L’OCCHIO DELLA MORTE

Valutazione
Inaccettabile, Truculento
Tematica
Genere
Thrilling
Regia
Robert Kirk
Durata
90'
Anno di uscita
1990
Nazionalità
Stati Uniti
Titolo Originale
SHADOW OF DEATH
Distribuzione
Artim M.
Soggetto e Sceneggiatura
Rex Hauck, Peter Garrity
Musiche
Patrick O'Hearn
Montaggio
Mark Rosen Baum

Sogg. e Scenegg.: Rex Hauck, Peter Garrity - Fotogr.: (normale/a colori) Chuy Elizondo - Mus.: Patrick O'Hearn - Montagg.: Mark Rosen Baum - Dur.: 90' - Produz.: Peter Garrity, Rex Hauck - Vietato ai minori degli anni quattordici

Interpreti e ruoli

Deborah Foreman (Susan Malone), Clayton Rohner (David Harris), Lyle Alzado (Ivan Moser), Anthony Perkins (Robert Edwards), Tobias Andersen (Russell), Lannie Garrett (Sharon Fox), Jim Turner (Rewire), Pat Mahoney, David Kristin

Soggetto

in seguito a una rissa micidiale all'interno di un carcere americano di massima sicurezza, il gigantesco Ivan Moser, pluriomicida, viene condannato alla sedia elettrica. Durante l'esecuzione un corto circuito mette in allarme l'intero carcere, mentre perdono la vita il cappellano che assiste il condannato e lo stesso boia. Successivamente a questi fatti il carcere viene abbandonato. Tre anni dopo, lo spregiudicato regista Robert Edwards ottiene quel carcere in degrado come set per i suoi due film: "Una donna dietro le sbarre" e "Bambole nella casa della morte". Durante le riprese accadono le cose più truci: alle prove, con un manichino-donna sulla sedia elettrica, un improvviso rialzo di tensione fa saltare l'impianto e disciogliere la cera sul volto del manichino; viene trovata sotto la lugubre sedia un'enorme scarpa appartenuta a Moser; scompare il direttore del carcere David Harris, uno dei tecnici della troupe, sceso nei sotterranei con la sua ragazza Susan Malone per riattivare la corrente finisce nella fogna, dove intravvede la mano di un morto; risalito a stento, ha molte difficoltà a reagire agli incubi di Susan, che si riveleranno premonizioni. Ivan Moser non è morto: salvato da padre Russell ora custode del carcere mediante un blak-out provocato ad arte, si aggira fra i resti in degrado dell'edificio, seminando morte. In un ossessivo susseguirsi di atrocità, annienta via via l'intera troupe: grazie all'intervento di David, Moser morirà tra le fiamme.

Valutazione Pastorale

nel ginepraio confuso del racconto escogitato dal regista è impresa quasi disperata ritrovare in qualche modo il succedersi stesso dei fatti. Il film infatti, oltre l'affastellarsi insopportabile di immagini truculente che non danno tregua, è contrappuntato ossessivamente prima da spezzoni di un programma televisivo, poi da scene domestiche (ed erotiche) fra i due principali protagonisti, Susan e David; dai capricci extra set della primadonna; dalle indagini di David sulla rivolta nel carcere e dalle pizze del regista. I ritorni ghignanti del non mai morto Moser continuano interrottamente mentre il film procede stancamente in tutti i modi plausibili e non fino alla conclusione finale.

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