Minari

Valutazione
poetico, Raccomandabile, Adatto per dibattiti
Tematica
Bambini, Dialogo, Ecologia, Educazione, Emigrazione, Famiglia, Famiglia - genitori figli, Fede, Lavoro, Libertà, Malattia, Matrimonio - coppia, Metafore del nostro tempo, Politica-Società, Povertà, Solidarietà, Tematiche religiose
Genere
Drammatico
Regia
Lee Isaac Chung
Durata
115'
Anno di uscita
2021
Nazionalità
Stati Uniti
Titolo Originale
Id.
Distribuzione
Academy Two
Soggetto e Sceneggiatura
Lee Isaac Chung
Fotografia
Lachlan Milne, ACS NZCS
Musiche
Emile Mosseri
Montaggio
Harry Yoon, ACE
Produzione
Dede Gardner, Jeremy Kleiner, Christina Oh, Brad Pitt, Josh Bachove, Steven Yeun. Casa di produzione: Plan B

Candidato a 6 premi Oscar nel 2021, "Minari" ha vinto la statuetta per l'attrice non protagonista Yoon Yeo-jeong. Il film ha ottenuto anche il Golden Globe come miglior opera straniera

Interpreti e ruoli

Steven Yeun (Jacob), Yeri Han (Monica), Noel Kate Cho (Anne), Alan Kim (David), Yuh-jung Youn (la nonna Soonja), Will Patton (Paul)

Soggetto

Stati Uniti anni ’80. In Arkansas si trasferisce una famiglia di origini sudcoreane con il sogno di mettere su una coltivazione di vegetali tipici dell’Asia. Le difficoltà non sono poche, ma la loro tenacia-resilienza brilla nell'orizzonte del sogno americano...

Valutazione Pastorale

È un film che rimane addosso “Minari”, anzi che si spinge dentro sin nelle pieghe del cuore. L’opera del regista sudcoreano-statunitense Lee Isaac Chung conquista per la sua delicatezza e poesia nel tratteggiare il sogno di tanti migranti, che percorrono la terra a stelle e strisce con il desiderio di futuro, di una vita migliore per loro ma soprattutto per i figli, per la generazione a venire. “Minari” ha avuto accoglienze favorevoli ovunque, a cominciare dal Sundance Film Festival, passando poi per i Golden Globe, i Bafta e ora gli Academy Awards, i 93. Oscar, dove l’opera corre per sei premi pesanti: è in lizza come miglior film, regia e sceneggiatura originale, tutto a firma di Lee Isaac Chung, come pure per le interpretazioni di Steven Yeun, nella categoria attore protagonista, e di Yuh-jung Youn, attrice non protagonista; c’è anche una nomination per la riuscita colonna sonora di Emile Mosseri. Anzitutto la storia: siamo negli Stati Uniti negli anni ’80, nella zona rurale dell’Arkansas dove si trasferisce una famiglia di origini sudcoreane, acquistando un fazzoletto di terra nella regione dell’Ozark. Capofamiglia è Jacob (Steven Yeun), trentenne sposato con Monica (Yeri Han), genitori della preadolescente Anne (Noel Kate Cho) e del piccolo David (Alan Kim, incredibilmente espressivo), di appena sette anni. Jacob ha il sogno di mettere su una coltivazione di vegetali tipici dell’Asia, per poterli vendere e condividere con la nutrita comunità di migranti ormai stanziali in America. Facendosi aiutare dal veterano Paul (Will Patton), un agricoltore ultrareligioso dai modi pacati e accoglienti, Jacob si dedica anima e corpo al suo progetto, ma il terreno non sembra rispondere ai suoi sforzi; l’acqua poi non arriva, non basta mai. Nonostante questo Jacob non si arrende, neanche davanti ai tentennamenti della moglie Monica, spaventata dal rischio della bancarotta e imbarazzata dall’abitare in una casa con le ruote a bordo dei campi. A smorzare la tensione sono in primis i due bambini, soprattutto David, con il suo incedere sognante e dolcemente ribelle; e poi la nonna Soonja (Yuh-jung Youn), la madre di Monica, che arriva dalla Corea con una carica di simpatica eccentricità portando scompiglio in casa ma anche tanta energia. E proprio a lei si deve l’intuizione di piantare i semi di Minari, un’erba piccante tipica della cucina asiatica che raggiunge una fioritura più rigogliosa alla seconda stagione di crescita. Alla sua quarta regia, Lee Isaac Chung con “Minari” firma il film della svolta. L’autore fa centro con una storia che fonde ricordi personali, quelli della sua famiglia, con la memoria comune di un Paese, con la grande Storia americana, quella che vibra sulle note dell’accoglienza, di cui parla il celebre brano “This Land Is Your Land”. “Minari” ci consegna il racconto di un sogno, di un sogno possibile, quello di una famiglia simbolo in verità della grande e variegata comunità di migranti che fanno rotta verso l’America, attratti dalle promesse di un luogo dove tutto sembra essere possibile, dove chiunque può trovare posto e domani. “Minari” è una suggestione poetica sul bisogno di integrazione sociale, di accoglienza, ma anche di custodia delle proprie radici identitarie: Jakob e la sua famiglia vogliono essere americani, ma senza rinnegare se stessi, il proprio passato. Lo stile narrativo di Lee Isaac Chung ammalia e conquista per nitidezza, pulizia visiva e grande realismo, che si muove però non sul binario dell’esasperazione bensì sulle note piene della speranza. E così la famiglia di Jacob per certi versi finisce per rievocare l’immagine di quei vecchi coloni alla conquista della frontiera americana, quelli che di fatto hanno edificato e reso grande il Paese a stelle e strisce, uomini e donne che per primi hanno dato il via al sogno. “Minari” è una bellissima e struggente metafora sociale per il nostro tempo un po’ incerto, un film che predispone all’ascolto e all’incontro; dal punto di vista pastorale è da valutare come raccomandabile, poetico e adatto per dibattiti.

Utilizzazione

Il film può essere utilizzato in programmazione ordinaria e in successive occasioni di dibattito per approfondire il tema della famiglia, il dialogo genitori-figli, in particolare la figura del padre nell'anno pastorale dedicato a san Giuseppe. Ancora il tema dell'integrazione sociale, del dialogo interculturale. "Minari", che attinge alla biografia del regista Lee Isaac Chung, è una potente metafora sul nostro presente, seppure racconti gli anni '80 negli Stati Uniti.

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