ROMAFF15: Al via la 15a edizione della Festa del Cinema. Apertura con il cartoon “Soul”. In cartellone i doc “Time” e “The Jump”

giovedì 15 Ottobre 2020
Un articolo di: Sergio Perugini

Nonostante l’acquazzone di primo mattino e le incertezze per il dilagare del Covid-19, alla fine su il sipario sulla 15a Festa del Cinema di Roma (15-25 ottobre 2020, Auditorium Parco della Musica), sotto la direzione artistica di Antonio Monda e la presidenza di Laura Delli Colli. L’inaugurazione della Festival viene affidata quest’anno al cartone Disney-Pixar “Soul” firmato da Pete Docter e con le voci di Jamie Foxx e Tina Fey. Il regista due volte premio Oscar per “Up” e “Inside Out” riceve anche il riconoscimento alla carriera, protagonista inoltre del primo confronto nella sezione “Incontri ravvicinati on-air”. Sempre in cartellone nella giornata di oggi, nella selezione ufficiale, i documentari “Time” dello statunitense Garett Bradley e “The Jump” della lituana Giedrè Zickytè. Ecco il punto insieme alla Commissione nazionale valutazione film CEI e l’Agenzia SIR.

“Soul”
Pete Docter è un regista-sceneggiatore statunitense classe 1968, che ha realizzato sempre prodotti d’animazione innovativi, dalla straordinaria potenza visiva, ma anche dalla non poca complessità tematico-narrativa. Suoi sono i film “Monsters & Co” (2001), “Up” (2009) e “Inside Out” (2015), nonché la sceneggiatura dei primi due “Toy Story”, tutti targati Disney-Pixar. Alla Festa del Cinema di Roma si presenta con un progetto cui lavora da oltre vent’anni, “Soul”, animazione che si confronta con l’esistenza oltre la morte. Per intenderci, siamo dalle parti di commedie hollywoodiane come “Il paradiso può attendere” (1978) di e con Warren Beatty, “Uno strano caso” (1989) di Emile Ardolino, “Prossima fermata: paradiso” (1991) di Albert Brooks oppure “4 fantasmi per un sogno” (1993) di Ron Underwood. Insomma, un taglio di commedia brillante e dalle non poche ricadute di senso.
“Soul” ci racconta la storia di un pianista Jazz Joe Gardner (Jamie Foxx), che si divide di giorno tra le aule di scuola come insegnante di musica e di notte facendo audizioni per esibirsi nei locali di New York. Felice per aver ottenuto finalmente l’ingaggio della vita, un giorno cade per distrazione in un tombino e finisce rovinosamente in coma. Cambio di scenario, e vediamo l’anima di Joe piombare nell’Ante-Mondo, un non-luogo che precede l’Aldilà dove in realtà nascono e si strutturano le nuove anime accompagnate da speciali “consulenti” che fanno da mentori (ad esempio Abraham Lincoln o Madre Teresa di Calcutta). Joe è scambiato per uno di questi, chiamato quindi ad affiancare il viaggio verso la Terra di “22” (Tina Fey), una giovane anima irrequieta. Joe però vuole tornare lui stesso sulla Terra, in vita, perché avverte un irrisolto, che ha ancora qualcosa da concludere…
Chiariamo subito che non si tratta di un cartoon per piccolissimi. La componente visiva di “Soul” è senza dubbio godibilissima e adatta a ogni fascia di età; a livello tematico, però, l’animazione mette in campo riflessioni dense, dai contorni importanti ed educativi, tali da richiedere l’accompagnamento di un genitore o di un adulto. Si parla infatti della morte, dell’Aldilà – in questo la Disney è stata “furba” a soffermarsi su questo ipotetico Ante-Mondo senza dover tratteggiare la visione della vita ultraterrena, senza prediligere il respiro di alcuna religione –, ma soprattutto si parla della vita e del suo senso. “Soul” alla fine si traduce in un suggestivo e poetico inno alla buona vita, ad abbracciarla nella sua interezza e con spirito di condivisione; un’esistenza terrena da esprimere non come delle isole, concentrati su passioni-interessi escludenti oppure ossessionanti, bensì da assaporare nella bellezza dell’incontro con l’altro. Coinvolgente, simpatico, con una vibrante componente musicale Jazz e dai suggestivi scorci di New York di notevole realismo, il cartoon “Soul” è da valutare dal punto di vista pastorale come consigliabile, poetico ed adatto per dibattiti.

