UN INDIANO IN CITTÀ *

Valutazione
Accettabile-riserve, Brillante
Tematica
Genere
Commedia
Regia
Hervé Palud
Durata
91'
Anno di uscita
1995
Nazionalità
Francia
Titolo Originale
UN INDIEN DANS LA VILLE
Distribuzione
Medusa
Soggetto e Sceneggiatura
Hervé Palud, Thierry Lhermitte, Philippe Bruneau
Musiche
Manu Katche, Geoffrey Oryema, Tonton David
Montaggio
Roland Baubeau

Sogg. e Scenegg.: Hervé Palud, Thierry Lhermitte, Philippe Bruneau - Fotogr.: (panoramica/a colori) Fabio Conversi - Mus.: Manu Katche, Geoffrey Oryema, Tonton David - Montagg.: Roland Baubeau - Dur.: 91' - Produz.: Louis Becker

Interpreti e ruoli

Thierry Lhermitte (Steph Marchado), Patrick Timsit (Richard), Ludwig Briand (Mimi-Siku), Miou-Miou (Patricia), Arielle Dombasle (Charlotte), Tolsty, Jackie Berroyer, Sonia Vollereaux

Soggetto

il quarantenne Steph Marchado, un asso della speculazione finanziaria sui mercati orientali, legato sentimentalmente con la bionda Charlotte (anch'essa entusiasta per l'Oriente, ma in senso spirituale), per ottenere la separazione dalla moglie Patricia deve raggiungerla nello sperduto villaggio di Lipo-Lipo. Qui ha la sorpresa di trovare anche un figlioletto di tredici anni, Mimi-Siku, che chiede di tornare con lui a Parigi. Mentre il piccolo selvaggio caccia i piccioni della vicina e gioca con la sua migale (un ragnone peloso che gli funge da mascotte) Steph ed il socio Richard, avendo perduto molto denaro in azioni del mercato della soia, entrano in contatto con la mafia lèttone per venderli prima che sia tardi. Mimi-Siku frattanto scala la Tour Eiffel, da cui è affascinato, e viene arrestato, mentre Charlotte è costretta in casa ad affrontare la migale. Sistemato per precauzione in casa di Richard, Mimi-Siku si mangia i pesci dell'acquario dell'ospite ed intreccia una lowe story con la giovane figlia dell'ospite, Sophie, che i genitori decidono di mandare in collegio. Intanto la mafia lèttone, accortasi del tentativo di truffa con la soia, rivuole i soldi, pena l'amputazione delle dita di Steph e Richard che sono costretti a vendere alcune loro quote di partecipazione al loro capo. Mimi-Siku, che non vuole rinunciare all'amata, la rapisce e se la porta via in gommone sulla Senna, con la valigia dei soldi da restituire ai mafiosi, inseguito da Steph e Richard. Dopo alcune vicende i mafiosi ottengono il loro denaro; le azioni della soia vengono rivalutate in borsa; Steph e Richard vengono promossi e destinati alla filiale svedese. Mimi-Siku se ne torna mesto in Amazzonia, dove però, sorpresa, Steph (che ha lasciato la stolida Charlotte) e Richard con la famiglia al completo lo raggiungono.

Valutazione Pastorale

questa commedia ripresenta il vecchio ma sempre gustoso tema del "selvaggio" a contatto con la civiltà, la cui spontaneità di sentimenti e saggezza ancorata alla natura evidenzia gli strani comportamenti dei "civilizzati". Che la lezione venga da un piccolino con chioma fluente che gira in perizoma e uccide le mosche con la cerbottana, prende a frecciate i piccioni e pesca a mani nude i pesci nella Senna non cambia il senso della lezione, ma le conferisce un tono lieve, allegro, spensierato, dove tutte le macchiette fanno la loro parte, da quella della fanatica dell'Oriente, permanentemente alle prese coi suoi chakrà e col maestro Dong, il classico "occidentale di bambù". Accanto alla satira del falso spiritualismo c'è un richiamo, anche forte, seppur temperato dalla chiave brillante e umoristica del film, all'importanza dei rapporti familiari, nella fattispecie tra Steph e Patricia (che lo ha lasciato quando si è vista soppiantata completamente dalla preoccupazione per i titoli della Borsa), e tra padri e figli, Steph e il suo ragazzo selvaggio e Richard e i suoi due rampolli. La mafia lèttone è certamente un po' caricata, ma sarebbe ingiusto chiedere di più a questo divertissement un po' grottesco, un po' commedia di costume, un po' farsa vecchia maniera, anche se con la solita tara del linguaggio di dubbio gusto.

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