I film in sala dal 2 ottobre 2014

venerdì 3 Ottobre 2014
Un articolo di: Redazione

 

Grande offerta di cinema italiano per il fine settimana. Escono infatti in sala dal 2 ottobre 2014 ben quattro titoli italiani, appartenenti a generi diversi: Perez. di Edoardo De Angelis, Take Five di Guido Lombardi, Fratelli unici di Alessio Maria Federici e La trattativa di Sabina Guzzanti.

Passato fuori concorso alla 71. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica della Biennale di Venezia (2014), Perez., opera seconda di Edoardo De Angelis (Mozzarella Stories), è la storia di un avvocato napoletano (Luca Zingaretti) che trovandosi a dover difendere un camorrista, accetta un compromesso pur di salvare la figlia (Simona Tabasco) innamorata di un criminale (Marco D’Amore). Nel solco del cinema noir, il regista colloca la vicenda nel Centro Direzionale di Napoli, luogo emblematico di un progetto sociale caduto nell’abbandono. In un’ambientazione dunque livida, senza apparente speranza, si snoda il dilemma morale del protagonista. Assenti retorica e inutili estremismi, il copione corre con la giusta freddezza. La consapevolezza di essere persone umane e di vivere come lupi nella giungla crea una non recuperabile propensione all’autodistruzione. Dal punto di vista pastorale, il film è da valutare come complesso, e nell’insieme realistico.

Noir stemperato però dalla commedia, dalla farsa, è Take Five, altra opera seconda come Perez. di un regista, Guido Lombardi, impostosi all’attenzione alla Mostra di Venezia del 2011 con Là-bas – Educazione criminale, Leone del futuro-Premio Venezia Opera Prima “Luigi De Laurentiis”. Ancora Napoli a fare da sfondo a una vicenda criminale, il tentativo di rapina di cinque balordi, che in un primo momento sembrano richiamare i protagonisti del film I soliti ignoti (1958) di Mario Monicelli. Si ride poco, però, perché l’atmosfera vira rapidamente verso il dramma. Il crimine non paga mai. Lombardi realizza un’opera originale e ben diretta, nonostante qualche piccola incertezza. Dal punto di vista pastorale l’opera è certamente complessa e problematica, anche per la presenza di alcune sequenze crude. 

Commedia invece gradevole e brillante è Fratelli unici di Alessio Maria Federici (Lezioni di cioccolato 2, Stai lontana da me), con Raoul Bova e Luca Argentero. Due fratelli quarantenni, da sempre in contrasto tra di loro, si trovano a riscoprire il senso del legame familiare in seguito a un incidente, la perdita della memoria di uno dei due (Bova). Nella grande commedia degli anni ’50/’60 si teneva viva la dialettica tra gli opposti. Qui, al contrario, anche nei momenti di rabbia, l’approccio dei protagonisti gioca al ribasso, va nella direzione di smussare contrasti e divisioni, sceglie la strada della riconciliazione. Il film tocca più i contorni della favola che quelli del vero, della quotidianità. Dal punto di vista pastorale, è da valutare come consigliabile e nell’insieme del tutto semplice. 

Ultimo film italiano, passato a Venezia 71 è La trattativa documentario d’inchiesta diretto da Sabina Guzzanti (Viva Zapatero!, Draquila), che affronta la spinosa questione della presunta trattativa Stato-mafia. La regista mette in campo una notevole mole di documentazione per supportare l’inchiesta, che si giova anche di un linguaggio teatrale con gli attori che ricoprono più ruoli. Il limite dell’opera è quello probabilmente di un approccio e di uno sguardo condizionato da una tesi.

Due proposte nel segno del romanticismo: il raffinato film francese Una promessa di Patrice Leconte e Medianeras. Innamorarsi a Buenos Aires di Gustavo Taretto. Passato fuori concorso a Venezia 70, il film di Leconte è tratto dal racconto Il viaggio nel passato di Stefan Zweig (ed. Ibis, coll. Minimalia) e propone la storia di un impossibile amore tra una donna sposata (Rebecca Hall) e un giovane ingegnere (Richard Madden) dipendente del ricco coniuge (Alan Rickman), sullo sfondo della Prima guerra mondiale. Dal punto di vista pastorale, il film è da valutare come consigliabile e nell’insieme problematico e adatto per dibattiti. Medianeras, invece, opera prima del regista Taretto e passata al Festival di Berlino nel 2011, è un originale racconto di un amore giovanile ambientato nella dispersione di una grande metropoli.

Da Hollywood arrivano tre film: l’animazione Boxtrolls – Scatole magiche di Graham Annable, Anthony Stacchi, l’action fantasy Sin City – Una donna per cui uccidere di Frank Miller e Robert Rodriguez e l’horror Annabelle di John R. Leonetti. Tratta dal romanzo Arrivano I Mostri di Alan Snow (Ed. Mondadori), l’animazione Boxtrolls si discosta dalle convenzionali produzioni Disney-Pixar o Dreamworks. Il copione, molto elaborato e forse allungato oltre il necessario, imbocca la strada della favola in modo diretto e non la lascia fino al momento in cui viene tagliato il traguardo del lieto fine. La trama non appare nuovissima, certo innovativa è la messa in scena, un’animazione pastellata e insolita con precisi riferimenti cromatici e pittorici all’epoca vittoriana. Dal punto di vista pastorale, il film è da valutare come consigliabile e decisamente brillante. Sin City – Una donna per cui uccidere si pone l’obiettivo di ripetere il successo del primo Sin City (2005); va detto che i registi Miller e Rodriguez sono bravi a disegnare un perfetto incrocio tra cinema, fumetto, Marvel e dintorni. L’immagine affascina e le scelte narrative entrano nel visionario. Il gioco però vira sul ripetitivo, e dopo la prima ora si rischia il calo d’attenzione. La forte commistione delle forme espressive offre il fianco a qualche riflessione: cercare di capire perché questa violenza esasperata trova consenso nelle fasce giovanili, laddove internet e i social media hanno sostituito il fumetto classico. Dal punto di vista pastorale è da valutare come complesso e certamente violento. Chiusura nel segno dell’horror con Annabelle, prequel del film The conjuring – L’evocazione (2013). Il regista John R. Leonetti orchestra una vicenda nella quale la paura è tanto misteriosa quanto autentica e tangibile, costruendo alcuni passaggi di imprevisto, palpabile realismo. Dal punto di vista pastorale, il film è da valutare come complesso e segnato da qualche superficialità (il male, accennato in modo alquanto didascalico).


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