Punto Cnvf-Sir: Nel segno del giallo con “Assassinio sul Nilo” e la rom-com “Marry Me”

venerdì 11 Febbraio 2022
Un articolo di: Sergio Perugini

Bentornato Hercule Poirot! L’acuto investigatore uscito dalla penna della regina del giallo Agatha Christie torna per una nuova avventura cinematografica di e con Kenneth Branagh, “Assassinio sul Nilo” (“Death on the Nile”). Cast all star a cominciare da Gal Gadot, Annette Bening, Tom Bateman e Armie Hammer. Dal 10 febbraio è inoltre al cinema la commedia romantica “Marry Me. Sposami” diretta da Kat Coiro con Jennifer Lopez e Owen Wilson. Il punto Cnvf-Sir sulle uscite della settimana.

“Assassinio sul Nilo” (al cinema)
Se nel mondo dell’editoria gli anni Duemila sono la stagione del giallo di matrice scandinava, è da registrare però come la solida tradizione britannica continui a tutt’oggi a raccogliere i suoi frutti. Oltre al modello narrativo di Arthur Conan Doyle con il suo intramontabile Sherlock Holmes, nato sul finire dell’800 – che non smette di mietere successi tra romanzi, adattamenti cinematografici e televisivi (Benedict Cumberbatch!) –, non possiamo di certo dimenticare il contributo di Agatha Christie, che nel XX secolo ha creato le iconiche figure di Hercule Poirot e Miss Marple, anche loro più volte incoronati tra cinema e Tv.
Ultimo in ordine di tempo è “Assassinio sul Nilo” (“Death on the Nile”), libero – e forse un pizzico troppo – adattamento dell’omonimo romanzo della Christie del 1937, diretto e interpretato con non poca classe da Kenneth Branagh. L’autore britannico, che ha appena incassato ben 7 candidature ai Premi Oscar 2022 per l’altro suo film della stagione “Belfast”, ritrova il personaggio di Hercule Poirot dopo il successo di “Assassinio sull’Orient Express” da lui diretto e interpretato nel 2017.
Branagh con “Assassinio sul Nilo” mette in scena un racconto che fonde le atmosfere del giallo con le sfumature sentimentali più brucianti e disperate. Una vicenda che si snoda in una delle cornici paesaggistiche più suggestive, le piramidi d’Egitto e il viaggio in battello sul Nilo. La storia: Hercule Poirot partecipa a una vacanza sul Nilo al seguito di un’influente coppia di neo sposi, Linnet Ridgeway Doyle (Gal Gadot) e Simon Doyle (Armie Hammer); con loro altri ospiti, amici e conoscenti. Si aggiunge all’ultimo anche Jacqueline de Bellefort (Emma Mackey), ormai ex amica di Linnet nonché precedente amore di Simon. E a bordo sono subito scintille e tensioni che culminano con strane sparizioni e omicidi…
La dinamica del racconto è senza dubbio una delle componenti centrali nel giallo “Assassinio sul Nilo”, una costruzione sempre ben congegnata dalla maestria di Agatha Christie, ma forse non l’elemento più originale (i romanzi infatti sono ben noti, almeno per uno spettatore adulto). A fare la differenza nella riuscita dell’opera è la regia e l’interpretazione di Kenneth Branagh. L’autore è anzitutto un regista che sa come usare la macchina da presa, con uno stile dinamico e innovativo, ma anche profondamente fedele alle regole del cinema classico. Ci sono una pulizia visiva e una fluidità narrativa molto evidenti, come pure un voler marcare passaggi del racconto attraverso proprie personalizzazioni (tutte molto valide, ma a tratti quasi didascaliche).
L’aspetto che forse colpisce ancor di più del suo lavoro è la caratterizzazione di Hercule Poirot. L’investigatore di origine belga ma inglese di adozione ci viene raccontato non solo per le sue doti intellettive, la finezza del pensiero e della sua ironia, ma anche per la sua dimensione umana. E forse qui sta la vera novità, segno anche del tempo in cui viviamo: non un eroe inappuntabile e senza traballamenti. Al contrario, sofferente e pudico nel rapportarsi alla dimensione affettiva. Assistiamo, ad esempio, nel suggestivo flashback in bianco e nero che apre il film, al passato di Poirot nella Grande guerra, tra le trincee, dove viene sfigurato in volto (cicatrice coperta poi dai suoi inconfondibili baffi) e perde l’amore della sua vita. Nel corso della narrazione, poi, il Poirot di Kenneth Branagh procede per logica e deduzione, ma scopre inoltre il fianco dal punto di vista emotivo e sentimentale. Segno che le narrazioni cinematografiche attuali ci vogliono dire qualcosa in più: abbiamo bisogno di eroi sì solidi, granitici, ma anche permeabili alle emozioni; eroi che amano, che sanno amare, con un passato di ricordi e persino di irrisolti, aspetti che permettono di radicarli nell’umanità più comune. È stato così anche per il riuscito James Bond di Daniel Craig, soprattutto nell’ultimo capitolo “No Time to Die” (2021).
Nel complesso “Assassinio sul Nilo” è un film suggestivo, affascinante, capace di agganciare lo spettatore per la tensione narrativa del crime ma anche per la trascinante performance di attori di primo piano. Dal punto di vista pastorale “Assassinio sul Nilo” è di certo consigliabile e problematico.

