LE COMICHE

Valutazione
Inaccettabile, Scurrile
Tematica
Genere
Farsesco
Regia
Neri Parenti
Durata
89'
Anno di uscita
1990
Nazionalità
Italia
Titolo Originale
LE COMICHE
Distribuzione
Penta Distribuzione
Soggetto e Sceneggiatura
Leo Benvenuti, Piero de Bernardi, Alessandro Bencivenni, Domenico Saverni, Neri Parenti
Musiche
Bruno Zambrini
Montaggio
Sergio Montanari

Sogg. e Scenegg.: Leo Benvenuti, Piero de Bernardi, Alessandro Bencivenni, Domenico Saverni, Neri Parenti - Fotogr.: (normale/a colori) Roberto Gerardi, Sandro Tamborra - Mus.: Bruno Zambrini - Montagg.: Sergio Montanari - Dur.: 89' - Produz.: Mario Cecchi Gori, Vittorio Cecchi Gori

Soggetto

due modesti comici in fuga davanti ad una locomotiva "escono" dallo schermo del cinema e si trovano immischiati in avventure quotidiane. Restauratori in una Chiesa dove si celebra un matrimonio, finiscono con lo sconvolgere gli sposi, gli invitati e il rito stesso. Assunti da un benzinaio danno prova di storditaggini distruggendo la stazione di servizio. Così presso un albergo sulle Alpi dove, sempre a causa dei guasti provocati come piazzisti di una macchina schiumogena lavapavimento, sono obbligati dal padrone a far da sguatteri per ripagare i danni. Impassibili, i due diventano agenti di pompe funebri (ancora guai) per passare a collezionare piccoli incidenti su di una spiaggia gremita di vacanzieri e finire come sosia di due mafiosi siculi, che li hanno destinati a morire ammazzati al loro posto. Le avventure avranno termine solo con il rientro nello schermo, del cinema mentre la gente si allontana perché lo spettacolo è finito.

Valutazione Pastorale

i lazzi delle comiche vecchio stile hanno fatto il loro tempo, specie se ridotte a quello che si vede in questo film: si direbbe che le risate a gola spiegata non usano più. Ne "Le comiche" di Neri Parenti le ambizioni di rifarsi a moduli collaudati sono tante: tutto sul buffonesco, sulla (falsa) ingenuità, sulle smorfie e sui capitomboli. Ma inutilmente: è apprezzabile soltanto la "Gag" del contorsionista deceduto, bloccato dal rigor mortis mentre è un inestricabile groviglio di braccia e gambe. Villaggio e Pozzetto, sia pure con diversità di goffaggini, annaspano, ruzzolano, spandono vernici e schiume, si fanno coraggiosamente da spalla reciproca. Da respingere fermamente quella voragine di cattivo gusto a dire poco che è il matrimonio in Chiesa, con le teste dei due attori che appaiono a turno mugugnando dentro il Tabernacolo con il dileggio della figura del celebrante ed un cocktail di dettagli uno più melenso e irriverente dell'altro. Mai i mostri sacri del cinema muto si sarebbero fatti manipolare in scenette del genere e mai sceneggiatori e registi di quell'epoca mitologica si sarebbero permessi di far vedere al colto e all'inclita il Papa regnante che scia fra quattro svizzeri, i quali poi maldestramente lo fanno cadere con un tonfo sulla neve. Quando per far ridere si mobilita lo scurrile, il cialtronesco e l'irriverente, lo scopo del film è fallito.

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