ROSENCRANTZ E GUILDENSTERN SONO MORTI **

Valutazione
Accettabile, Complesso
Tematica
Amicizia, Teatro
Genere
Grottesco
Regia
Tom Stoppard
Durata
117'
Anno di uscita
1991
Nazionalità
Gran Bretagna
Titolo Originale
ROSENCRANTZ AND GUILDENSTERN ARE DEAD
Distribuzione
Penta Distribuzione
Soggetto e Sceneggiatura
Tom Stoppard dall'opera teatrale di Tom Stoppard
Musiche
Stanley Myers
Montaggio
Nicolas Gaster

Sogg.: dall'opera teatrale di Tom Stoppard - Scenegg.: Tom Stoppard - Fotogr.: (normale/a colori) Peter Biziou - Mus.: Stanley Myers - Montagg.: Nicolas Gaster - Dur.: 117' - Produz.: Michael Brandman, Emanuel Azenberg

Interpreti e ruoli

Gary Oldman (Rosencrantz), Tim Roth (Guildenstern), Richard Dreyfuss (Capo comico), Iain Glen (Amleto), Joanna Roth (Ofelia), Joanna Miles (Gertrude), Donald Sumpter (Claudio), John Burgess, Sven Medvesck, Ian Richardson

Soggetto

Rosencrantz e Guildenstern, due giovani amici del principe di Danimarca, Amleto, viaggiano a cavallo verso il castello di Elsinore, dove il nuovo re, Claudio, zio e patrigno del principe, li ha fatti chiamare d'urgenza. I due giovani ignorano il motivo della convocazione, ma i loro animi sono turbati ed essi parlano di morte, mentre attraversano un bosco dagli alberi scheletriti, dove incontrano una compagnia di attori girovaghi, il cui capocomico, uomo colto e beffardo, offre loro un saggio delle varie capacità dei suoi compagni. Al castello Rosencrantz e Guildenstern sono accolti affabilmente dal re, che ordina loro di interrogare Amleto per scoprire qual è l'affanno segreto, che lo tormenta. Ingenui e assai sprovveduti, ascoltando per caso, non visti, un colloquio fra il vecchio ministro Polonio e la coppia regale, apprendono che Polonio crede la propria figlia Ofelia causa dell'infelicità del principe, perché respinge il suo amore, ma la regina Gertrude afferma invece che i motivi sono la morte del padre e le nozze troppo affrettate fra lei e il cognato. I due giovani comprendono così che Claudio si è impossessato del trono del fratello, nonostante che questi avesse un crede legittimo, Amleto, il quale è stato spodestato dallo zio. Poi incontrano finalmente il Principe, che li accoglie affettuosamente, ma riesce a far loro confessare d'essere stati chiamati dal re. Successivamente giungono i comici,. e Amleto ordina loro di recitare davanti alla corte e ai sovrani "L'assassinio di Gonzago", e il re mostra un grande turbamento durante lo spettacolo, che fa interrompere bruscamente. Ormai Amleto è sicuro che suo padre sia stato assassinato dal fratello: solo i due giovani ospiti non hanno compreso ciò che hanno visto accadere. Poi Amleto, durante un colloquio con la madre, uccide per errore Polonio, nascosto fra i tendaggi, scambiandolo per il patrigno. Deciso a sbarazzarsi del nipote, il re Claudio incarica Rosencrantz e Guildenstern di accompagnare Amleto in Inghilterra, latori di una lettera per il sovrano inglese nella quale si richiede di uccidere il principe. Questi, che ha udito la lettura da parte di Rosencrantz, sostituisce la lettera con un altra che decreta invece la morte dei due giovani. Costoro vengono impiccati mentre il principe torna in Danimarca per compiere la propria vendetta.

Valutazione Pastorale

il film, uno stravagante capovolgimento del lavoro teatrale di Shakespeare, lasciando in penombra i veri protagonisti, narra le vicissitudini di due semplici ed ignari comprimari coinvolti, loro malgrado, nella tragica vicenda di Amleto. Dunque, l'atroce vicenda del "gentile principe" Amleto così come la vedono - ed in parte la vivono - Rosencrantz e Guildenstern. I due amici di Amleto, assai diversi nel carattere (il disegno è straordinario) sono entrambi candidi ed innocenti. Non si rendono conto dell'antefatto del dramma e neppure ne afferrano i sottintesi e le allusioni minacciose al momento della rappresentazione scenica. Sono stati "convocati dal Re" - come Guildenstern non cessa mai di sottolineare - hanno un compito da svolgere, lo svolgeranno e ci rimetteranno la vita per un risvolto imprevisto, vittime anch'essi del Fato. Una trovata di grande effetto, ma non certo superficiale. È chiaro che anche la strana coppia, sia pure per candore e storditaggini, è coinvolta e travolta nella trama perversa del Potere (che ingaggia complici), del delitto e della follia. I due fanno parte dello spettacolo e - tra corone vere da un canto, lustrini, pugnali finti e artifici di scena dall'altro - si agitano, più che da poveri guitti di complemento, come burattini mossi da fili. Il film è ricchissimo, validissimo e di stile subito riconoscibile. Il taglio è - e non poteva non essere - teatrale, tuttavia con manipolazioni e invenzioni di talento e di pronta efficacia. L'intreccio e la stessa tecnica del linguaggio si rifanno alla essenza ed ai modi della scena scespiriana. Nella scrittura l'autore-regista si avvale di soliloqui, battute e giochi di parole (fra le due comparse promosse ad attori) più che gustosi, spesso al limite dell'astratto e del "nonsense" su svariati argomenti - dal filosofico al quotidiano - tra gli stupori di Rosencrantz ed il raziocinio del suo compagno. Non rari i momenti felicissimi: l'inizio, per esempio, con la bizzarra faccenda della moneta d'oro che, lanciata moltissime volte in aria, trova Rosencrantz sempre vincente; l'episodio tutto verbalità intellettuale nella sala del tennis; il bagno collettivo in un locale di Corte (con Rosencrantz affascinato da una barchetta di carta nella sua vasca, anticipazione - ma lui non lo immagina - del veliero che gli vorrà dire la Morte) e gran parte degli spettacoli e delle prove dei comici, dove l'azione è essenziale e graffiante in un quadro impeccabile. La funzione teatrale irrompe nella realtà senza stridori, puntuale e funerea. Il capocomico (il bravissimo Richard Dreyfuss) cinicamente espone le leggi che regolano la tragedia di cui conosce il finale classico, appagato con i suoi, purché vi sia anche un solo spettatore ad afferrarne - se capace - simboli e messaggi. Nella cornice a tratti sontuosa, a tratti severa del Palazzo e davanti ad eventi più grandi di loro, i due riguardano, assistono, si pongono domande senza risposte, poco comprendono, e finalmente salgono a bordo con Amleto, ingannati e traditi perfino nell'amicizia, da lui che li porta al capestro inglese. Malgrado le invenzioni ed anche l'arguzia e nonostante la priorità assegnata ai due balordi gregari rispetto a sovrani, gentiluomini e politici, ciò che predomina nel film è il presagio orrendo che vi incombe, il fetore di morte che vi circola, quello che le vittime "convocate" neppure avvertono. In questo la cifra scespiriana, l'essenza stessa della tragedia di Amleto appaiono severamente rispettate. Simboli scoperti ed allusioni sono schiettamente moderni. Fotografia, scenografia, costumi e musica sono pure da ricordare.

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