VOLESSE IL CIELO

Valutazione
Accettabile, poetico
Tematica
Famiglia, Solidarietà-Amore
Genere
Favola
Regia
Vincenzo Salemme
Durata
90'
Anno di uscita
2002
Nazionalità
Italia
Titolo Originale
/////
Distribuzione
Medusa Film
Musiche
Claudio Guidetti
Montaggio
Marco Spoletini

Orig.: Italia (2001) - Sogg. e scenegg.: Vincenzo Salemme - Fotogr.(Panoramica/a colori): Franco Di Giacomo - Mus.: Claudio Guidetti - Montagg.: Marco Spoletini - Dur.: 90' - Produz.: Vittorio Cecchi Gori per Fin.Ma.Vi spa.

Interpreti e ruoli

Vincenzo Salemme (lo sconosciuto), Maurizio Casagrande (ispettore Giuseppe Massa), Tosca d'Aquino (Chiara), Biancamaria Lelli (Lucia), Biagio Izzo (Bile), Armando Pugliese (Tiresia), Rocco Papaleo (commissario Antonio), Guia Jelo. (la barbona), Giulia Steigerwalt (la ragazzina), Flavio Bucci (l'uomo angelo)

Soggetto

Una giovane ragazza entra sighiozzando in una chiesa: chiede perdono a Dio e poi cade a terra priva di sensi. Durante un inseguimento, l'ispettore Massa sbatte con l'auto della polizia contro un cassonetto dei rifiuti da cui esce "lo sconosciuto", un uomo nudo, sulla quarantina che dice di non ricordare nulla del proprio passato. L'ispettore e sua moglie Lucia, che non possono avere figli, si prendono cura dell'ingenuo sconosciuto e si affezionano a lui. Nel frattempo "lo sconosciuto" si innamora della poliziotta Chiara che ha una relazione con il commissario Antonio. Dichiaratosi sotto la finestra della ragazza, "lo sconosciuto" finalmente può coronare il sogno d'amore con Chiara, ma all'improvviso un angelo interviene per rimettere in ordine le carte. Tutti gli attori del film infatti sono in realtà dei Santi, che hanno messo in scena la storia per convincere la ragazza dell'inizio a non abbandonare il figlio appena nato nel cassonetto. Grazie a loro, la ragazza lo riprende, lo porta all'altare e lo fa battezzare come Ciro, il nome del Santo che ha interpretato il ruolo dello sconosciuto.

Valutazione Pastorale

Si tratta del quarto film, come attore e regista, per l'attore comico napoletano Vincenzo Salemme. Accanto a lui recita un affiatato gruppo di attori, di provenienza cabarettistica, che dà vita alle tipiche figure teatrali partenopee. "In questo momento c'é un gran bisogno di favole" ha detto il regista. L'idea alla base del film è dunque quella di esprimere dei contenuti favolistici utilizzando un linguaggio semplice che unisca influenze del teatro e della televisione. Il risultato è una piacevole sceneggiata napoletana con un lieve ma preciso messaggio di speranza. Le diverse gag sono volte a trattare principalmente un argomento: l'importanza di assumersi le proprie responsabilità. Così l'ispettore decide di prendersi cura dello sconosciuto; il commissario e la poliziotta mettono fine alla loro relazione clandestina; la ragazzina capisce che è più giusto riprendersi il figlio. Col riso sulle labbra e con una recitazione volutamente sopra le righe, il film affronta, in modo garbato, il delicato problema dell'abbandono dei bambini, e sottolinea l'importanza che riveste il nome come elemento fondamentale per designare una persona: il tutto con una recitazione divertente che vuole essere non solo uno stimolo per ridere ma anche per riflettere. Pur giocando su alcuni luoghi comuni e su una fragile struttura da cabaret, il film si fa dunque portavoce di buoni ed encomiabili contenuti. Dal punto di vista pastorale, é da valutare come accettabile e poetico per il modo con cui affronta il messaggio di fondo. UTILIZZAZIONE: il film è da utilizzare in programmazione ordinaria, e da recuperare come fresco e simpatico passatempo in occasioni di svago.

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