RAPSODIA IN AGOSTO *

Valutazione
Accettabile, Semplice
Tematica
Anziani, Donna
Genere
Drammatico
Regia
Akira Kurosawa
Durata
95'
Anno di uscita
1991
Nazionalità
Giappone
Titolo Originale
RHAPSODY IN AUGUST
Distribuzione
Life International
Soggetto e Sceneggiatura
Akira Kurosawa tratto dal tomanzo "Nabe
Musiche
Shinichiro Ikebe
Montaggio
Akira Kurosawa

Sogg.: tratto dal tomanzo "Nabe-no-Naka" di Kiyoko Murata - Scenegg.: Akira Kurosawa - Fotogr.: (panoramica/a colori) Takao Saito, Masaharu Veda - Mus.: Shinichiro Ikebe - Montagg.: Akira Kurosawa - Dur.: 95' - Produz.: Hisao Kurosawa

Interpreti e ruoli

Richard Gere (Clark), Tomoko Ontakara, Mie Suzuki, Mitsunori Isaki, Misashi Igawa, Toshie Negishi, Narumi Kayashima, Choichiro Kawarasaki, Sachiko Murase, Hidetaka Yoshioka

Soggetto

un'anziana donna giapponese, che a Nagasaki abita ancora in una caratteristica casa del passato e veste gli abiti tradizionali, ospita per l'estate quattro nipoti alle soglie dell'adolescenza, mentre i loro genitori si trovano a Honolulu per affari, da uno zio, fratello della nonna, che ha fatto fortuna, ed è ora gravemente ammalato. Ai quattro ragazzi la nonna racconta, mista a immaginazioni e suggestioni, la spaventosa tragedia della bomba atomica che distrusse Nagasaki, uccidendole fra i tanti anche il marito, maestro di scuola. Quando i ragazzi, per curiosità e spirito d'avventura, si recano sui luoghi indicati dal racconto-mito della nonna, non vi trovano nulla di disastroso: il punto maggiormente devastato dalla bomba è stato trasformato in una specie di "parco della rimembranza", attraversato ordinatamente da gruppi di turisti; la scuola del nonno è stata ricostruita, e unico ricordo dell'atomica è ora la struttura metallica contorta di un gioco da giardino, che l'esplosione ha resto irriconoscibile, dove vi si raccolgono intorno ogni giorno gruppi di anziani ex-allievi sopravvissuti, per curare i fiori di un'aiola dedicata ai compagni scomparsi. A rompere la staticità del quotidiano in casa della nonna è una lettera dei genitori, che comunica, fra l'altro, lo struggente desiderio dello zio malato di rivedere la sorella, con l'invito di raggiungerlo alle Hawai. Mentre per i ragazzi la prospettiva di andare in America è elettrizzante, la nonna sembra non ricordare quel fratello, uno dei dieci della sua numerosa famiglia. Forse non vuole ricordarsene, proprio per evitare di recarsi in America, il paese che ha sganciato la bomba micidiale sulla sua città. Quando decide invece di andarci l'inattesa decisione, comunicata ai genitori dei ragazzi, di ritorno da Honolulu, è uno sgomento: sia lo "zio d'America" sia il figlio Clark, natogli dal matrimonio con un'americana, ignorano la morte del nonno a Nagasaki a causa dell'atomica. È stato loro deliberatamente nascosto per non offendere gli americani e i naturalizzati americani, "che non amano ricordare Hiroshima e Nagasaki, specie se sono di origine giapponese", dicono a propria discolpa. Così tutto sembra voler essere cancellato, e infine tutto sembra superato dall'arrivo del giovane Clark e dall'inchino alla giapponese con il quale chiede scusa a nome dell'America per l'accaduto. Solo la nonna sfida il pacifismo interessato dei suoi, e rivendica la dignità di quei morti e del loro ricordo.

Valutazione Pastorale

è un film statico, dall'impianto prevalentemente teatrale, prolisso e di notevole lentezza, appena ravvivato qua e là da particolari scenografici interessanti di interni giapponesi; contrasti di costume fra la nonna in kimono con le sue manie di cibi e consuetudini giapponesi e gli abbigliamenti dei ragazzi, con i loro comportamenti di attualità, contrapposizioni di vecchio e nuovo che delineano gusti, mentalità, modi di vedere diversi. Narrativamente il disagio dell'anziana giapponese stenta ad essere palese e il comportamento disciplinato e attento dei ragazzi appare forzato. Forse il tema dell'incomunicabilità delle esperienze della generazione che visse l'immane tragedia dell'atomica è presente nella lunga "conversazione" muta fra la nonna e una coetanea, osservate dai ragazzi con stupita curiosità. Ma tematicamente il messaggio più amaro del vecchio Kurosawa va cercato fra i simboli: l'avidità per l'avere sta cancellando anche in Giappone un'identità millenaria, disastro più totale di quello provocato dall'atomica, e al quale non è possibile reagire se non con un rifiuto che nel film si colora di mito.

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