POSTA CELERE

Valutazione
Discutibile, Problematico, dibattiti*
Tematica
Politica-Società, Psicologia
Genere
Drammatico
Regia
Pal Sletaune
Durata
83'
Anno di uscita
1997
Nazionalità
Norvegia
Titolo Originale
BUD BRINGEREN
Distribuzione
Mikado Film
Soggetto e Sceneggiatura
Pal Sletau
Musiche
Joachim Holbek
Montaggio
Pal Gengenbach

Sogg. e Scenegg.: Pal Sletau-ne, Jonny Halberg - Fotogr.: (Panoramica/a colori) Kjell Vassdal - Mus.: Joachim Holbek - Montagg.: Pal Gengenbach - Dur.: 83' - Produz.: Dag Nordahl, Peter Boe

Interpreti e ruoli

Robert Skjaerstad (Roy), Andrine Saether (Line), Per Egil Aske (Georg), Eli Anne Linnestad (Betsy), Trond Hovik (Saether), Henriette Steenstrup (Gina), Adne Olav Sekkelsten (Per), Trond Fausa Aurvag, Bjorn Sundquist, Karl Sundby, Rolf Arly Lund, Geil Morstad, Rolf Dolven.

Soggetto

Alla periferia di Oslo il giovane Roy svolge in maniera svogliata il lavoro di postino. Spinto dalla curiosità, apre la corrispondenza che deve recapitare, e poi, con il suo cattivo carattere, insulta i colleghi nei momenti di pausa. Vive isolato e senza amicizie, fino al giorno in cui nota una donna, Line, che dimentica le chiavi del proprio appartamento nella cassetta delle lettere. Roy prende le chiavi, entra nell’appartamento una prima volta e poi vi torna in seguito, e vede Line che cerca di togliersi la vita nella vasca da bagno. La salva e comincia a frequentarla. Solo dopo qualche tempo capisce che la ragazza è coinvolta in una pericolosa situazione di ricatti, che lo spa-venta ma nella quale finisce per farsi coinvolgere, essendosi innamorato di lei. Affronta così rischi imprevisti, fino a quando il gioco non si fa troppo grande per lui. Finiscono le illusioni del cambiamento, e ritorna la buia vita di tutti i giorni.

Valutazione Pastorale

il film apre squarci su una realtà ambientale (quella norvegese) senz’altro poco nota e poco frequentata dal cinema contemporaneo. La storia vive di minimi particolari tutti indirizzati alla rappresentazione della miseria sociale della periferia urbana, dove si muovono personaggi a loro volta preda di una miseria morale spesso affogata nell’alcool. Il prota-gonista cerca di entrare nelle vite altrui, per reagire alla sofferenza di non averne una propria. In questo gioco delicato, il sentimento d’amore diventa qualcosa di primitivo e misterioso, soprattutto difficile da comunicare. Pro-prio la difficoltà di farsi capire, di aprirsi all’altro, al vicino diventa il tratto principale del film, come una radiografia amara di una società chiusa e indif-ferente. Dal punto di vista pastorale, queste caratteristiche rendono il film problematico, per la sincerità dei motivi presentati, tra i quali, nel finale, si affaccia una piccola apertura ad una dimensione spirituale. Alcuni momenti sono meno sorvegliati, anche se motivati dall’andamento del racconto. Utilizzazione: più che in programmazione ordinaria (nella quale comunque è opportuno non coinvolgere i minori), il film è da proporre in situazioni più mirate, come proficua occasione di dibattito su quelle società del Nord Euro-pa, a lungo ritenute felici, e invece spesso attraversate da forti contrasti e contraddizioni.

Le altre valutazioni

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