LEVIATHAN

Valutazione
Consigliabile, Problematico, dibattiti **
Tematica
Famiglia - genitori figli, Male, Politica-Società, Tematiche religiose
Genere
Drammatico
Regia
Andrey Zvyagintsev
Durata
140'
Anno di uscita
2015
Nazionalità
Russia
Titolo Originale
Leviathan
Distribuzione
Academy Two
Musiche
Philip Glass
Montaggio
Anna Mass

Orig.: Russia (2014) - Sogg. e scenegg.: Oleg Negin, Andrey Zvyagintsev - Fotogr.(Scope/a colori): Mikhail Kritchman - Mus.: Philip Glass - Montagg.: Anna Mass - Dur.: 140' - Produz.: Alexander Rodnyansky, Sergey Melkumov.

Interpreti e ruoli

Alexey Serebryakov (Kolia), Elena Lyadova (Lilya), Vladimir Vdovitchenkov (Dimitri), Roman Madyanov (Vadim Shelevyat), Anna Ukolova (Angela), Alexey Rozin (Pacha), Sergey Pokhodaev . (Roman)

Soggetto

Nord della Russia, in un villaggio vicino al mare di Barents, Kolia possiede un'officina situata proprio accanto alla casa dove vive con la moglie Lilia e il figlio Roman, nato da un precedente matrimonio. Vadim, sindaco del villaggio, ha messo gli occhi sull'officina, sulla casa e sulla terra che li circonda. Alcuni tentativi per convincere l'uomo a vendere vanno a vuoto, e allora Vadim passa ad argomenti più decisi. Comincia per Kolia una serie di eventi tragici che lo portano ad assistere alla distruzione delle sue proprietà...

Valutazione Pastorale

Un individuo, uno Stato che lo segue e lo controlla. L'alleanza tra uomo e Stato è da sempre un tema molto discusso in Russia. "Se il mio film -dice Zvyagintsev- é radicato in Russia è perché io non sento parentela, legame genetico con nessun altro paese. Ma sono anche profondamente convinto che in qualunque società ognuno di noi vive, tutti dovremmo confrontarci un giorno con questa alternativa: vivere come uno schiavo o vivere come un uomo libero". E' una storia eterna, l'origine della quale può essere cercata nella parabola biblica del calvario di Giobbe. Evidente è anche il riferimento al lavoro del filosofo Thomas Hobbes e alla figura del Leviathan. Riferimenti importarti per una struttura narrativa che cresce in forza e intensità espressiva: la vicenda di Kolja, vittima sacrificale, si addentra in un labirinto morale sempre più intricato. L'uomo solo accetta di andare al sacrificio contro lo Stato e la Chiesa, due poteri che affliggono e blandiscono. Dopo la dilaniata poesia del film d'esordio "Il ritorno" (Leone d'oro a Venezia 2011), il regista compone un nuovo affresco di stordente bellezza e di aspra poesia. Rappresenta esseri umani privi di etica in uno scenario in cui ogni ricordo della vecchia Unione Sovietica è cancellato e dove tuttavia anche la nuova Russia non se la passa tanto bene. I pilastri sui quali si dovrebbe fondare la società (politica, religione, educazione, giustizia) procedono in ordine sparso, tra delusioni, cinismo, egoismo. Storia corposa, intensa, come sintesi di un mondo che non sa(o non vuole) essere cambiato. Opera polifonica, poema ruvido e lirico, grande film visionario, addolorato e accorato che, dal punto di vista pastorale, è da valutare come consigliabile, problematico e adatto per dibattiti.

Utilizzazione

Il film può essere utilizzato in programmazione ordinaria e, meglio, in successive occasioni come punto di partenza per approfondite riflessioni sugli argomenti che affronta, tanti, seri, simili quasi ad una enciclopedia universale.

Le altre valutazioni

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