OCCHIO INDISCRETO ***

Valutazione
Complesso, Discutibile, Dibattiti
Tematica
Genere
Drammatico
Regia
Howard Franklin
Durata
99'
Anno di uscita
1992
Nazionalità
Stati Uniti
Titolo Originale
THE PUBLIC EYE
Distribuzione
U.I.P.
Soggetto e Sceneggiatura
Howard Franklin
Musiche
Mark Isham
Montaggio
Evan Lottman

Sogg. e Scenegg.: Howard Franklin - Fotogr.: (normale/a colori) Peter Suschitsky - Mus.: Mark Isham - Montagg.: Evan Lottman - Dur.: 99' - Produz.: Sue Baden-Powell

Interpreti e ruoli

Joe Pesci (Leon Bernstein), Barbara Hershey (Kay Levitz), Stanley Tucci . Jerry Adler (Sal Minetto), Jared Harris (Arthur Nabler), Dominic Chianese (Danny), Richard Foronjy (Marc-Anthony Spoleto), Richard Riehle, Gerry Becker, Del Close, Bob Gunton

Soggetto

Leon Bernstein, in arte "Bernzini", campione dei fotografi "free lance" di un'America alle prese con i problemi della recessione degli anni '40, fotografa di tutto, ma soprattutto morti ammazzati e gangster. Conosce tutti i poliziotti e tutti i delinquenti, e mantiene prudentemente un atteggiamento neutro dal punto di vista etico: lui fotografa soltanto, e tenta invano di vendere un album di istantanee ad un editore che glielo pubblichi. Incontra ad un party una fascinosa vedova, Kay Levitz, che ha ereditato un club dal marito, ma si vede spuntare presunti soci, non molto graditi, da ogni parte. Tra tutti spicca tale Portofino, che allude a misteriose collusioni tra lui ed il defunto consorte di lei. Leon promette di aiutarla, ma Portofino viene trovato morto. L'FBI minaccia Bernzini pensando che sappia qualcosa, e così fa la mafia. Insospettito, Bernzini manomette lo schedario della Polizia e scopre che il fascicolo Portofino è censurato, ma fa riferimento alla "Benzina nera", ossia il racket dei buoni benzina in cui era implicato il marito di Kay, un politico e le due principali famiglie mafiose, i Farinelli e gli Spoleto. Un uomo di Farinelli, Sal Minetto, fa il doppio gioco: Leon lo fotografa e lo ricatta venendo a sapere che le due bande sono in lotta per il racket della benzina, e che Sal sta per tradire l'intero clan Farinelli, che verrà massacrato in un ristorante di Little Italy. Nascosto nel locale, Leon fotografa il massacro, viene ferito, ma, prima di venir arrestato, dà le foto ad un amico perché le consegni ai giornali. Così, quando la polizia lo interroga, minacciandolo, arriva il Capo in persona con un quotidiano che lo proclama eroe del giorno. All'ospedale Kay, che ha avuto con lui un tenero quanto effimero incontro amoroso, gli confessa di averlo venduto a Spoleto in cambio del mantenimento del suo club. Ma Leon l'aveva capito, e non gli resta che lasciare, affranto, che la donna se ne vada. Dimesso, avrà l'amara consolazione di vedere il suo libro pubblicato e la sua arte apprezzata, ma avrà perso l'unico affetto della sua vita randagia e solitaria.

Valutazione Pastorale

la trama assai densa non deve far pensare alla solita storia farraginosa ed immaginifica sul gangsterismo anni '40. Qui ogni sequenza si dipana, lineare ed incisiva, con un dialogo sobrio, spesso frizzante in battute sapide ed intelligenti, con immagini tagliate come vecchie istantanee dell'epoca. Pesci si muove davanti alla camera come se questa non esistesse, tanta è la sua naturalezza, disegnando un personaggio di straordinaria efficacia, sia quando si mette la maschera del gaglioffo sornione che ha visto tutto della vita e prega i poliziotti di mettere il cappello accanto ad un cadavere perché è un particolare che piace al pubblico, o quando fotografa i barboni e i miserabili dei ghetti, o quando l'apparizione della donna, una fatale ed incisiva Barbara Hershey, fa vibrare le corde di un'umanità e di una capacità di emozione che la vita sembrava aver completamente prosciugato in lui. I personaggi di contorno sono poi tutti calibratissimi nelle rispettive parti. Purtroppo il cinismo di fondo di una vicenda assai riprovevole sotto tutti i punti di vista non consente di accettare il film, che peraltro si astiene con molta eleganza (ed è uno dei suoi non pochi meriti), da scivolate di dubbio gusto sia per quanto riguarda il dialogo, sia per le immagini che pur sgradevoli o violente non sono mai sottolineate con compiacimento.

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