UNA ESTRANEA FRA NOI **

Valutazione
Accettabile-riserve, Complesso, Dibattiti
Tematica
Genere
Drammatico
Regia
Sidney Lumet
Durata
110'
Anno di uscita
1992
Nazionalità
Stati Uniti
Titolo Originale
A STRANGER AMONG US
Distribuzione
Warner Bros Italia
Soggetto e Sceneggiatura
Robert J. Aurech
Musiche
Jerry Bock
Montaggio
Andrew Mondshein

Sogg. e Scenegg.: Robert J. Aurech - Fotogr.: (panoramica/a colori) Andrzej Bartkowiak - Mus.: Jerry Bock - Montagg.: Andrew Mondshein - Dur.: 110' - Produz.: Howard Rosenman, Steve Golin, Sigurjon Sighvatsson

Interpreti e ruoli

Melanie Griffith (Emily Eden), Eric Thal (Ariel), Jamey Sheridan (Nick), Mia Sara (Leah), John Pankow (Levine), Tracy Pollan (Mara), Jake Weber (Yaakov Klausman), Lee Richardson

Soggetto

Emily Eden, giovane agente di polizia a New York, ignorata dal padre, un ex poliziotto abbandonato dalla moglie, vive completamente dedita alla sua dura e rischiosa professione di detective, con determinazione e grinta, imperturbabile e come svuotata d'ogni umana emozione. Indagando sulla misteriosa scomparsa di Yaakov Klausman, viene a contatto con una comunità di ebrei assidici, fedelissimi alla più minuta, precettistica della propria religione e cultori devoti della "Cabala". D'accordo col Rabbino e con l'appoggio di Ariel, suo figlio e futuro successore, Eden decide di mimetizzarsi come una della famiglia, vivendo con loro. Leah, sorella di Ariel, aiuta Emily a familiarizzare con i modi e i costumi di vita degli assidici in quanto la detective è convinta che Yaakov sia stato ucciso da un membro della comunità. Nel corso delle indagini Eden rinviene il cadavere di Klausman nel controsoffitto del suo laboratorio di diamanti e finisce con identificare in una giovane ex tossicodipendente, Mara, ospite della famiglia, l'autrice del crimine. Ma la prolungata convivenza con quella singolare famiglia ebrea, i colloqui con Ariel del quale è affascinata, la partecipazione ai loro riti e alle loro feste, la frequentazione di una cultura e di una mentalità tanto diverse dal disinvolto pragmatismo della sua gente hanno profondamente segnato la latente ma vibratile umanità di Emily.

Valutazione Pastorale

film formalmente splendido, per fotografia, ricostruzione d'ambienti, scelta di costumi, recitazione intensa e partecipe. Narrativamente lineare, difetta alquanto di ritmo, forse nell'intento d'indurre a quell'introspezione, a quell'analisi di emozioni, sentimenti, conflitti interiori che il regista riesce solo a visualizzare sommariamente. Il film, infatti, dà qualche sensazione, ma non coinvolge, non provoca tensione, non emoziona. Alcune soluzioni narrative appaiono semplicistiche. L'attrazione fra Emily e Ariel si riduce quasi a un gioco di complicità fra la detective disincantata e smaliziata, e l'osservante ebreo assidico, legato alla precettistica talvolta assurda, talora umoristica del proprio clan, mentalmente passivo di fronte a certi discutibili o quanto meno nebulosi assiomi della sua "Cabala", su cui Emily si diverte a scherzare, ma sempre compassato e represso, senza mai tradire un guizzo di passione, se non attraverso l'involontaria eloquenza di sguardi e sorrisi e qualche fuggevole e contenuto cedimento alla sensibilità. Non appare comunque mai turbato dalla finzione con cui maschera al padre alcune frasi ritenute sconvenienti per l'usuale linguaggio assidico, sfuggite alla sorella Leah, che le ha apprese da Emily, definendole "nuove espressioni idiomatiche"; né combattuto in coscienza nel piegarsi a un matrimonio di convenienza, combinato dal rabbino-padre secondo le tradizioni, mentre sa di amare Emily. È forse uno dei pochi momenti in cui il regista denuncia in qualche modo l'acquiescenza di Ariel al perbenismo che inquina la propria cultura d'origine, non meno che la volgarità entrata tranquillamente a far parte della cultura americana. Alcune situazioni e certi dialoghi "realistici" richiedono delle riserve.

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