VIAGGIO A KANDAHAR

Valutazione
Problematico, Raccomandabile, dibattiti***
Tematica
Donna, Guerra, Potere
Genere
Drammatico
Regia
Mohsen Makhmalbaf
Durata
85'
Anno di uscita
2001
Nazionalità
Francia, Iran
Titolo Originale
Kandahar
Distribuzione
Bim Distribuzione
Musiche
Mohamad
Montaggio
Mohsen Makhmalbaf

Orig.: Iran/Francia (2001) - Sogg. e scenegg.: Mohsen Makhmalbaf - Fotogr.(Panoramica/a colori): Ebraham Ghafouri - Mus.: Mohamad-Reza Darvishi - Montagg.: Mohsen Makhmalbaf - Dur.: 85' - Produz.: Makhmalbaf Film House (Iran), Bac Films (Francia), Studio Canal.

Interpreti e ruoli

Niloufar Pazira (Nafas), Hassan Tantai (Tabib Sahib), Sadou Teymouri (Khak), Hayatalah Hakimi.

Soggetto

Nafas è emigrata in Canada, dove lavora come giornalista. Ora, nel 1999, dal natio Afganistan riceve una lettere accorata della sorella minore: le dice che ha intenzione di suicidarsi prima dell'ultima eclissi di sole del Millennio. L'avvenimento è imminente. Nafas parte preoccupata. Quando arriva in Iran, ha ancora tre giorni a disposizione. Ma ora si tratta di entrare nell' Afganistan dei Talebani: passare il confine e raggiungere Kandahar é l'ostacolo più difficile. All'inizio Nafas accetta un passaggio sul furgone di un vecchio, facendosi passare per la sua quarta moglie. Ma ad un certo punto arrivano i predoni, portano via tutto e scappano, mentre il vecchio ringrazia Dio. In una scuola i bambini leggono il Corano, uno di loro viene cacciato dal maestro perchè non in grado di trovare il tono giusto: e un altro lo sostituisce. Il vecchio decide di tornare indietro, e lei allora prosegue con Khak, un ragazzino, che poi le regala un anello tolto ad uno scheletro che incontrano per strada. Il viaggio prosegue in seguito sul carro di Tabib un finto medico, in realtà un ex soldato che ora si è dedicato alla ricerca di Dio. Arrivano in un ospedale da campo, dove la Crocerossa ha allestito qualche tenda per provvedere ai bisogni dei mutilati dalle mine nascoste dappertutto nel terreno. I mutilati aspettano le protesi di gambe nuove e, quando si annuncia l'arrivo dell'aereo che lancia il prezioso carico, tutti gli corrono disperatamente incontro. Tabib lascia Nafas in un gruppo di donne che vanno ad una cerimonia nuziale. C'è una perquisizione, e Nafas dice che é la cugina della sposa. Finalmente si muovono, e ora Nafas osserva il tramonto del sole da dietro la gabbia del burqa, che nasconde tutte le donne afgane.

Valutazione Pastorale

Il film, completato nel 2001 e presentato in concorso al Festival di Cannes nel maggio 2001, è uscito in Italia dopo gli avvenimenti dell'11 settembre, e quindi ha finito per diventare uno degli 'strumenti' maggiormente frequentati e citati nell'ampio dibattito apertosi sulla società afgana, sul regime dei Talebani, sul rapporto Islam-Occidente. Tirato fuori da questo contesto (ma poi è chiaro che è quasi impossibile farlo), il film si offre come una forte testimonianza sulla dignità offesa di un'intera popolazione, sulle sofferenze causate da lunghi anni di guerra, sulla povertà non alleviata e anzi lasciata come tale anche di fronte alla tragica presenza delle mine nascoste. Makhmalbaf si mette al servizio del documento: scene di vita sociale e religiosa come riprese dal 'vero' risultano di una drammaticità secca e precisa, rimandano una sofferenza totale (negli occhi smarriti dei bambini) e invitano ad una riflessione profonda. E accanto al 'realismo' subentra il regista narratore, che organizza il materiale nel tono del viaggio: su questo percorso può diluire una serie di momenti che si muovono tra poesia e allegoria. Il soldato-medico, la sua ricerca di un dio della Misericordia, il suo pudore nel parlare al registratore; la corsa dei mutilati verso le gambe che cadono dal cielo; il cammino delle donne verso la sposa nei loro severi eppure colorati burqa; l'uomo che a sua volta si cela sotto un burqa per sfuggire ai controlli; il sequestro di un libro e di uno strumento musicale; l'inquadratura finale come dietro una grata di prigione: un percorso densamente simbolico, cui Makhmalbaf non rinuncia e che gli serve per dare più vigore alla denuncia. Nafas é una sorta di 'donna coraggio' del Duemila che sente il dolore e la difficoltà di combatterlo. Serve una cultura per superare le divisioni. Serve la volontà per rimettersi in piedi. Se l'Afganistan è senza gambe, spesso non è bello aspettare che arrivino dal cielo. Il fatalismo può avere un senso, se, accettato Dio come Bene, da lui poi accetto anche il Male. Forse certi aspetti dell'indottrinamento musulmano sono descritti anche in modo riduttivo, ma il richiamo è sufficiente a suonare per tutti come un campanello d'allarme. Film quindi contro l'intolleranza e a favore di un dialogo che si riapra e che sia sempre occasione di crescita e di rispetto reciproci. Dal punto di vista pastorale, il film è da valutare come raccomandabile, problematico nei suoi aspetti e utile per dibattiti. UTILIZZAZIONE: il film è da utilizzare in programmazione ordinaria, e da recuperare in molte circostanze per riflettere su tematiche inerenti il dialogo tra i popoli e la dimensione multiculturale.

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