MANDERLAY

Valutazione
Discutibile, Problematico, dibattiti **
Tematica
Giustizia, Libertà, Male, Metafore del nostro tempo, Politica-Società, Razzismo, Sessualità
Genere
Metafora
Regia
Lars Von Trier
Durata
139'
Anno di uscita
2005
Nazionalità
Danimarca, Francia, Gran Bretagna, Svezia
Titolo Originale
Manderlay
Distribuzione
01 Distribution
Musiche
brani di autori vari
Montaggio
Molly Marlene Stensgard

Orig.: Danimarca/Francia/Gran Bretagna/Svezia (2005) - Sogg. e scenegg.: Lars Von Trier - Fotogr.(Scope/a colori): Anthony Dod Mantle - Mus.: brani di autori vari - Montagg.: Molly Marlene Stensgard - Dur.: 139' - Produz.: Vibeke Windelov.

Interpreti e ruoli

Bryce Dallas Howard (Grace), Isaach De Bankolè (Timothy), Danny Glover (Wilhelm), Willem Dafoe (padre di Grace), Lauren Bacall (Mom), Chloe Sevigny (Philomena), Jean-Marc Barr (Robinsson), Michael Abiteboul (Thomas), Virgile Bramly (Edward), Dona Croll (Venus), Llewella Gideon (Victoria), Udo Kier (Kirspe), Emmanuel Idowu (Jim)

Soggetto

USA, 1933. Lasciata Dogville, Grace cerca un nuovo posto dove stabilirsi. Diretta verso gli stati del sud, arriva in Alabama e qui viene fermata da Flora, una schiava nera che chiede il suo aiuto per evitare le frustate a Timothy, accusato di aver rubato del vino. Grace capisce di essere in una piantagione, dove vige ancora la legge della schiavitù. Decide allora di fermarsi in quel luogo e, quando Mam, la padrona, muore, si mette in testa di insegnare il modo migliore di vivere a quel gruppo di persone che si trovano a dover gestire la loro 'libertà'. Per un po' Grace cerca di applicare alla vita quotidiana i principi della 'democrazia', ma ogni giorno i problemi aumentano. Ben presto all'entusiasmo iniziale succedono rivalità dell'uno contro l'altro che richiedono l'introduzione di misure restrittive. Finisce che Grace prende a frustate Timothy, e subito dopo scappa da Manderlay.

Valutazione Pastorale

Al pari di "Dogville" (2003), anche questo secondo capitolo della trilogia dedicata da Von Trier all'America é girato interamente in studio a Copenaghen, con scheletri di edifici ricostruiti come quinte teatrali e con la voce f.c. a commentare lo svolgersi della situazione. Ecco dunque di nuovo Grace alle prese con un altro 'topos' della cultura e della società americane, la schiavitù. Si parla del passato, ma, senza ch si debbano fare grandi sforzi, si capisce che, metaforicamente, l'obiettivo di Von Trier dall'ieri si spinge fino ad oggi. Anzi l'architettura politica e sociale che presiede all'evoluzione della vicenda, finisce per descrivere un vero e proprio tratttao filosofico sui temi della nascita e della formazione di una comunità. Appena liberi di autodeterminarsi, uomini e donne di colore mostrano di non saper trovare le giuste formule della convivenza né di saper cogliere gli aiuti esterni. Fallisce così Grace, la 'bianca' che voleva essere solidale, falliscono i 'neri' che non sanno governarsi, fallisce l'America che non trasmette 'democrazia'. La speranza di una integrazione é difficile, la libertà non é un regalo. Amaro, pessimista, quasi nichilista, Von Trier provoca e tuttavia lascia qualceh segno. La felicità c'é, e va cercata con ostinazione. Dal punto di vista pastorale, segnalato qualche passaggio abbastanza scabroso, il film, nell'insieme, é da valutare come discutibile, problematico e adatto per dibattiti. UTILIZZAZIONE: il film é da utilizzare in programmazione ordinaria con attenzione per la presenza di minori. E' da proporre in occasioni mirate, come avvio alla riflessione sui molti temi sopra indicati. Attenzione é da tenere per i minori anche in vista di passaggi televisivi o di uso di VHS e DVD.

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