LEGAMI DI FAMIGLIA *

Valutazione
Accettabile-riserve, Problematico
Tematica
Famiglia
Genere
Drammatico
Regia
Jonathan Kaplan
Durata
102'
Anno di uscita
1990
Nazionalità
Stati Uniti
Titolo Originale
IMMEDIATE FAMILY
Distribuzione
Columbia Tri Star Films Italia
Soggetto e Sceneggiatura
Barbara Benedeck
Musiche
Brad Fiedel
Montaggio
Jane Kurson

Sogg. e Scenegg.: Barbara Benedeck - Fotogr.: (normale/a colori) John W. Liddley - Mus.: Brad Fiedel - Montagg.: Jane Kurson - Dur.: 102' - Produz.: Lawrence Kasdan

Interpreti e ruoli

Glenn Close (Linda Spector), James Woods (Michael Spector), Mary Stuart Masterson (Lucy Moore), Kevin Dillon (Sam), Linda Darlow (Susan Drew), Mimi Kennedy, Charles Levin, Alma Beltram, Jane Greer, Jessica James

Soggetto

Lucy, parrucchiera diciassettenne di Seattle, insofferente della scombinata e sciatta famiglia d'origine, s'innamora dell'immaturo Sam; operaio precario con velleità musicali. Ne rimane incinta e decide di tenersi il bambino. Nell'impossibilià di provvedere in maniera autonoma al nascituro, sopratutto per mancanza di alloggio, cerca una coppia disposta ad adottarlo, e fa mettere per questo un'inserzione sui giornali. Viene così a contatto con i coniugi Linda e Michael Spector, due facoltosi professionisti, che da tempo tentano inutilmente e con ogni mezzo di avere un figlio. Con procedimento tipicamente americano gli Spector la sottopongono a un interrogatorio dettagliatissimo, al fine di garantirsi, per quanto è possibile, circa la sanità fisica e psichica di Lucy, di Sam e dei relativi ascendenti. Nella bella casa degli Spector cominciano subito i preparativi per accogliere il bambino: camera con culla, trine, ninnoli ed ogni confort, mentre tra Lucy e gli Spector s'instaura un legame affettuoso seppure, da ambe le parti, istintivamente guardingo. Gli Spector assistono, emozionatissimi al parto di Lucy, e prendono immediatamente in consegna il neonato, che, d'accordo con la ragazza, è già il loro piccolo William. Senonchè l'istinto materno di Lucy prevale. La ragazza cambia idea e decide di tenersi il figlio, che, per lei, è ora il suo piccolo Andry. Con grande delusione dei due Spector, Lucy lascia la clinica e torna col bambino dal suo ragazzo. Ma Sam è stato licenziato, non dispone se non di un sottoscala disordinatissimo e ingombro dei suoi inutili strumenti musicali, dimostrandosi per giunta estremamente impacciato e maldestro col neonato. Lucy prova a bussare alla porta dei suoi scombinati genitori, ricevendone indifferenza e rifiuto. Non le resta che riportare agli Spector il piccolo Andry, il quale nuovamente chiamato William, rende felici i genitori adottivi. A Lucy resta solo un simbolico e malinconico legame col figlio.

Valutazione Pastorale

il film è piuttosto insolito, e il regista ha, se non altro, il merito di non essersi allineato alle tematiche ripetitive alle quali il cinema americano ci ha assuefatti. Il delicato tema della maternità irresponsabile e dell'adozione "dal grembo" non è però affrontato adeguatamente. Ciò che in realtà prevale nel film è il disagio della coppia ricca di "cose", cui manca solo il figlio, come irrinunciabile completamento di benessere e di pienezza. Lo stesso risveglio del senso materno in Lucy si direbbe utilizzato dal regista come ulteriore prova della sventatezza della ragazza, (che se ne va col figlio senza la minima garanzia di poter provvedere al suo mantenimento) e quindi a sostegno di una specie di "diritto al figlio" della coppia sterile, anzichè del diritto del bambino di restare nella famiglia naturale. Meno ancora viene evidenziato il dramma umano della giovane donna alle prese con i problemi di una maternità per così dire "fortuita". L'impressione è rafforzata dalla sproporzione narrativa del film, attento fino al dettaglio a rendere il senso di inappagamento della coppia facoltosa senza figli, ma sbrigativo nei confronti del dramma dei due giovani e delle componenti familiari, umane e sociologiche non certo estranee al loro comportamento. Il finale poi è piuttosto edulcorato: contenta la coppia sterile, ridente il piccolo adottato, di nuovo insieme i due giovani innamorati. Il problema, è vero, rimane aperto, grazie a qualche rimando di sfuggita, che può far intravvedere la complessità della situazione a uno spettatore attento e sensibile e rendere perciò il film occasione di riflessione e dibattito, ma nell'insieme l'impianto drammatico rimane fragile, nonostante la recitazione intensa di Mary Stuart Masterson, una Lucy adolescente e sprovveduta, ma già a suo modo volitiva e pensosa di fronte al dramma di una maternità non aspettata.

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