“Marry Me. Sposami” (al cinema)
Tra “Notting Hill” (1999) e “Love Actually” (2003), anche se la produzione indica tra i modelli di riferimento persino “Vacanze Romane” (1953). Parliamo della commedia romantica (rom-com) “Marry Me. Sposami” diretta da Kat Coiro e cucita perfettamente sul talento canoro-recitativo di Jennifer Lopez, che aderisce al progetto anche in veste di produttrice. Prendendo le mosse dalla graphic novel di Bobby Crosby, “Marry Me. Sposami” ci racconta l’amore (im)possibile nell’America dei nostri giorni tra una superstar internazionale della musica e un professore di matematica delle “scuole medie”.
La storia: Stati Uniti oggi, la cantante pop Kat Valdez (J.Lo), si sta per esibire in concerto con il fidanzato Bastian (Maluma), altra celebrità della musica. Insieme presenteranno la nuova hit “Marry Me”, scambiandosi anche le promesse di matrimonio. Sul palco Kat scopre però il tradimento di Bastian e, sconvolta, decide di sposare su due piedi una persona del pubblico. La donna d’istinto sceglie Charlie Gilbert (Owen Wilson), professore di matematica divorziato, trascinato al concentro dalla figlia preadolescente Lou (Chloe Coleman). Sorpresa, stupore, spaesamento. Ha inizio così tra i due una relazione tra alti e bassi, in cerca di una possibile verità di coppia nel turbinio dei social media, che amplificano e complicano la comunicazione. In campo c’è anche il rovescio della medaglia della celebrità.
Non sono pochi i riferimenti a “Notting Hill”, anche se “Marry Me. Sposami” è giocato Oltreoceano e non nella suggestiva cartolina di Londra. A ben vedere, nel film statunitense lo sfondo urbano non è il punto nodale, anzi è quasi inesistente. Occupa il centro dell’opera la performance di Jennifer Lopez, la sua capacità di coniugare recitazione e interpretazione musicale (9 sono i brani originali del film). La Lopez ha all’attivo ben oltre 30 titoli tra film e serie Tv, dei quali si ricordano soprattutto le riuscite commedie romantiche: “Prima o poi mi sposo” (2001), “Un amore a 5 stelle” (2002), “Shall We Dance?” (2004) e “Quel mostro di suocera” (2005). In tale binario narrativo J.Lo riesce a mettere in campo sfumature sentimentali e comiche particolarmente valide, credibili e accattivanti.
Altra particolarità di “Marry Me. Sposami” è quella di un film non solo virato sulle sfumature del sentimento – perfetta l’uscita pianificata dalla Universal per san Valentino –, ma anche sulle sue corde familiari: nel racconto vengono messi a tema il rapporto genitore-figlio, insegnante-allievo, sottolineando l’importanza di credere in se stessi, di superare le proprie fragilità ed errori, arrivando a rapportarsi all’orizzonte con piena fiducia. Insomma, un “feel-good movie” adatto per coppie e famiglie con bambini preadolescenti. E poco importa se a volte le dosi di zucchero appaiono un po’ eccessive, ogni tanto serve anche uno sguardo che si sappia tingere di rosa o di turchese. Dal punto di vista pastorale “Marry Me. Sposami” è consigliabile, brillante e per dibattiti.

 

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