ROSA FUNZECA

Valutazione
Inaccettabile, negativo
Tematica
Donna, Famiglia - genitori figli, Giovani
Genere
Drammatico
Regia
Aurelio Grimaldi
Durata
90'
Anno di uscita
2002
Nazionalità
Italia
Titolo Originale
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Distribuzione
Istituto Luce
Musiche
Elvira Lo Cascio, Giovanni Lo Cascio
Montaggio
Giuseppe Pagano, Massimo Quaglia

Orig.: Italia (2002) - Sogg. e scenegg.: Aurelio Grimaldi - Fotogr.(Panoramica/b&n): Maurizio Calvesi - Mus.: Elvira Lo Cascio, Giovanni Lo Cascio - Montagg.: Giuseppe Pagano, Massimo Quaglia - Dur.: 90' - Produz.: Stefania Bifano.

Interpreti e ruoli

Ida Di Benedetto (Rosa Funzeca), Primo Reggiani (Fernando), Ennio Fantastichini (Capitone), Aldo Giuffré (Don Mariano), Lalla Esposito (Gesummina), Adriano Pantaleo (Simone), Francesco Di Leva (Salvatore), Mico Galdieri (don Cesare), Roberta Mancino (Lucia), Antonio Allocca (prof.Marotta)

Soggetto

Dopo venti anni di 'mestiere', Rosa Funzeca ha ormai messo da parte i soldi necessari a cominciare una nuova vita. Si trasferisce allora alla periferia di Napoli, acquista una bancarella di dolci e fiori in un mercato rionale, può finalmente andare a riprendere il figlio adolescente Fernando all'Istituto di preti dove era cresciuto per vivere insieme a lui. Piena di entusiasmo, lo iscrive ad una scuola serale e riesce anche a trovargli un lavoro in un cantiere. Dopo il primo periodo però, gli affari cominciano a peggiorare, i soldi non bastano, e, chiesto del denaro in prestito, Rosa si sente rispondere che l'unica soluzione è che torni "sulla strada". Rosa si adatta, cercando di farsi notare il meno possibile. Non può però evitare che il figlio venga preso di mira per il 'mestiere' della madre. Ferdinando non va più al lavoro, lascia la scuola e, a sua volta, passa le giornate sulla strada con cattive compagnie. Il rapporto con la madre assume aspetti sempre più tesi e drammatici. Un sera, dopo l'ennesimo litigio, Ferdinando prende la pistola e la uccide.

Valutazione Pastorale

Aurelio Grimaldi è forse il regista nel quale meglio si riassumono le confusioni, le indecisioni, schizofrenie di molto cinema italiano. Dopo alcuni titoli inziali su temi di forte rilevanza sociale (Mery per sempre, La discesa di Aclà a Fioristella), Grimaldi gira "Le buttane" (in un b&n che dovrebbe essere filtro per dare rilievo a passioni e tormenti di un mondo 'a parte'), "Nerolio", da e su Pasolini, l'involonratiamente comico "Il macellaio", il sensibile e poetico "Iris". Ed ora di nuovo due passi indietro con questo ultimo titolo. La parabola di Rosa Funzeca, prostituta dal cuore buono vittima della propria voglia di essere migliore, fa infatti acqua da tutte le parti. Torna il b&n, ma non funziona proprio a livello espressivo. Si sente la mancanza di un'idea narrativa. Non scatta la denuncia, non appare l'ironia, non cresce il dramma. Il tenersi da parte del regista freddo e distaccato dagli avvenimenti che racconta produce un film banale e irritante, che si adagia senza riscatto nel degrado che fotografa. Il gesto finale del ragazzo rimane sospeso in una sorta di clima da giusta vendetta, in verità poco auspicabile. Dal punto di vista pastorale, il film è da valutare come inaccettabile, e nell'insieme negativo. UTILIZZAZIONE: é da evitare, sia in programmazione ordinaria sia in altre circostanze.

Le altre valutazioni

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