LA TREGUA

Valutazione
Accettabile, Realistico
Tematica
Guerra, Letteratura, Razzismo
Genere
Drammatico
Regia
Francesco Rosi
Durata
140'
Anno di uscita
1997
Nazionalità
Italia
Distribuzione
Warner Bros Italia
Soggetto e Sceneggiatura
Francesco Rosi, Tonino Guerra, Stefano Rulli, Sandro Petraglia tratto dal romanzo 'La tregua' di Primo Levi
Musiche
Luis Bacalov
Montaggio
Ruggero Mastroianni, Bruno Sarandrea

Orig.: Italia (1996) - Sogg.: tratto dal romanzo 'La tregua' di Primo Levi - Scenegg.: Francesco Rosi, Tonino Guerra, Stefano Rulli, Sandro Petraglia - Fotogr.(Panoramica/a colori): Pasqualino De Santis, Marco Pontecorvo - Mus.: Luis Bacalov - Montagg.: Ruggero Mastroianni, Bruno Sarandrea - Dur.: 140' - Produz.: 3 Emme Cinematografica.

Interpreti e ruoli

John Turturro (Primo), Massimo Ghini (Cesare), Rade Serbedzija (il greco), Teco Celio (Colonnello Rovi), Roberto Citran (Unverdorben), Claudio Bisio (Ferrari), Andy Luotto (D'Agata), Agnieszka Wagner, Stefano Dionisi, Lorenza Indovina, Maryna Gerasymenko, Igor Bezgin, Viacheslav Olhovsky.

Soggetto

Quando si annuncia la fine della seconda guerra mondiale, un gruppo di deportati viene liberato dai russi dal lager di Auschwitz ma, in assenza di indicazioni o di punti di riferimento, rimane sbandato. Ci sono polacchi, cechi, francesi ed anche alcuni italiani. Per un po' tutti rimangono uniti, poi gli italiani si affidano ad un connazionale che si spaccia per responsabile dei rapporti con i russi e cercano di pensare a come tornare a casa. Comincia così un viaggio pieno di difficoltà affrontato nelle condizioni più disperate. Nel gruppo c'è Primo, che continua a rivivere dentro di sé gli orrori del lager e quasi non riesce più a pensare ad una vita diversa. Ci sono Cesare, molto estroverso, e poi Daniele, Ferrari, Unverdorben, D'Agata. Insieme attraversano l'Europa centrale, ora a piedi ora su treni di fortuna, talvolta pensando di aver trovato la strada giusta, talaltra in preda allo sconforto per un traguardo che sembra allontanarsi sempre di più. Durante il cammino, Primo incontra un greco disincantato e disilluso che gli offre molte lezioni di vita. Il viaggio va avanti e diventa occasione per conoscere meglio gli altri e sé stessi. Momenti di depressione si alternano, in tutti ma specialmente in Primo, a occasioni di riscoperta di gioie dimenticate come la tensione amorosa. In rapidi, drammatici flashback riaffiorano i ricordi del lager, e Primo a contatto con una realtà che si riapre alla vita, sente quasi la colpa di essere sopravvissuto. Finalmente il gruppo arriva a Monaco, dove un soldato tedesco vede su Primo il segnale di Auschwitz e si inchina per chiedergli scusa. L'ultima tappa é a Torino, a casa, dove Primo ritrova la sorella e la mamma. Nella tranquillità della propria stanza, seduto alla macchina da scrivere, cerca di rievocare la tragedia passata, ma il senso della colpa rimane forte e ineliminabile.

Valutazione Pastorale

Tra le tante testimonianze sulle atrocità commesse nei lager nazisti, soprattutto sull'annullamento della personalità che questi crimini hanno lasciato nei sopravvissuti, quella dello scrittore Primo Levi è tra le più vive e palpitanti. Pubblicato nel 1963, 'La tregua' è il libro in cui Levi è riuscito a offrire ai posteri non solo il resoconto dei fatti ma il senso della sconfitta nelle capacità positive dell'uomo, una sorta di cancellazione delle coscienze e di pessimismo totale sulle sorti della natura umana. Levi non si riprese mai del tutto da quell'esperienza e nel 1987 pose fine col suicidio alla propria esistenza. Il film ripropone fedelmente l'odissea di un gruppo di disperati che cercano qualche appiglio per ricominciare a vivere e dà a Primo lo spazio centrale come voce/guida che vuol far arrivare ai posteri quelle parole (del libro) e quelle immagini (del film). L'autenticità della testimonianza è tale, che sembra quasi inopportuno dire che la versione diretta da un nome importante come Rosi presenta qualche lacuna. Il film è lungo oltre misura, si perde in episodi di contorno non essenziali che rallentano la tensione, alcuni personaggi e alcuni dialoghi sono visti più con l'occhio di oggi che con quello degli anni Quaranta. Dal punto di vista pastorale, molti sono i motivi di interesse che rendono il film accettabile: fra tutti il problema della natura dell'uomo, della presenza-assenza di Dio, del pessimismo o della voglia di andare avanti. E' un problema di ordine teologico-esistenziale, che il film propone e accosta in maniera laica ma lasciando spazio a soluzioni aperte. UTILIZZAZIONE: l'importanza del tema centrale e di quelli collaterali rende il film utilizzabile anche in programmazione ordinaria, come esempio di un cinema di ispirazione civile che è sempre opportuno diffondere largamente. Naturalmente è consigliabile proprio in tutte le occasioni (cineforum, scuole, gruppi parrocchiali) in cui ci sia da riflettere sulle tematiche sopra ricordate.

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