Scheda n.4: Fuocoammare

giovedì 23 Febbraio 2017
Un articolo di: Redazione

 51. GIORNATA MONDIALE DELLE COMUNICAZIONI SOCIALI

Ufficio Nazionale per le Comunicazioni Sociali CEI 

Commissione Nazionale Valutazione Film CEI

 

«Per quanti fuggono da guerre e persecuzioni terribili, spesso intrappolati nelle spire di organizzazioni criminali senza scrupoli, occorre aprire canali umanitari accessibili e sicuri. Un’accoglienza responsabile e dignitosa di questi nostri fratelli e sorelle comincia dalla loro prima sistemazione in spazi adeguati e decorosi» (Francesco, Discorso ai partecipanti al Forum internazionale “migrazioni e pace”, 21 febbraio 2017). È l’invito che papa Francesco rivolge alla comunità tutta, una esortazione a prendersi cura del prossimo in cerca di rifugio e speranza. Il Papa chiede ai leader politici, alle istituzioni e a tutti noi di impegnarci per “accogliere, proteggere, promuovere e integrare” l’altro. 

Su questo tema si sviluppa la quarta proposta cinematografica dell’Ufficio Nazionale per le Comunicazioni Sociali e della Commissione Nazionale Valutazione Film CEI, per approfondire il tema della 51a Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali. Il film indicato è Fuocoammare (2016) di Gianfranco Rosi, che racconta le esistenze degli isolani di Lampedusa e gli esuli in cerca di riparo sulle coste italiane. Il film parteciperà alla cerimonia degli Oscar 2017, la notte del 26 febbraio, concorrendo nella categoria miglior film documentario.


Lampedusa crocevia di umanità

Il 2016 è stato l’anno di Fuocoammare di Gianfranco Rosi, film che si è imposto al 66. Festival Internazionale del Film di Berlino, dove ha ottenuto il massimo riconoscimento, l’Orso d’oro. In quell’occasione Meryl Streep, Presidente della Giuria internazionale del Festival, aveva detto a Rosi: «Questo film può vincere l’Oscar. Farò di tutto perché sia portato negli Usa». La vittoria all’Oscar di Fuocoammare non significherebbe solo un riconoscimento per la bravura del regista, per la sua capacità di saper catturare il vissuto sociale e le sue problematicità – talento emerso anche nel 2013 con Sacro GRA, viaggio nelle periferie di Roma –, ma soprattutto consentirebbe di portare alla ribalta internazionale la difficile situazione del Mediterraneo, i flussi migratori, il grande lavoro umanitario che ha luogo a Lampedusa.

Dopo Sacro GRA, Rosi ha accettato di occuparsi per conto di Istituto Luce-Cinecittà e Rai Cinema del racconto della popolazione lampedusana, con l’intento di offrire uno sguardo differente, positivo, dell’isola, tenendosi lontano dalla cronaca degli sbarchi. Ma lavorando a Lampedusa, il regista ha compreso che era doveroso offrire un contributo diverso: rendere sì giustizia alle esistenze dei lampedusani, ma anche raccontare il loro costante stato di emergenza per gli sbarchi di profughi dall’Africa e dal Medio Oriente. 

Rosi ci presenta storie di famiglie – l’adolescente Samuele – e insieme il volto della sofferenza dei migranti, visto attraverso il medico Pietro Bartolo. Fuocoammare rimarca il ruolo di avamposto umanitario ricoperto da Lampedusa, così come da Lesbo, in un’Europa incerta nel prendere decisioni e nell’offrire accoglienza. Quello di Rosi è un film dal grande valore civile, una esortazione a superare le barriere dei pregiudizi a favore di un’accoglienza universale. 

Lo stile narrativo del film è asciutto, senza sbavature emotive; il regista permette allo spettatore di calarsi nella realtà dell’isola, cogliendone la dimensione socio-culturale, ma anche il forte profilo umanitario. Lampedusa è terra di preghiera, di sorrisi, di lacrime ma principalmente di accoglienza e di speranza. Come ha ricordato papa Francesco, al termine della sua omelia per la visita all’isola l’8 luglio del 2013: «voglio ringraziare una volta in più voi, lampedusani, per l’esempio di amore, per l’esempio di carità, per l’esempio di accoglienza che ci state dando, che avete dato e che ancora ci date. […] Lampedusa è un faro. Che questo esempio sia faro in tutto il mondo, perché abbiano il coraggio di accogliere quelli che cercano una vita migliore. Grazie per la vostra testimonianza. E voglio anche ringraziare la vostra tenerezza».

 

Valutazione Pastorale Commissione Nazionale Valutazione Film 

Mostra di Venezia 2013, la giuria presieduta da Bernardo Bertolucci premia con il Leone d’Oro Gianfranco Rosi, E’ una data che segna un prima e un dopo nel rapporto tra cinema e immagini. Il film premiato è Sacro GRA, un documentario, un’operazione nella quale la macchina da presa indaga il reale e le sue contraddizioni. Sembra un azzardo, ma per Rosi è l’inizio di un dialogo più che fervido con la ‘vita’ e il ‘mondo’. Va a Lampedusa, Rosi, vi si ferma più di un anno, elabora una conoscenza che diventa materiale da far crescere, su cui costruire sensazioni, immaginazioni, fare alternative di vero. Fuocoammare è ciò che ripete una signora anziana a Samuele, ricordando il tempo del dopoguerra. “Si sparava, c’era il fuoco sul mare”. E una canzone parte e si spande attraverso l’etere, annunciata da un generoso speaker, che porta aiuto e soccorso ai marinai al largo. Per molto tempo, l’isola è testimone muta di fatti e avvenimenti. Uomini e persone sono osservati in una quotidianità modesta e spicciola. C’aria di tempo andato, di atmosfere difficili da cogliere, poi all’improvviso arrivano le cure mediche di affrontare, l’occhio pigro che fa i capricci, il medico che visita il bambino con pazienza, metodo, passione. Poi arrivano anche i ‘migranti’, che abitano i barconi in ogni spazio possibile, anche quelli terribili sotto il livello del mare, dove l’aria è irrespirabile e le reazioni diventano negazione di libertà. Uomini, donne, bambini, ma se questi sono uomini, allora gli altri cosa sono? Si prega, si piange, si alza lo sguardo in alto. Laddove il mondo è vasto e insieme stretto, piccolo. Non si vede la fine, non si tocca con mano la realtà delle cose: finché qualcuno si apre e si ricorda di essere vicino a quella che chiamano umanità. Stringersi intorno a un mare tanto bello quanto minaccioso, fotografare cose, persone, parole, far parlare il silenzio, dire meno cose possibili. Così il documento diventa testimone muto per noi e per la nostra sottrazione di senso. Eppure Samuele, che ha 12 anni, crescerà in quei luoghi. E noi lo aiuteremo. O forse lui aiuterà noi a migliorare. Con il cinema del futuro, che guarderà a fondo le cose e ne lascerà andare i percorsi più impervi. Il cinema del ‘vero’, quello che cerca la verità e spacca la realtà fino all’invisibile. Dal punto di vista pastorale, il film è da valutare come consigliabile, problematico e da affidare a dibattiti.

 

Per informazioni: www.cnvf.it | cnvf@chiesacattolica.it


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