LUNA PARK ***

Valutazione
Complesso, Discutibile, Dibattiti
Tematica
Politica-Società
Genere
Drammatico
Regia
Pavel Lounguine
Durata
105'
Anno di uscita
1993
Nazionalità
Francia
Titolo Originale
LUNA PARK
Distribuzione
Mikado Film
Soggetto e Sceneggiatura
Pavel Lounguine
Musiche
Isaac Schwartz
Montaggio
Elisabeth Guido

Sogg. e Scenegg.: Pavel Lounguine - Fotogr.: (panoramica/a colori) Denis Evstigneev - Mus.: Isaac Schwartz - Montagg.: Elisabeth Guido - Dur.: 105' - Produz.: Ima Films, L. Production, Ciby 2000

Interpreti e ruoli

Oleg Borisov (Naoum), Andrei Goutine (Andrei), Natalia Egorova (Aliona), Nonna Mordioukova (Boris Ivanovich), Michael Goloubovich, Alixandre Feklistov, Tatiana Lebedkova, Alexandre Savin, Igor Zolotovitski, Lia Markovich

Soggetto

a Mosca il giovane Andrei, capo di una banda di giovani violenti di estrema destra, "I Ripulitori" autentici persecutori di stranieri, omosessuali e in primo luogo ebrei, vive come un animale selvaggio, nulla sapendo dei genitori. Egli si trova dinanzi a dubbi e misteri e, comunque, la possibile esistenza del padre –definito da altri come qualcuno da eliminare- lo interessa ed attira. Messosi alla sua ricerca, Andrei raccoglie vaghe indicazioni; si fa prestare un'arma da un suo gigantesco e anziano amico muto, Alambicco; parla con Aliona, una bionda ubriacona che lavora come clown tra le giostre, la quale lamenta di essere stata a suo tempo sedotta e poi lasciata da un ebreo. Andrei allora conosce e frequenta Naoum, un colto israelita, professore di medicina (ridottosi a fare analisi alle urine), in più pianista di vaglia, assai stravagante, e spesso lo visita nella sua frequentatissima casa moscovita, dove il giovane nota e sottrae un giorno la foto di una bellissima donna. Naoum è stato un incallito donnaiolo e Andrei potrebbe essere nato da una avventura di lui. Poi viene a conoscenza che Naoum è davvero ebreo, poiché sta presentando a tanti suoi ex colleghi ed amici Andrei come figlio proprio. Impetuosamente Andrei svela la storia al vice della sua banda. Da qui si susseguono vari incidenti: a Naoum viene buttata all'aria la casa, gli viene prelevato il portafoglio (poi restituito), mentre Andrei, stretto troppo nelle braccia di Alambicco, rischia di rimanere soffocato e magari anche appeso ad un filo di ferro. Lo salva, per sue macchinazioni, Boris Ivanovich, agente dei servizi segreti anche se di razza ebrea che, in combutta con Aliona, ingaggia Andrei, lo induce a mettere microfoni nell'alloggio del presunto padre, alloggio che è –a quanto Boris afferma- un covo di ribelli e traditori da smantellare. Intanto, non solo con il gesso è stato tracciato sulla porta di Naoum il segno distintivo dei "Ripulitori", ma Boris ha fatto prendere Naoum. È stato incappucciato e si trova accanto ad Aliona su uno dei vagoncini dell'otto volante, destinato ad essere crudelmente eliminato. Andrei da prima lancia una delle bombe prese da Alambicco contro il rifugio dei compagni nel sottosuolo del Luna Park e lo fa saltare; poi tenta di bloccare il macchinario del carosello, ne strppa Naoum e dà alle fiamme il gigantesco armamento, dove Aliona, cantando Wagner, come impazzita su di un vagone in corsa muore nell'incendio. Fuggiti i due in treno verso la Siberia per vivere e lavorare lontano da Mosca, Andrei fa vedere al vecchio la foto della bella donna sottrattagli in casa. E qui Naoum scoppia a ridere, trascinando poi nel riso il giovane: la madre non è la foto del ritratto, ma –come lo è stata anche Aliona- solo una delle molte giovani vittime di Naoum. Ormai fra falsità, trame oscure, paure ed eventi pericolosi, ciò che importa è che nella vita i due si siano conosciuti e legati, lasciandosi alle spalle perversità, ingiustizie e violenze.

Valutazione Pastorale

Andrei è un giovane coriaceo , è di una durezza di granito, in cui perfino dietro i tratti del volto un pò ottuso, si intravedono tuoni e lampi. Il processo psicologico che la vita gli impone è lento, ma la scorza formatasi sul cuore cadrà in pezzi ed il lievito dei sentimenti completa ed arricchisce l'altra ricerca: quella della "identità", che affranca e nobilita il personaggio, cui si offre amicizia, prima ancora dell'amore. La fuga a due –con quella foto di donna esibita nel treno in corsa verso la Siberia- si conclude felicemente. La fine della emarginazione sarà il possibile suggello per il vecchio Naoum ed il giovane, che si lasciano alle spalle una muraglia di oppressioni, microfoni rivelatori, imbrogli, falsificazioni e delitti. Insomma si sono incontrati e, a questo punto, sono davvero come padre e figlio, anche se soggetti ambedue per fatale condanna alle radici e al destino dell' "ebreo errante". Bellissimo drammatico tema. Essenziale anche il ruolo affidato all'eccellente attore Oleg Borisov, che ha fatto di Naoum un personaggio indimenticabile, per pazienza e intelligenza, per vivezza culturale e amabili stravaganze, in quella sua pazzesca abitazione, nei rapporti con altri uomini e donne e per i suoi vuoti di memoria (voluti o meno che siano). Molti con Naoum i riferimenti e le citazioni allo sterminato patrimonio letterario russo, senza che mai, tuttavia, non un solo dettaglio dotto gravi la narrazione. Ma nel film di Pavel Loungouine non si impone solo per la trama, senz'altro interessante ed insolita. Esso ammalia, assicura una costante tensione, riflette nubi sinistre, passa dal forte all'ironia, utilizza registri drammatici, per innestare bruscamente quelli sul sardonico. Tutto in un quadro che, al di là dell'allegoria (sempre leggibile) o dentro di essa, affronta nodi molteplici senza oscurità oltrechè passaggi o immagini, giocati sul surreale. A proposito di immagini, memorabile la "partenza" di Aliona (bionda e pettoruta come Brunhilde) che canta Wagner muovendosi su uno dei vagoncini verso l'incendio del "Luna Park". Il film è uno di quei rari prodotti, in cui l'ordito della narrazione cerca e crea spazi e dialoghi che ad essa non fanno mancare nulla, anche a ragionare sotto il profilo del montaggio. È un film che è fatto con il Cinema e per il Cinema, abile nelle frustate brucianti, essenziale nei gesti e nelle parole, acutissimo nelle allusioni (Russia "prima", Russia oggi) visceralmente umano (come sempre sono i Russi, liberi o oppressi che si ritrovino) e come sempre appaiono in genere i film dell'Est Europeo. Da citare anche la incisività della fotografia. A parte i valori che si è inteso di attestare o esaltare e quel finale aperto alla speranza, sotto il profilo puramente formale vi è nel film di Lounguine qualcosa in più, che un regista acquista di norma con il tempo e l'esperienza: ossia lo stile.

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