umberto Marino
Musiche
Antonio Di Pofi
Montaggio
Angelo Nicolini

Sogg.: liberamente tratto dall'omonima commedia di Umberto Marino - Scenegg.: Umberto Marino, Gianfilippo Ascione, Sergio Rubini - Fotogr.: (panoramica/a colori) Alessio Gelsini - Mus.: Antonio Di Pofi - Montagg.: Angelo Nicolini - Dur.: 91' - Produz.: Fandango

Interpreti e ruoli

Sergio Rubini (Domenico), Margherita Buy (Flavia), Ennio Fantastichini (Danilo), Michel Rocher, Beppe Tosco, Jean Herbert, Pietro Genuardi., Mariella Capotorto, Mariangela Ayala

Soggetto

il giovane Domenico con la fidanzata lontana per un pellegrinaggio a Lourdes e una madre malata a carico, si reca ogni sera al suo lavoro di capostazione a S. Marco di Lamia compiendo sempre gli stessi gesti e le medesime azioni. L'ufficio dove trascorre le sue notti solitarie è semplice ma accogliente: Domenico passa il tempo guardando la televisione, studiando un pò di tedesco e cronometrando ogni cosa con meticolosa precisione. Ma una sera di pioggia torrenziale irrompe nell'ufficio un'affascinante ragazza, Flavia, che sconvolta vorrebbe raggiungere subito suo padre a Roma o sua madre a Milano. Purtroppo non ci sono treni fino alla mattina e la giovane è costretta a rimanere lì ad aspettare il convoglio. Pian piano fra i due si apre un dialogo: dapprima la ragazza ride per le piccole manie di Domenico e per il suo imbarazzo, poi lei, più colta ed emancipata di lui, comincia ad apprezzare la bontà di fondo del giovane e ad ammirare le sue doti. Flavia è fuori di sé poiché ha capito che il fidanzato Danilo non l'ama e vuole solo servirsi di lei, figlia di un facoltoso banchiere, per concludere un vantaggioso affare. Ella infatti è fuggita da una villa dei dintorni dove l'uomo l'aveva portata e non vuole più saperne di lui. Domenico l'ascolta, la comprende. Fra i due si instaura un rapporto di amicizia e di solidarietà: parlano e ognuno sfoga le proprie amarezze e svela le proprie aspirazioni. Ma ecco che irrompe con violenza Danilo che vuole ricondurre Flavia con sé poiché l'affare senza di lei non si conclude. Lei si oppone e l'uomo inizia a picchiarla: Domenico pur fragile e minuscolo al confronto di Danilo, lo affronta per difendere Flavia ma ha la peggio. Comunque con una mossa astuta riesce a far uscire Danilo dall'ufficio e a barricarsi lui e la ragazza dentro come in un bunker. Sono però isolati poiché l'energumeno ha messo fuori uso il telefono. Danilo, all'esterno, fuori di sé dalla rabbia e piuttosto ubriaco inizia a danneggiare la stazione, a rovinare l'automobile di Domenico e a profferire minacce di ogni tipo. Flavia e Domenico si sentono sempre più uniti: gli amici di Danilo l'hanno abbandonato e l'affare senza la ragazza è andato a monte. Ma Danilo non si arrende; alla fine riesce ad entrare nell'ufficio e a scagliarsi contro Domenico. Sta per avere la meglio quando il povero capostazione con uno stratagemma riesce a condurlo vicino ad un mobile difettoso che lo colpisce in modo violento facendogli perdere i sensi e permettendo a Domenico di legarlo per consegnarlo poi ai carabinieri. Finalmente è mattina: Flavia può prendere il treno e tornare alla sua vita, ma qualcosa in lei è cambiato, sente che Domenico è stato importante per la sua esistenza e l'ha resa consapevole di sé. Tuttavia dopo un attimo di esitazione e un bacio fugace sale sul vagone e va via lasciando Domenico alle piccole semplici cose di ogni giorno.

Valutazione Pastorale

ricavato dall'omonimo testo teatrale di Umberto Marino, il film rappresenta in maniera credibile e discreta l'eroe perdente, nella persona di un abitudinario capostazione di periferia, che sfiora per un attimo il sogno nello scorcio di una notte insolitamente movimentata, per tornare, saggio e concreto, al suo grigio dovere quotidiano, malinconicamente consapevole che i sogni sono sogni, e la realtà è quella che è. Il regista-attore riesce a dare notevole spessore al suo personaggio, apparentemente insignificante, facendolo sensibile alla bellezza e al senso cavalleresco nei confronti di una donna ingiustamente bistrattata, mediante una lenta progressione di sentimenti sfumati e appena accennati, fatti di ammirazione per la bellezza e di trepido interesse per una realtà femminile e un mondo dorato che pure nasconde i suoi drammi e le sue cocenti delusioni. La donna rimane presa dal fascino discreto di quel muto rispetto e di quella attenzione disinteressata, che inevitabilmente contrappone a una realtà umana di tutt'altro segno, nella quale si trova prigioniera. Apprezza il riserbo e la delicatezza del suo occasionale compagno, e matura, quasi inavvertitamente, una sua scelta interiore di contenuti e di valori, che non le sarebbe stata possibile senza quell'incontro. Né Flavia né Domenico saranno più gli stessi dopo quella notte temporalesca. Il "cinematografico" di questo esordio di Sergio Rubini non ignora certo il teatro, ma si condensa nel rendere l'inesprimibile attraverso gli sguardi schivi, i gesti misurati e l'intensa espressività dei due personaggi, e nel trasformare il breve spazio chiuso e disadorno di una stazioncina sperduta nel nulla in un mondo umano ricco di patos e di malinconia.

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