THE DANISH GIRL

Valutazione
Consigliabile, Problematico, dibattiti
Tematica
Donna
Genere
Drammatico
Regia
Tom Hooper
Durata
120'
Anno di uscita
2016
Nazionalità
Gran Bretagna, Usa
Titolo Originale
The Danish Girl
Distribuzione
Universal Pictures International Italia
Soggetto e Sceneggiatura
Lucinda Coxon tratto dal romanzo omonimo di David Ebershof
Musiche
Alexander Desplat
Montaggio
Melanie Oliver

Orig.: Gran Bretagna /Usa (2015) - Sogg.: tratto dal romanzo omonimo di David Ebershof - Scenegg.: Lucinda Coxon - Fotogr.(Scope/a colori): Danny Cohen - Mus.: Alexander Desplat - Montagg.: Melanie Oliver - Dur.: 120' - Produz.: Gail Mutrux, Anne Harrison, Tim Bevan, Eric Fellner, Tom Hooper - 72^ MOSTRA INTERNAZIONALE D'ARTE CINEMATOGRAFICA DI VENEZIA 2015, PREMIO QUEER LION - OSCAR 2016 AD ALICIA VIKANDER COME MIGLIOR ATTRICE NON PROTAGONISTA.

Interpreti e ruoli

Eddie Redmayne (Einar Wegener/Lili Elbe), Alicia Wikander (Gerda Wegener), Ben Whishaw (Henrik), Sebastian Kock (Warnerkros), Amber Heard . (Ulla), Matthias Schoenaerts (Hans Axgil), Adrian Schiller (Rasmussen), Emerald Fennell (Elsa), Jake Graf (Henry), Victoria Emslie . (Véronique)

Soggetto

A Copenaghen, ai primi del Novecento. Un pomeriggio, una modella non può presentarsi al lavoro e allora Gerda chiede al marito, il pittore Einar Wegener, di prenderne il posto, indossando calze e scarpe da donna. E' un gioco, una scommessa che Einar accetta fino ad assumere l'identità di una donna fittizia di nome Lili Elbe. E' l'inizio di un percorso che condurrà Einar verso la decisione di cambiare sesso...

Valutazione Pastorale

Succede per caso e poi, invece, quello che sembra un gioco, cresce fino a diventare un'attrazione sempre più pressante e difficile da reprimere. Einar è pittore, Gerda è pittrice, cercano di capire cosa sta succedendo e si arrendono solo di fronte alla evidenza di una impossibile marcia indietro. La cornice della Copenaghen primo Novecento è spia della cifra stilistica e compositiva che caratterizza il film: una sorta di stile decadente impegnato ad affermare un tono di estrema eleganza e, quindi, di grande fascino emotivo. Di fatto lo scivolare di Einar verso gli eccessi di Lili induce ad una trasformazione che tocca il versante del 'bello e maledetto', con accenti più da dandy che da provocazione personale. Hooper infonde colore vitale alle immagini ma qualcosa gli sfugge di mano, qualche manierismo di troppo sfugge al momento dell'operazione chirurgica e la lente agonia di Einer/Lili provoca commozione di circostanza. Senza tuttavia che ne risenta il livello comunque notevole di un'opera che fa dell'arte un veicolo di bellezza e consuma su se stessa/a la scommessa di una identità che chiede solo attenzione e giustizia. Sia pure, forse, in anticipo sui tempi. Dal punto di vista pastorale, il film è da valutare come consigliabile, problematico e adatto per dibattiti.

Utilizzazione

Il film può essere utilizzato in programmazione ordinaria e in successive occasioni come avvio ad una riflessione sul tema del rapporto uomo/donna nell'Europa del primo Novecento.

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