LASSÙ QUALCUNO È IMPAZZITO **

Valutazione
Accettabile, Brillante
Tematica
Genere
Avventuroso
Regia
James Uys
Durata
100'
Anno di uscita
1990
Nazionalità
Stati Uniti
Titolo Originale
THE GODS MUST BE CRAZY II
Distribuzione
Fox
Soggetto e Sceneggiatura
James Uys e Scenegg.: James Uys
Musiche
Charles Fox
Montaggio
Renee Engelbrecht, Ivan Hall

Sogg.: e Scenegg.: James Uys - Fotogr.: (panoramica/a colori) Buster Reynolds - Mus.: Charles Fox - Montagg.: Renee Engelbrecht, Ivan Hall - Dur.: 100' - Produz.: Boet Troskie

Interpreti e ruoli

Nixau (Xixo), Lena Farugia (Ann Taylor), Hans Strydom (Stephen Marshall), Erick Bowen, Treasure Tshabalala, Pierre Van Pletzen, Lourens Swanepoel, Richard Loring

Soggetto

la dottoressa americana Ann Taylor, giunta in Africa per una conferenza ed accettata la proposta di un volo turistico sul Kalahari a bordo di un piccolo velivolo pilotato dal biologo Stephen Marshall, ha un'incidente e precipita su un baobab, un albero gigantesco. Fortunatamente indenni, i due compagni di sventura inutilmente in attesa di soccorsi sono costretti ad affrontare gli inconvenienti della precaria situazione. I due "trasvolatori" nel tentativo di raggiungere il luogo di partenza, ora insieme ora singolarmente, oltre ad imbattersi con alcuni animali della giungla (un gelosissimo struzzo, un petulante tasso, una sciammia burlona, una jena ridens) hanno modo di incontrare altri individui: il boscimano Xixo alla ricerca frenetica dei due piccoli figli Xisa e Xiri spariti su di un camion trainante una cisterna d'acqua appartenente a due bracconieri, lo scontroso Brenner e lo stupido George; Timi, un esploratore Unita, alle prese con Mateo, un soldato cubano. Costoro, dopo essersi contemporaneamente incontrati, riusciranno a raggiungere le proprie rispettive destinazioni.

Valutazione Pastorale

il film è un contenitore di contagiosa allegria, un repertorio di situazione amene, un cocktail di trovate intelligenti ed insolite, sempre ilari, nonché con entrate e uscite (qui tra arbusti spinosi e baobab) degne di una farsa e ricche di una inesauribile forza inventiva. È raro che oggi al cinema si possa ridere di tutto cuore ed abbandonarsi ad un tale piacere, che è naturale e, quando lo si può, irrefrenabile. La stessa comicità nota e definita come demenziale è quasi sempre inquinata da una certa luce intellettuale, presuppone lo scatto di meccanismi diversi e, anche se diverte, assai di rado si traduce in ilarità autentica e viscerale. Qui di allucinante e cerebrale non c'è nulla. Tutto è possibile, perfino credibile, divertente in ogni caso e senza riserve. Il più bello e inconsueto è che il film è in fondo semplice e spiritoso, fine e pulito, sì che corre via allegramente fra rocce, fiere e deserti, ove tutti sono in cerca di qualcuno o qualcosa, lasciandosi e ritrovandosi in un gioco caleidoscopico e avventuroso come poche, pochissime volte si è visto. Impossibile citare tutte le situazioni curiose, gli incastri (mai stridenti) e le stesse battute. Deliziosi anche Xisa e il fratellino, un Xiri di sei anni con due grandi occhi, alle prese con una cisterna d'acqua (per loro meravigliosa realtà) e con una Jena ridens (che ha ben ragione di farlo anche lei). Niente messaggi fumosi: solo gli spazi smisurati del Continente nero e poi scimmie burlone, giraffe attonite di fronte a quei poveri bianchi in angustie, un petulante tasso attaccato con i denti agli stivaletti di Stephen, struzzi gelosi delle loro uova. Un vero spasso, uno scoppiettìo incessante di comicità.

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