LEOLO

Valutazione
Inaccettabile, Negativo
Tematica
Genere
Drammatico
Regia
Jean Claude Lauzon
Durata
109'
Anno di uscita
1994
Nazionalità
Francia
Titolo Originale
LEOLO
Distribuzione
Multi Media Film
Soggetto e Sceneggiatura
Jean Claude Lauzon
Musiche
Marcel Pothier, Richard Gregoire
Montaggio
Michel Arcand

Sogg. e Scenegg.: Jean Claude Lauzon - Fotogr.: (normale/a colori) Guy Dufaux - Mus.: Marcel Pothier, Richard Gregoire - Montagg.: Michel Arcand - Dur.: 109' - Coproduz.: Les Productions Du Verseau, Flach Film, Francia-Office National Du Film, Canada

Interpreti e ruoli

Maxime Collin (Leolo), Ginette Reno (Madre), Julien Guiomar (Nonno), Giuditta Del Vecchio (Bianca), Yves Montmarquette (Fernand), Genevieve Samson (Rita), Roland Blouin (Padre), Pierre Bourgault, Andrèe Lachapelle, Denys Arcand, Germain Houde, Lorne Brass, Francis St-Onge

Soggetto

nato "stranamente" in Canada, Leo Lauzon, che ribadisce continuamente di chiamarsi Leolo Lozzone, vive con una numerosa famiglia, ove regna l'ossessione per le funzioni escretorie: il padre, un grasso operaio, dispensa purganti alla numerosa prole, e la madre stimola in bagno con l'esempio le sullodate funzioni nel giovane rampollo, il quale vende giornali ad un pescivendolo col fratello maggiore, Fernand, cui viene fratturato il naso da un teppista rivale in affari. Leo è innamorato di Bianca, ragazzina figlia di immigrati siciliani, che "affitta" il suo corpo al nonno di Leolo, finito in manicomio per aver tentato di affogare il nipote che lo ha spruzzato con le pinne, nuotando in una vasca di gomma. Leolo ha anche due sorelle maggiori pazze: Nanette che va periodicamente in manicomio, e Rita, bulimica e autistica, alla quale ha affidato la sua collezione di animali, che vive in cantina. Leolo, che manifesta tendenze suicide, si applica alla lettura dell'unico libro reperibile in casa, e a disgustose pratiche autoerotiche, stimolato dagli accoppiamenti del nonno con Bianca o da immagini oscene. Fernand, che è diventato un culturista, usa Leo come subacqueo per recuperare ami in un canale-discarica, ma il teppista lo picchia di nuovo. Leo tenta di impiccare il nonno con una carrucola, ma finisce al manicomio, dove frattanto è finita Rita. Tornato in libertà, assiste alla violenza di un amichetto ad una povera gatta, e partecipa con un altro a giochi erotici con la prostituta Regina. Evidentemente insoddisfatto, tenta il suicidio, ma viene di nuovo ricoverato in manicomio, dove tentano di calmarne l'eccessiva vivacità mettendolo a bagno in acqua ghiacciata.

Valutazione Pastorale

un delirante racconto, commentato da un io adulto narrante e postillato dalle apparizioni del "Domatore", figura ieratica di filosofo-vagabondo che recupera lettere e diari nei cassonetti che conserva nella sua magione illuminata da centinaia di candele. Non si sa se definire questa storia evidentemente autobiografica ripugnante, angosciante, o semplicemente delirante. E' tutte e tre le cose, in effetti, con un evidente rapporto di odio-amore per la Sicilia, vista sempre attraverso la soglia del sogno, ed in immagini da cartolina, se si eccettua la squallida prima sequenza del contadino che masturbandosi sulla cesta dei pomodori destinati ad essere spediti in Canada darà vita al mostro protagonista. Sequela di ossessioni scurrili e patologico-sessuali, il film si avvale di un'altrettanto demenziale ed inquietante colonna sonora che mescola mantra tibetani alla Misa Criolla di Ramirez e di una fotografia nitida e disperata per la verità di grande suggestione. Per l'alto potenziale provocatorio, tra il malsano ed il disgustoso, che proietta la sua livida e mefitica atmosfera sullo spettatore, oppresso da tanto insistente squallore, il film risulta totalmente negativo.

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