THE FAN – IL MITO * *

Valutazione
Discutibile, Violenze
Tematica
Genere
Drammatico
Regia
Tony Scott
Durata
115'
Anno di uscita
1996
Nazionalità
Stati Uniti
Titolo Originale
THE FAN
Distribuzione
Cecchi Gori Distribuzione
Soggetto e Sceneggiatura
Phoef Sutton tratto dal romanzo omonimo di Peter Abrahams
Musiche
Hans Zimmer
Montaggio
Christian Adam Wagner, Claire Simpson

Sogg.: tratto dal romanzo omonimo di Peter Abrahams - Scenegg.: Phoef Sutton - Fotogr.: (scope/ a colori) Dariusz Wolski - Mus.: Hans Zimmer - Montagg.: Christian Adam Wagner, Claire Simpson - Dur.: 115' - Produz.: Wendy Finerman

Interpreti e ruoli

Robert De Niro (Gil Renard), Wesley Snipes (Bobby Rayburn), John Leguizamo (Manny), Patti D'Arbanville-Quinn (Ellen Renard), Andrew J.Ferchland (Richie Renard), Ellen Barkin, Denicio Del Toro, Chris Mulkey, Brandon Hammond, Charles Hallahan, Dan Butler, Kurt Fuller, Michael Jace, Frank Medrano

Soggetto

A San Francisco, mentre Bobby Rayburn, famoso battitore di baseball, torna nelle file dei "Giants" con un contratto da quaranta milioni di dollari (avuto tramite l'intervento del suo agente Manny) un venditore di col-telli, Gil Renard, suo fan, è in piena crisi: separato dalla moglie Ellen, che gli rende difficile incontrarsi con il figlio, teme di essere licenziato dall'azienda. A questi rimane, unica consolazione, la sconfinata ammirazione per Bobby. Il giorno della grande gara Gil, con il figlio Richie, si reca allo stadio; la gara è appassionante, con esiti alterni e momenti di grande apprensione poiché Bobby è a terra, infortunato. Gil, assentatosi dallo stadio per un appuntamen-to con il direttore dell'azienda, al rientro non trova il figlio. Si reca così da Ellen e con costei ha un violento litigio. Frattanto dalla sua azienda arriva la lettera di licenziamento: Gil, sconvolto per le sue disavventure e per l'infor-tunio capitato al suo "idolo", incontra Bobby in discoteca e cerca di rincuo-rarlo. Questi è depresso perché il suo fatidico numero di maglia, l' "undici", è passato, dopo l'infortunio, ad un altro giocatore che non intende cederglielo. Gil esasperato, visto vano ogni tentativo, ferisce con un coltello il gioca-tore e lo lascia morire dissanguato. Successivamente Bobby va in spiaggia con il figlio: Gil li segue e salva il bambino che, avventuratosi troppo lonta-no dalla riva, ha rischiato di annegare. Tra Bobby e Gil nasce un'amicizia: parlano di baseball, di fan, del passato (anche Gil era stato un grande battito-re, ma un infortunio gli aveva interrotto la carriera). Anche dopo la morte del compagno di squadra, Bobby non riesce a riavere il suo numero di maglia ed in campo combina poco. Gil gli porta via il figlio; gli fa trovare nel frigorife-ro una maglia con il numero "undici" insanguinata e tenta un ricatto: vuole che Bobby realizzi per lui in gara un "fuori campo" e glielo dedichi pubbli-camente. Bobby durante la gara, preoccupato per la sorte del figlio, tenta invano due volte la battuta del "fuori campo". Improvvisamente piove e Gil sostituitosi al direttore di gara ordina la ripresa del gioco sotto un diluvio d'acqua: Bobby fallisce e Gil reagisce sparando all'impazzata. La polizia interviene, lo blocca. Bobby ritrova il figlio ma per Gil è la fine.

Valutazione Pastorale

Il regista Tony Scott, assecondato nel suo impegno da due eccellenti protagonisti e da una nitida fotografia, ha realizzato un rea-listico affresco degli eccessi in cui può sfociare la passione incontrollata di un fan per il suo "idolo". Gil, protagonista della vicenda, è un uomo frustra-to, sconvolto da drammi familiari e da disavventure nel lavoro. Cerca una rivalsa alle sue disavventure nella psicotica identificazione con il suo eroe, ma fallisce l'obiettivo: un logorante rapporto di amore-odio spinge l'uomo al delitto e ne infrange inesorabilmente ogni residuo di equilibrio mentale. La vicenda, delineata inizialmente con i colori di un festoso evento sportivo, assume, in drammatica successione di sequenze, i ritmi ed i cupi colori di una tragedia, e si pone come denuncia dura e stimolante di un fenomeno, quello dei moderni miti, sportivi e canori, i cui eccessi continuano a riempire le cronache quotidiane. Film di notevole spessore, cui forse avrebbe dato ancor maggiore smalto una meno ampia ed a tratti dispersiva serie di dettagli marginali e di realistiche scene di violenza.

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