UNA CANZONE PER MARION

Valutazione
Consigliabile, Problematico, Adatto per dibattiti
Tematica
Anziani, Famiglia, Famiglia - genitori figli, Malattia, Matrimonio - coppia, Musica, Solidarietà-Amore
Genere
Drammatico
Regia
Paul Andrew Williams
Durata
93'
Anno di uscita
2013
Nazionalità
Gran Bretagna
Titolo Originale
Song for Marion
Distribuzione
Lucky Red Distribuzione
Musiche
Laura Rossi
Montaggio
Dan Farrell

Orig.: Gran Bretagna (2012) - Sogg. e scenegg.: Paul Andrew Williams - Fotogr.(Scope/a colori): Carlos Catalan - Mus.: Laura Rossi - Montagg.: Dan Farrell - Dur.: 93' - Produz.: Ken Marshall, Philip Moross.

Interpreti e ruoli

Terence Stamp (Arthur), Vanessa Redgrave (Marion), Gemma Arterton (Elizabeth), Christopher Eccleston (James), Orla Hill (Jennifer), Anne Reid . (Brenda), Bill Thomas (Bill)

Soggetto

Alla periferia di Londra, Marion fa parte da tempo di un coro amatoriale insieme ad anziani del quartiere. Arthur, il marito, l'accompagna ad ogni prova e aspetta fuori per riportarla a casa. Marion infatti si muove con la sedia a rotelle, non sempre ma con frequenza. La malattia che la sta consumando la obbliga ad una assistenza continua. Scontroso di carattere, Arthur si dedica completamente alla moglie, serio, riservato e in realtà innamoratissimo. Quando Marion muore, l'uomo cade in un profondo dolore. Dal quale riesce a sollevarsi solo in seguito alla decisione di avvicinarsi all'attività del coro e a sostuirsi all'amata Marion. A sostenerlo c'è Elizabeth, la direttrice, ragazza piena di entusiasmo, che lo convince a partecipare ad un competizione con altri cori della Regione. Nel frattempo, Arthur riesce con grande fatica e superando non pochi pudori a riavvicinarsi al figlio James, con cui i rapporti sono da sempre difficili e ostili, e alla nipotina Brenda.

Valutazione Pastorale

"In parte il copione -dice Paul Andrew Williams- fa riferimento al rapporto tra mio nonno e mia nonna, all' amore e al senso del dovere che la loro generazione esprimeva(...). Quando mia nonna si è ammalata di cancro, lui l'ha curata, le è stato accanto, l'ha sostenuta in tutti i modi possibili (...)". Proprio lungo questa linea si muove il racconto, che con encomiabile coraggio entra subito nell'argomento (la malattia terminale) e vi si muove con tipico spirito anglosassone: quell'atteggiamento fatto di dolore contenuto, e di capacità di reazione di fronte alla bellezza delle cose da fare, dell'amicizia, di una spinta a reagire, a creare, a costruire ancora futuro. Per quasi tutto il percorso il regista ha il merito di osservare quasi con pudore i fatti e di farci assistere alla dolce/amara commistione tra felicità e tristezza, tra pieno e vuoto, tra slanci di vita e brividi di morte. Sempre con una misura e una verità se non autentici di certo commoventi. Solo il finale con il successo del gruppo al concorso teatrale e con la riconciliazione tra padre e figlio indulge un po' troppo verso l'edulcorato e il consolatorio. Ma il film resta valido, vivace, denso di sensazioni pulsanti, emozionanti, e, dal punto di vista pastorale, è da valutare come consigliabile, problematico e adatto per dibattiti.

Utilizzazione

Il film è da utilizzare in programmazione ordinaria e in successive occasioni come spettacolo ben confezionato su argomenti di stretta attualità. Da proporre anche in situazioni scolastiche e didattiche.

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