TI AMO MARIA

Valutazione
Discutibile, ambiguità
Tematica
Morte, Psicologia
Genere
Drammatico
Regia
Carlo Delle Piane
Durata
73'
Anno di uscita
1997
Nazionalità
Italia
Titolo Originale
TI AMO MARIA
Distribuzione
Mor-gan film
Soggetto e Sceneggiatura
Gianni Molino con la collaborazione di Francesco Cardì Chiara Tozzi e Giuseppe Manfridi liberamente tratto dalla commedia omonima di Giuseppe Manfridi
Musiche
Lino Patruno

Sogg.: Chiara Tozzi e Giuseppe Manfridi liberamente tratto dalla commedia omonima di Giuseppe Manfridi -Scenegg.: Gianni Molino con la collaborazione di Francesco Cardì - Foto-gr.: (Panoramica/a colori) Pasquale Rachini - Mus.: Lino Patruno - Mon-tagg.: Eugene Loutfy - Dur.: 73' - Produz.: Duea film

Interpreti e ruoli

Laura Lattuada (Maria), Carlo Delle Piane (Sandro), Loredana Solfizi, Giampiero Ingrassia, Luciano Turi, Guerrino Crivello, Valter D’Erri-co, Mariano Carlini, Micaela Delle Piane, Simona Mariani.

Soggetto

In un piccolo centro, Maria lavora in un’agenzia immobiliare, vive da sola, e da qualche tempo ha la sensazione di essere pedinata. A casa rice-ve strane telefonate che la mettono a disagio. Molto nervosa, rompe la rela-zione con un ragazzo, rifiuta le avances di un corteggiatore, cerca svago nel-la casa di campagna di due amici, poi un giorno capisce il motivo di quelle chiamate. Ricompare Sandro, l’uomo con cui, dieci anni prima, aveva avuto una travolgente storia d’amore. Sandro suona il piano in un locale, ma è chiuso e introverso e spesso si ferma sul pianerottolo ad aspettare Maria. Lei cerca di non incoraggiarlo, chiede aiuto al suo ex ragazzo, il quale però deve subire un attacco di gelosia di Sandro. Maria è sempre più preoccupata, ma una mattina sul muro del palazzo trova scritto a grossi caratteri “Ti amo Maria”. La sincerità dell’uomo la convince a tentare di cominciare una nuo-va storia con lui. Sente suonare alla porta, va ad aprire, vede l’ascensore aperto e il corpo privo di vita di Sandro steso a terra.

Valutazione Pastorale

tratto da un testo recitato a teatro dallo stesso Carlo Delle Piane che qui è protagonista e regista, il film disegna una storia tanto drammatica nella conclusione quanto semplice e lineare nello svolgimento. Storia di un amore impossibile, e forse dell’impossibilità dell’ amore, realiz-zata nel contesto di una piccola realtà urbana e confenzionata con toni som-messi, quasi crepuscolari. A dispetto del suicidio finale, il tono complessivo è più romantico che veramente drammatico. Anche dal punto di vista pasto-rale, il clima sentimentale e quasi infantile del racconto toglie autenticità al gesto conclusivo, risultando più ambiguo che negativo. Utilizzazione: per il suo particolare aspetto di film “piccolo”, imperniato tutto su psicologie interiori più che sull’azione, il film si presta ad una utiliz-zazione mirata, come proposta di un cinema italiano introverso ma sincero, realizzato da un attore-regista come Carlo Delle Piane, protagonista di tutto interesse (dalle commedie anni ‘50 e 60 ai film con Pupi Avati), al quale sarebbe opportuno dedicare qualche rassegna.

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