UNA FIGLIA IN CARRIERA

Valutazione
Discutibile, Realistico
Tematica
Famiglia - genitori figli
Genere
Commedia
Regia
James L.Brooks
Durata
106'
Anno di uscita
1994
Nazionalità
Stati Uniti
Titolo Originale
I'LL DO ANYTHING
Distribuzione
Columbia Tristar film Italia
Soggetto e Sceneggiatura
James L. Brooks
Musiche
Hans Zimmer
Montaggio
Richard Marks

Sogg. e Scenegg.: James L. Brooks - Fotogr.: (normale/a colori) Michael Ballhaus - Mus.: Hans Zimmer - Montagg.: Richard Marks - Dur.: 106' - Produz.: James L. Brooks, Polly Platt

Interpreti e ruoli

Nick Nolte (Matt Hobbs), Whittni Wright (Jeannie Hobbs), Albert Brooks (Burke Adler), Julie Kavner (Nan Mulhanney), Joely Richardson (Cathy Breslow), Tracey Ullman (Beth Hobbs), Angela Alvarado (Lucy), Vicki Lewis, Anne Heche

Soggetto

sposatosi con Beth, l'attore Matt Hobbs ha avuto una bambina, Jeannie, che ha trascurato per due anni per motivi di lavoro. Dopo il divorzio, la moglie, coinvolta nel crack di una finanziaria, viene arrestata, e Matt deve occuparsi della figlia che ha sei anni ed un carattere assai ostico. La vicina Lucy lo aiuta in parte, e il produttore Burke Adler, che lo contattato per un provino, gli fa fare l'autista, mentre la dirigente di produzione Cathy Breslow cerca di trovargli un'altra parte. Burke ha una vita sentimentale movimentata, ma sembra che l'esperta di sondaggi Nan Mulhanney eserciti un fascino particolare su di lui, egocentrico e materialista. Cathy trova per Matt il ruolo di protagonista in un film ed ha un rapporto con lui, ma al momento di difenderne la candidatura dopo il provino, lo abbandona. Frustrato, Matt deve affrontare il fatto che Jeannie, che ha fatto un provino a sorpresa, sia stata ingaggiata per un serial televisivo a sfondo familiare e multirazziale. Immedesimatosi nell'esordio della figlia, Matt la assiste in ogni modo, guadagnandosi l'affetto della piccola, che nella scena cruciale del provino, in cui deve piangere, riesce finalmente nell'intento. Quanto al nevrotico Burke e la sua amica, anch'essi protagonisti di un litigio con separazione, sembrano intenzionati a rimettersi insieme. Non, Matt, offeso con Cathy che gli ha confidato di non aver appoggiato la sua candidatura, rompe la storia sentimentale con lei, che però, dopo il successo di Jeannie, gli ha trovato un'altra parte in un film.

Valutazione Pastorale

che il mondo del cinema con i suoi sogni, le sue frustrazioni, le sue piccole e grandi crudeltà, le sue manie, sia quasi sempre il fedele specchio della realtà è un dato di fatto difficilmente contestabile, specie quando la cinepresa scruta dietro le quinte proponendo le vicende personali degli attori. Personaggi come Burke e Nan, Cathy e Matt, o bambine attrici come Jeannie sono più che plausibili; come è credibile la quasi totale mancanza di moralità di un mondo come quello presentato, e dove fa da contrappunto in positivo solamente l'affetto che si crea tra padre e figlia, mentre vengono esibite, senza complimenti, situazioni per lo meno discutibili. Il regista è preoccupato più delle battute ad effetto da inserire nei dialoghi tra i vari personaggi che della logica delle tensioni, delle sensazioni ed emozioni che le situazioni presentate possono suscitare in loro. Così Beth, esaurita la sua parte di madre, scompare totalmente ed inspiegabilmente dalla scena: l'ex marito ma soprattutto la figlia, che appare inizialmente, ed ovviamente, visto che ha vissuto con lei, legatissima alla madre, non solo non la vanno a trovare in carcere, ma non la nominano neppure. Forse il personaggio più credibile è proprio il più agghiacciante nel suo gretto egoismo, il produttore Burke, ben caratterizzato da Albert Brooks. Nolte si da da fare tra il patetico ed il brillante non trovando una cifra interpretativa molto convincente in entrambe le sfumature, mentre gli altri non vanno oltre una sufficienza. La piccola è abbastanza interessante come interprete, ma l'handicap del film, dal ritmo quasi sempre involuto, è la mancanza di una linearità e di un realismo che faccia impattare lo spettatore in un ambiente che rimane sempre più cinematografico che reale.

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