“Time”
Al Sundance Film Festival 2020 Garrett Bradley ha ottenuto il premio per la miglior regia nella sezione documentario con il suo film “Time” – a breve disponibile sulla piattaforma Prime Video di Amazon – che racconta l’attivista afroamericana Sibil Fox Richardson e la sua battaglia per la liberazione del marito Robert G. Richardson, condannato alla pena di 60 anni per un furto. La contesa ventennale di Sibil, nota anche come Fox Rich, è tesa ad accendere uno faro sulla disparità di trattamento nel sistema della giustizia americana, sui diritti dei detenuti e delle loro famiglie, con un’attenzione particolare verso la popolazione afroamericana. Unendo filmati privati, frammenti di video amatoriali nel corso di vent’anni di matrimonio, e testimonianze attuali, seguiamo Sibil e i suoi sei figli combattere per riabbracciare l’amato Rob. Non c’è alcuno sconto verso il reato commesso, che i protagonisti rimarcano come un errore dovuto alla povertà e disperazione in gioventù, ma il regista Bradley mette a tema la riflessione sulle procedure giudiziarie statunitensi, facendo della figura di Sibil voce del racconto e insieme grido di protesta, una protesta comunque composta e resiliente. Tutto girato in bianco e nero, il documentario è senza dubbio affascinante e coinvolgente, sbilanciato più sulle corde emotive, sulle dinamiche del tessuto familiare, anziché sui fatti giudiziari. Dal punto di vista pastorale il film “Time” è consigliabile, problematico e adatto per dibattiti.

“The Jump”
La quarantenne regista lituana Giedrė Žickytė realizza il documentario “The Jump” (“Lēciens”), che ci riporta negli anni della Guerra fredda, nella polarizzazione tra Stati Uniti-Occidente e blocco sovietico. Siamo all’inizio degli anni ’70 e due motovedette opposte si incrociano nell’Atlantico per accordarsi sui diritti per l’attività della pesca. Nell’iter un marinaio lituano salta sulle acque gelide per approdare sulla nave americana, nella disperata ricerca di accoglienza e asilo. È l’inizio di una contesa diplomatica.
“Denota non poca originalità – dichiara Massimo Giraldi, presidente della Commissione nazionale valutazione film CEI – il film ‘The Jump’, sia per la trattazione della vicenda storica sia per la modalità di racconto adottata. Infatti oscilla tra l’accuratezza dell’inchiesta giornalistica e l’intrigante meccanismo da spy story. Il documentario si snoda su una sceneggiatura solida che interseca non solo il conflitto tra i due poli internazionali, ma a ben vedere offre anche degli interessanti affondi sulla storia americana, in particolare sulla presidenza di Richard Nixon e di Gerald Ford. L’autrice Žickytė è brava a mantenere la narrazione in equilibrio tra più punti di osservazione, senza parteggiare. Ne esce un ritratto veritiero e attendibile, contrassegnato da una robusta messa in scena”.
“La genialità del film – aggiunge Eliana Ariola, membro della Cnvf – risiede proprio nella soluzione narrativa adottata dalla regista, lo stile da docufilm, alternando pagine del passato e del presente; il documentario alterna filmati d’epoca e testimonianze attuali, tra cui quella del politico a stelle e strisce Henry Kissinger. Sebbene l’incipit dell’opera possa risultare lento all’aggancio spettatoriale, il racconto trova progressivamente una notevole tensione narrativa che finisce con l’incuriosire e interessare lo spettatore”. Dal punto di vista pastorale “The Jump” è da valutare come consigliabile, problematico e adatto per dibattiti.

Articolo disponibile anche su Agenzia SIR

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