VIAGGIO ALL’ INIZIO DEL MONDO

Valutazione
Accettabile, Semplice, dibattiti
Tematica
Rapporto tra culture
Genere
Drammatico
Regia
Manoel De Oliveira
Durata
94'
Anno di uscita
1997
Nazionalità
Francia, Portogallo
Titolo Originale
VOYAGE AU DEBUT DU MONDE
Distribuzione
Mikado Film
Soggetto e Sceneggiatura
Manoel De OliveiraManoel De Oliveira
Musiche
Emmanuel Nunes
Montaggio
Valerie Loiseleux

Sogg e Scenegg.: Manoel De Oliveira - Fotogr.(Normale/a colori): Renato Berta - Mus.: Emmanuel Nunes - Montagg.: Valerie Loiseleux - Dur.: 94' - Produz.: Gemini Films, Paris - Madrago a Filmes Lisboa.

Interpreti e ruoli

Marcello Mastroianni (Mandel), Jean-Yves Gautier (Afonso Yves Afonso), Leonor Silveira (Judite), Diogo Dòria (Duarte), Isabel De Castro (Maria Afonso), Isabel Ruth (Olga), Cecle Sanz De Alba (Cristina), Josè Pinto (Josè Afonso), Adelaide Teixeira, Sara Alves, Helder Esteves.

Soggetto

Manoel, regista portoghese, ingaggia Afonso, attore francese, per un film da girarsi in Portogallo. Il padre dell’attore, morto giovane, era di origine portoghese, la madre francese. Durante le riprese allora Afonso deci-de di visitare il luogo di nascita del padre, dove vive ancora una zia. Il regista e altri due attori lo accompagnano per fargli da interprete. Nel corso del viaggio, passando attraverso i luoghi della sua infanzia, Manoel evoca una serie di ricordi personali. Giunti al villaggio, incontrano la vecchia zia di Afonso, che si mostra fredda e sospettosa verso il nipote, del quale ignorava l’esistenza e che non parla la sua lingua. Quando si convince della parentela, i due si abbracciano e cominciano a ricordare il passato: la figura del padre, le difficoltà della vita quotidiana, i mutamenti portati dalla modernità. Afon-so quindi si reca a visitare la tomba dei nonni. Poi, a casa, davanti allo spec-chio recita nei panni di Pedro Macao, un personaggio la cui statua si trova sul ciglio di una strada. Una didascalia finale ricorda la vera storia di questo attore dal 1987 ad oggi.

Valutazione Pastorale

Ormai ultra ottantenne, Manoel De Oliveira continua tuttavia a perseguire un’idea di cinema rigoroso, povero ed essenziale, fatto di lunghe immagini fisse e di piani sequenze che inquadrano strade, campagne, spazi aperti, mentre voci fuori campo parlano e spiegano. Cinema difficile, antispettacolare e anticommerciale: per raccontare eventi comuni, una routine che si dipana adagio, una memoria da conservare. Film quasi irritante per la sua provocatoria banalità, per la pazienza che chiede nell’andare a raccogliere i temi importanti, l’incrocio di lingue e culture, la vecchiaia, l’identità individuale e di un popolo. Dal punto di vista pastorale, al di là di valutazioni di tipo linguistico e formale, si tratta di un film positivo, da accettare nella sua sostanziale semplicità. UTILIZZAZIONE: il film è di difficile utilizzazione in programmazione ordinaria. Più opportuno proporlo in contesti ristretti, per potere affrontare con più spazio sia la figura di De Oliveira sia i temi che il film suggerisce, anche ricordando che si tratta dell’ultimo lavoro interpretato da Marcello Mastroianni, qui nel ruolo del regista, che si vede affaticato e minato dalla malattia.

Le altre valutazioni

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